Milena Mancini la strepitosa moglie di Vinicio Marchioni torna al cinema e convince tutti

Milena Mancini è brava, anzi bravissima, e coraggiosa. Perché ha scelto di prendersi quattro anni (non mezzo mese, come le colleghe) di maternità. E poi è tornata con un film – scommessa, che vi conquisterà

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Milena Mancini, moglie di Vinicio Marchioni, ci stregherà tutti: nel film La terra dell’abbastanza, nelle sale dal 7 giugno, è una giovane madre, volitiva e verace, in lotta continua con la sofferenza. Il suo sguardo vacuo ci inchioderà al divano, costringendo a domandarci che fine avesse fatto, per tutto questo tempo, Mancini. L’attrice è stata infatti a lungo lontana da piccolo e grande schermo. La ragione? Ferie per maternità. Ha avuto due figli, uno dietro l’altro, e si è presa una pausa dal lavoro, ma mica il mesetto scarso che si concedono di solito le attrici. No: lei si è fermata per ben quattro anni. Una scelta coraggiosa, di questi tempi…

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È stato complicato ricominciare?
Non è mai semplice: la vita di un’attrice è sempre complessa, quasi un’eterna incognita. Quando sei giovane, ti senti ripetere che i responsabili casting cercano ruoli adulti, e quando finalmente sei diventata grande ti spiegano che oggi il mercato ha fame di volti giovani. Comunque, quando ho deciso di fermarmi per stare vicina ai miei figli, non mi sono presa esattamente una pausa: è stato, più che altro, un momento di studio.

In che senso?
Crescere i figli è stato un momento importante anche per la mia carriera, perché ho potuto studiare, leggere libri (spazio dagli Harmony ai saggi!), documentarmi. Per esempio, proprio durante la maternità mi sono permessa di fare la ricerca iconografica per i vestiti dello spettacolo Uno zio Vanja che ho firmato insieme a Concetta Iannelli, assistente del vincitore del David di Donatello Massimo Cantini Parrini.

Oltre che attrice, è anche una costumista, dunque?
No, assolutamente: mi sono permessa di lavorare ai costumi dello spettacolo, mettendoci peraltro quattro anni, ma è stato decisivo il lavoro di Iannelli, che ha avvallato con la sua professionalità le mie intuizioni. Sicuramente però questo mondo non è mi è estraneo: mia madre era una sarta e fin da quando ero giovane adoravo comprare capi vintage per poi rimodellarmeli su misura.

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Quanto è importante il look nella resa del personaggio?
È decisivo, così come il trucco e parrucco. Ne La terra dell’abbastanza, per esempio, sono stata truccata in modo da appesantire i miei tratti somatici: il mio personaggio è segnata dalla sofferenza, ogni ruga corrisponde a un dolore.

Ancora prima della violenza, è la sofferenza il tema centrale de La terra dell’abbastanza. Qual è il suo rapporto con il dolore?
Penso che sia indispensabile per la propria crescita personale. Quando attraverso un periodo buio mi faccio forza, ricordando a me stessa che esiste un equilibrio nella vita: a tanto dolore corrispondono sempre altrettanti gioie future.

Crede che la sofferenza sia il vero unico grande motore che ci spinge a evolvere?
Purtroppo sì. D'altronde la stessa nascita è un evento doloroso: siamo strappati al grembo materno, dove per nove mesi siamo stati al caldo, nutrendoci e respirando in simbiosi con la mamma. Talvolta penso che l’essere umano tende a cercare proprio quelle condizioni che lo riportano a quel dolore primario, ossia la nascita.

La terra dell’abbastanza è ambientato a Tor Bella Monaca. Attorno alle periferie romane si è creata una vera e propria poetica cinematografica: qual è la forza di questi luoghi?
Riescono a esprimere, meglio di altri, la verità delle persone che ci vivono. Non voglio generalizzare ma talvolta è più difficile, per chi riceve un’educazione borghese, essere in contatto con le proprie emozioni. Nelle borgate hai invece meno filtri, meno sovrastrutture. Forse, anche meno alibi. Dai del tu alla vita, la prendi di petto, non vivi mai in ambienti ovattati.

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Lei e suo marito Vinicio Marchioni non esitate a lavorare insieme: sul set, ma anche in radio dove ogni lunedì conducete Pomodori verdi fritti. Nessuna ansia da soffocamento?
No, il lavoro è lavoro e ha altre dinamiche rispetto alla vita privata e sentimentale. Inoltre, nel corso della giornata, mi prendo sempre i miei spazi: dei momenti solo miei, dove dipingo o ascolto musica, che è ben diversa da quella che piace a Vinicio! (ride, ndr). Tra noi non c’è alcuna competizione. Peraltro viviamo il mestiere in modo diverso: lui è più meticoloso, scrivano. Io no: mi faccio il film in testa. Diciamo che io sono più aria, lui è più terra.

Nessuna gelosia nemmeno verso le partner che condividono il set con suo marito?
Se ci sono la fiducia e il rispetto, la gelosia è solo una grande perdita di tempo.

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Vivete dunque in perfetta armonia.
Vinicio e io abbiamo anche un personal trainer che ci cambia la dieta in base ai personaggi che interpretiamo. Per Il contagio, Vinicio ha mangiato per sei mesi riso integrale… e io con lui!

Non poteva sottrarsi?
Avendo già due figli, non potevo certo fare il quarto piatto differente. Poi, però, ogni tanto compensavo con delle schifezze ad hoc. Non sono perfetta e non è un caso se non esiste una santa con il mio nome in calendario! (ride, ndr)

Alcuni anni fa aveva dichiarato che se sta così bene con Vinicio è perché tra voi c’è molto dialogo e fate dell’ottimo sesso. Conferma che è così ancora adesso, che è madre di due figli?
Confermo, confermo.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
A teatro uscirà la seconda parte di Uno zia Vanja, mentre al cinema mi vedrete in un piccolo ruolo nel film Ride di e con Valerio Mastrandea. Per ora non ho impegni televisivi ma continua la mia avventura radiofonica, ogni lunedì con Pomodori verdi fritti.

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