Imparare a cogliere l'attimo e la meraviglia da un maestro come Henri Cartier-Bresson (in mostra per tutta l'estate)

Il momento decisivo di Henri Cartier-Bresson? Un ottimo approccio alla fotografia e alla vita

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Place de l'Europe, Gare Saint Lazare, Paris, 1932 © Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos

La vita corre veloce e noi con lei. Per stare al passo o provare a spiccare il volo come quest'uomo, fotografato da Henri Cartier-Bresson dietro la stazione ferroviaria Saint-Lazare di Parigi. Un capolavoro di composizione e di quel momento decisivo che lo ha reso uno dei fotografi più celebri e stupefacenti del XX secolo. L'attento osservatore di paesaggi e trame del 900, capace di strappare al tempo la meraviglia che sorprende il quotidiano e insegnare ad altri a cogliere l'agognato attimo fuggente (o almeno a provarci). Per professionisti e profani resta un vero maestro del carpe diem e c'è sempre una mostra a provarlo. Ben due al momento in Italia. Henri Cartier-Bresson Fotografo alla Mole Vanvitelliana di Ancona, fino al 17 giugno 2018. Henri Cartier-Bresson. Landscapes/Paysage al Forte di Bard, dal 17 giugno al 21 ottobre 2018 (in buona compagnia di Henri Matisse).



Entrambe le mostre sono organizzate in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi e Magnum Photos. La celebre agenzia che Cartier-Bresson ha fondato nel 1947, con Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert, insieme alle basi del fotogiornalismo, della street photography e rivoluzionato la fotografia moderna. Trovando il tempo per fare la resistenza, studiare pittura, lavorare nel cinema con Jean Renoir, disegnare e avvicinarsi al surrealismo. Come riportato da Henri Cartier-Bresson e dalla grande retrospettiva curata di Clément Chéroux: "Ho sempre avuto la passione per la pittura. Da bambino, la facevo il giovedì e la domenica, ma la sognavo tutti gli altri giorni".

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Ad animare ogni viaggio espositivo è l'indiscutibile talento del francese che ha fatto della fotografia il suo stile di vita, in (quasi) tutto il mondo. Rendendo i 35 mm della sua Leica il prolungamento dello sguardo, mettendo sulla stessa linea la testa, l'occhio, il cuore. Una prospettiva ben condensata nelle pagine del volume L'immaginario dal vero (Abscondita, 2005)."Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge. In quell'istante, la cattura dell'immagine si rivela un grande piacere fisico. Fotografare è mettere sulla stessa linea la testa, l'occhio, il cuore. Per me fotografare è un modo di capire che non differisce dalle altre forme di espressione visuale. E' un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità, è un modo di vivere".

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La rassegna Henri Cartier-Bresson Fotografo, curata in origine dall'editore e amico Robert Delpir, arriva alla Mole Vanvitelliana di Ancona con la curatela di Denis Curti. La selezione di 140 scatti già raccolta da un libro omonimo, si immerge nel suo mondo, saltando dagli eventi che hanno fatto la storia al funerale di Gandhi. Dedicando una particolare attenzione agli abbracci di amanti esausti in Romana, i sorrisi delle prostitute di Città del Messico, i ritratti di Alberto Giacometti. Con una spiccata sensibilità per le meraviglie del quotidiano (riflesse anche nelle pozzanghere dietro la stazione di da Gare Saint Lazare).

Brie, France, 1968
© Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos

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Henri Cartier-Bresson. Landscapes/Paysage curata da Andréa Holzherr, arricchisce la stagione espositiva estiva del Forte di Bard, con 105 immagini in bianco e nero. Fotografie selezionate personalmente dall’autore tra quelle dedicate al paesaggio, plasmato dalla natura e dall'uomo. Dove scorre il fiume e la vita, lungo i viali dalla campagna francese e dentro i vicoli di Manhattan. Le fotografie, scattate tra gli anni Trenta e Novanta, viaggiano dall'Europa all'America, passando per l'Asia.

L'appuntamento al Forte di Bard si svolgerà quasi contemporaneamente alla mostra inedita di Henri Matisse, altro grande artista del XX secolo che nel 1952 ha realizzato la copertina del primo libro di Cartier-Bresson, quel The Decisive Moment, destinato a diventare sintesi del suo approccio alla fotografia e alla vita.

Il viaggio con Henri Cartier-Bresson, definito «l’occhio del secolo» è ancora lungo, così come il suo modo di rapportarsi al reale ha ancora molto da insegnare a tutti noi e non solo sull'arte di cogliere l'attimo.

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