«Vivere felici è vivere nascosti» incontro con Carey Mulligan a Cannes 2018

Moglie (sul set) di Jake Gyllenhall, volto della discrezione assoluta nel privato, l'attrice inglese si racconta.

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«Vivere felici è vivere nascosti» a parlare è una delle attrici maggiormente di talento della sua generazione, Carey Mulligan, l’indimenticabile Daisy de Il grande Gatsby, sofisticata e autoironica bellezza del cinema inglese, diventata negli anni un punto di riferimento per il cinema internazionale. La conferma arriva dal Festival di Cannes 2018, dove Carey è sbarcata qualche giorno fa per presentare l’opera prima di Paul Dano, Wildlife, interpretando la moglie di Jake Gyllenhall, mette in scena perfettamente la crisi di coppia e famigliare.

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L’occasione però di incontrarla è stata la serie di appuntamenti, Women in Motion, organizzato nella cornice dell’Hotel Majestic, nell’ambito dell’iniziativa Kering, dove volti importanti, da Salma Hayek a Susan Sarandon, si sono alternati in passato per discutere in maniera importante e aperta sul ruolo delle donne, oggi, e pensando al futuro.

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Cosa ne pensa riguardo a ciò che sta accadendo in termini di movimenti e prese di posizione?
Partiamo da lontano, già negli anni ’50 / ‘60, i vincoli per le donne erano già forti, purtroppo lo sono sempre. Ma è vero, molto sta cambiando, stiamo andando nella giusta direzione, è assurdo, però, quanta strada ancora si debba percorrere per raggiungere la parità salariale. Penso alle giovani attrici, devono aver il coraggio di sentirsi protagoniste in questo momento.

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Ha mai sperimentato qualche forma di “sessismo” nei suoi confronti?

Su qualche set sembrava che non esistessi, mi vedevo quasi tagliata fuori dalle conversazioni importanti. C’è stato un momento in cui sentivo che la mia voce non contava tanto quanto quella degli uomini.

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Lei sta anche producendo una pellicola su Kate Webb, corrispondente durante la Guerra in Vietnam. Quanto è importante trovare storie come queste da raccontare?
Girando Suffragette abbiamo anticipato il culmine di tutto ciò che sta accadendo ora, avevamo quasi due anni di anticipo, direi che è fondamentale. Nei ruoli cerco sempre ritratti reali di donne.

Discreta e molto restia a parlare in pubblico, è una sua forma di timidezza?
In parte, calcare i red carpet è utile, però non mi diverto, guardi credo di essere tutto fuorché memorabile (ride, ndr). Poi non penso di essere così riconoscibile!

Ama riguardarsi almeno sullo schermo?
Pensi che non ho mai voluto vedere la versione finale di Drive. Un giorno ci ho provato in aereo, ma quando una hostess mi è passata vicino, ho preferito interrompere, sembrava troppo strano, forse è meglio lasciarlo come un ricordo tra i più incredibili. Nel 2009 poi, dopo aver girato An Education (per cui ricevette la nomination all’Oscar, ndr), ricordo di aver chiamato mia madre dicendo quanto sembrassi terribile, a volte mi trovo davvero noiosa, dimentico quanta fortuna c’è nel poter fare questo lavoro.

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