A Cannes 2018 Jasmine Trinca e Ginevra Elkann guidano la rivoluzione delle donne del cinema

In un clima entusiasta e grintoso, le italiane di Dissenso Comune si sono confrontate con le “sorelle maggiori” di Time'sUp e con i movimenti che uniscono produttrici, attrici e registe di tutto il mondo: la rivoluzione rosa è alle porte!

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«Facciamo la rivoluzione!». appena uscita dall'ospedale per assistere alla nascita della sua nipotina, la ministra francese della cultura Françoise Nyssen è stata accolta con un'ovazione, dopo l'appassionato discorso che ha aperto gli Stati generali dei movimenti internazionali delle donne del cinema riuniti al Festival di Cannes, in uno dei padiglioni più belli e grandi sulla spiaggia della Croisette. Sono trascorsi solo due giorni dopo l'arrembaggio sul red carpet delle 82 attrici (82 come le registe donne che hanno partecipato ai Festival di Cannes nella sua lunga storia, contro i 1.672 registi maschi) che, guidate dalla presidente della Giuria Cate Blanchett, hanno marciato sulla Montée des marches in nome di uguali diritti nel mondo del cinema.

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Ginevra Elkann sfila sul red carpet insieme alle donne del cinema.
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«Quel red carpet, pieno di donne strette le une alle altre, è stato una specie di film, una visione sul futuro destinata a ispirare tutte le altre donne nel mondo. Chiedo a tutti, femmine e maschi, di prendersi la propria responsabilità: perché la parte più dura e difficile deve ancora venire». In un clima entusiasta e grintoso, le italiane di Dissenso Comune (sul palco c'erano Jasmine Trinca e Ginevra Elkann) si sono confrontate con le “sorelle maggiori” di Time'sUp e con i movimenti che uniscono produttrici, attrici, agenti e registe francesi, inglesi, greche e spagnole su un'agenda comune di obiettivi e buone pratiche per ottenere equità di trattamento e salariale, per definire codici etici che garantiscano ambienti di lavoro trasparenti e sicuri.

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Jasmine Trinca con l’attrice francese Celine Sallette.
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«Per noi italiane», ha rincarato la dose Jasmine Trinca, applauditisima, «la posta è ancora più alta: veniamo da decenni di machismo al potere, la nostra è una vera e propria rivoluzione culturale, per ribaltare cliché e pregiudizi e mettere le donne in condizione di essere ascoltate, oltre che di poter lavorare al riparo da ricatti e pregiudizi».

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