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Pokemon Go: più che un gioco, una mania

Sembrava un videogioco per smartphone basato su realtà aumentata e geolocalizzazione, è diventato un'ossessione di massa

Pokemon Go è il gioco per smartphone che sfrutta realtà aumentata e la geolocalizzazione, e in poco tempo è diventato mania collettiva in tutto il mondo.
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Pokémon GO è un gioco per smartphone della Niantic uscito in Italia lo scorso 15 luglio. Ma anche una mania che coglie i più insospettabili.

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Domenica di luglio: che caldo fa. Sono sdraiata al buio, determinata a rimanere immobile. «Vado a prenderti un gelato?», si offre mio marito. Che gentile, ma non preoccuparti: andiamo dopo il tramonto. «È finita la carta igienica», insiste, «faccio un salto all'Esselunga?». Guarda che muori, penso, e c'è ancora un rotolo nel bagno piccolo. «Si è svegliata la bambina», annuncia infine, «La porto al parco». Spalanco gli occhi: c'è qualcosa di innaturale in tutta questa vivacità.

Sento il portone sbattere, mi precipito alla finestra – oddio, la luce! – e lo vedo ergersi sul marciapiede arroventato: con una mano tiene il passeggino (al suo interno, una bambina già paonazza), con l'altra il telefono ad altezza occhi. Procede sicuro, come un segugio che ha annusato il suo tartufo. Intorno a lui, altri esemplari da punta: maschi e femmine, vecchi e giovani. Hanno il telefono in una mano, nell'altra la scusa con cui sono usciti a quest'ora (cani, neonati, mazzi di fiori, casse d'acqua) e in testa un unico obiettivo: catch' em all. Acchiapparli tutti.

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Ve li ricordate i Pokémon? Erano quei pupazzetti, orrendi nella deliziosa maniera giapponese, inventati a metà degli anni Novanta per essere catturati in un giochino del Game Boy, e poi tracimati al cinema, in tv, sui fumetti e altra cartoleria. Se avete frequentato un minorenne negli ultimi vent'anni, ne avete visto uno. Se siete stati minorenni negli ultimi vent'anni, ne conoscete per nome almeno cinque.

Adesso Pokémon GO è un gioco per smartphone uscito il 6 luglio negli Stati Uniti, e progressivamente nel resto del mondo, che ha frantumato qualunque record di vendita e diffusione. Il principio è sempre lo stesso: bisogna acchiappare mostriciattoli. Solo che, per farlo, si sfruttano le tecnologie di geolocalizzazione – John Hanke, il CEO di Niantic, è un veterano delle mappe di Google – e di realtà aumentata.

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Nella pratica: sullo schermo del telefonino, sovraimpressi alla realtà circostante, compaiono Pokémon di ogni colore e misura. Con precisi gesti delle dita bisogna combatterli, catturarli, allenarli e farli evolvere. Insomma: collezionarli. Non si vince niente, e nel frattempo naturalmente si cedono dati e informazioni – ma che cos'è la privacy, quando in cambio ti danno Vaporeon?

Intanto mio marito è tornato. «Ce ne hai uno sul tavolo», mi informa. Che schifo. E il gelato? L'ha lasciato su una panchina. «Devo uscire a ricomprarlo?» Sì, grazie. Ma la bambina, per sicurezza, stavolta rimane a casa con me.

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