Intervista a Luca Guadagnino, l'unico regista italiano candidato a 4 Oscar per il film Chiamami col tuo nome

Naturalezza, delicatezza, libertà: queste le parole d'ordine del regista di Chiamami col tuo nome nel rappresentare il sentimento che nasce tra i due protagonisti del film. E se farà scandalo...

Luca Guadagnino intervista
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Sono pochi i registi italiani che possono vantare la considerazione internazionale di Luca Guadagnino. Lui non ha problemi ad ammettere che con il cinema italiano ha poco a che fare. "Non sono la persona più adatta a rispondere a domande in proposito, perché non faccio film italiani" Vero solo in parte, perché Chiamami col tuo nome deve molto a uno dei cineasti più amati dal regista palermitano, Bernardo Bertolucci, e a Luchino Visconti, che tanto aveva influenzato Io sono l'amore, suo primo grande successo cosmopolita. Ottimi esempi da seguire, che hanno contribuito a portare questo piccolo gioiello a fare incetta di premi e di candidature illustri ai Golden globes e agli Oscar 2018 (dove ha ottenuto 4 nomination). E pensare che quasi non lo voleva girare.

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Il regista Luca Guadagnino, 46 anni.
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Com'è nato Chiamami col tuo nome?

Da una sceneggiatura di James Ivory, su cui abbiamo lavorato insieme mentre giravo A bigger splash. Credo che la scrittura sia stata fortemente influenzata da Ralph Fiennes che saltava e correva per il set come un satiro gaudente. Inizialmente avrei dovuto produrre il film, diretto da James, sarebbe stato un onore per me. Ma non è stato possibile.

E così la palla è passata a lei.

Non ero convinto, avevo già raccontato troppe storie di persone che si godono l'estate. Ma avevo amato molto il romanzo di André Aciman, era difficile rifiutare. Così ho iniziato a ragionare sul film insieme al mio montatore Walter Fasano, perché un film si riscrive sempre al montaggio, per capire se poteva venire fuori quello che avevo in testa.

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La cosa più sorprendente di Chiamami col tuo nome è la delicatezza con cui esplode la storia d'amore.

Nel romanzo sono i ricordi di Elio a parlare, nel film abbiamo narrato tutto in terza persona. L'aspetto più importante è stato riuscire a restare sempre al fianco dei due protagonisti (fra cui il giovane Timothée Chalamet, candidato all'Oscar come Miglior attore protagonista, ndr) deludendo le più classiche aspettative cinematografiche. Non c'è un terzo lato del triangolo, per esempio, perché volevo che questo amore sbocciasse naturalmente, come accade nella vita reale.

Timothée Chalamet in una scena di Chiamami col tuo nome.

E senza essere giudicato.

Era un elemento molto importante per me, il fatto che la famiglia di Elio non ostacolasse ciò che accadeva sotto i loro occhi. È un approccio molto personale che viene da una canzone dei Prefab Sprout, All the world loves lovers. Sono cresciuto ascoltando quella canzone.

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Luca Guadagnino con i protagonisti di Chiamami col tuo nome: da sinistra, Armie Hammer e Timothée Chalamet.
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Non teme di avere per le mani un film "scomodo"?

Francamente no, mentre giravo pensavo ai grandi film scandalo del passato, come Je vous salue, Marie di Jean-Luc Godard, o L'ultima tentazione di Cristo. Alla fine tutti ne parlavano e anche per questo sono stati dei grandi successi.

Una delle cose più emozionanti del film è la splendida colonna sonora di Sufjan Stevens.

Come per tutte le cose belle che mi sono successe, per esempio l'incontro con Tilda Swinton (un'amicizia che dura da trent'anni, ndr), è stato facile. L'ho chiamato, lui ha risposto e ha accettato. Le canzoni di Sufjan sono il contrappunto emotivo di Elio, dall'inizio alla fine della storia. E credo lo siano anche per lo spettatore.

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