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Madri & figlie: il rapporto di oggi è lo stesso di ieri

Volete sapere una cosa? Non siete migliori delle vostre madri. Se non ci credete chiedetelo alle vostre figlie

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Mettetevi comode e preparate l'indignazione, iniziamo l'anno con una tesi che non vi piacerà: non siete affatto madri migliori di quelle che avete avuto. Anzi. Dico a te, amica che, con la didascalia «il dramma della maternità», hai condiviso la tua foto mentre, in una gelida mattina festiva, porti a pattinare tua figlia. Tua madre – ma pure la mia – non ci pensava minimamente, a sacrificarsi per il tuo intrattenimento. Semmai eri tu, a dover prendere freddo per accompagnare lei da qualche parte. Eppure tua figlia avrà lo stesso ciclo vitale che hai avuto tu: a 15 anni ti detesterà, a 20 ti userà come bancomat, a 40 sbufferà perché deve venire a trovarti ogni tanto.

Dico a te, ex compagna di scuola che ti agiti ogni volta che un qualunque giornale titola "bullismo" (parola ormai utilizzata appena un bambino fa una pernacchia a un altro bambino), e commenti sdegnata le schermate di WhatsApp sequestrate da un preside zelante: in cui, nientemeno, i bambini si insultano dandosi dei ciccioni. Dico a te: ma tu ti ricordi cosa ci dicevamo e facevamo noi, alla loro età? Magari quel minimo di anticorpi alle difficoltà della vita, e quel minimissimo di carattere che abbiamo, sono il risultato di un'infanzia in cui non siamo state trattate come cristalleria, in cui nessuno correva a proteggerci dalle risse coi coetanei.

Non siete madri più attente: siete solo in posa. Se non vi ammirano gli zigomi su Instagram, che almeno notino le vostre doti di madre. Siete determinate a sentirvi indispensabili e a vincere il premio di «madre presente», da usare come copertura per i risultati non raggiunti: avreste potuto vincere il Nobel per la fisica, non foste state impegnate a tutelarli dai soprusi della mensa scolastica.

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Da grandi, i figli delle mie amiche arricchiranno analisti: quella che racconterà «Mi toccava pattinare al gelo, così la mamma poteva rinfacciare alla nonna d'essere una madre migliore di lei»; quello la cui madre ora pretende di ripetere l'aoristo insieme la sera («Mamma voleva fare i compiti con me: ci mettevo il doppio, ma mica potevo farla sentire inutile»). Assieme a loro, la figlia di quella che a novembre s'è inventata un attentato per non farla uscire: dirà al dottore che l'invadenza della madre la rese zimbello dell'Italia intera, e lui penserà che esageri.

Vi sento: «Tu non hai figli, che puoi saperne?». Vi svelo un segreto: siamo stati tutti figli. Mica serve essere genitori, per provare una vaga empatia con quei poveri bambini cui fate credere che le addizioni a due cifre siano un'impresa eroica. Da grandi, saranno pappemolle non allenate alle avversità; proprio come vostra madre, borbotterete che non capite cos'abbiano da lagnarsi, con tutto quel che avete fatto per loro.

Foto: Getty

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