Le donne e la difficile arte di chiedere l'aumento di stipendio

È folle l'idea che i soldi non vadano chiesti, che una multinazionale debba darteli perché-tu-vali, anzi insistere un po' perché tu ti ritrai

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Rawpixel.com on Unsplash

«È folle l'idea che i soldi non vadano chiesti, che una multinazionale debba darteli perché-tu-vali, anzi insistere un po'» Molto tempo fa, scrivevo per un giornale che non pagava quanto avrebbe dovuto. Ci lamentavamo tutti (i collaboratori dei giornali passano più tempo a lamentarsi dei giornali che a lavorare), finché un giorno un'amica - che come me conosceva il direttore da una vita - mi disse: «Dovresti dirgli di pagarci di più». Non mi sembrò strano che volesse usarmi come agente; nelle amicizie ognuna ha il suo ruolo: io ero quella che ululava improperi, lei quella che sbatteva gli occhioni. Poi la questione delle donne non abbastanza pagate è diventata parte della narrazione del mondo dello spettacolo, perdendo d'efficacia: in un universo in cui ci sono, appunto, gli agenti, cioè persone pagate per farti pagare meglio, lamentarsi di venire, da attrice, pagata meno dell'attore coprotagonista sembra lunare.

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Tutto questo parlarne ha avuto però il merito d'evidenziare un dettaglio folle: l'idea che i soldi non vadano chiesti, che una multinazionale debba decidere di darteli perché-tu-vali, anzi forse debba anche insistere mentre tu ti ritrai, vezzosa, lontana da questioni volgari quali sono quelle di danaro. Quando si è saputo che Michelle Williams era stata pagata un millesimo di Mark Wahlberg per rigirare alcune scene di Tutti i soldi del mondo, tutti si sono concentrati sull'esosità di lui; nessuno sulla poca saggezza di lei, che aveva detto «Lo faccio anche gratis»: se non vuoi essere pagata per lavorare, perché dovrei insistere? Sono forse il tuo tutore?

Michelle Williams.
Getty Images

Di recente Ellen Pompeo ha raccontato il rinnovo del suo contratto, dopo 14 anni in cui il suo personaggio non solo è stato protagonista di Grey's anatomy, ma ha addirittura dato il titolo alla serie. Ha deciso che voleva più soldi, e ha agito di conseguenza; è andata dai capi della rete televisiva e ha fatto presente che Grey's è lei: o le davano molti più soldi, o facevano senza di lei (glieli hanno dati). È stata lei stessa che ha messo le didascalie, casomai non capissimo: per quanto non ci sembri aggraziato e femminile e seduttivo, dobbiamo imparare a chiedere.

Ellen Pompeo.
Getty Images

Non lo facciamo mai, e loro se ne approfittano sapendo quanto ci viene innaturale - a quasi tutte, mica solo alla mia amica che avrebbe preferito fossi io a chiedere, così il maschio in capo avrebbe potuto continuare a pensare che lei era una donna amabile e io un'avida. Poco tempo fa, collaboravo a un progetto editoriale. Un giorno la donna che lo coordinava cambia lavoro, e a sostituirla arriva un uomo. Il quale decide che i collaboratori di quel progetto saranno pagati meno della metà di prima; e che, siccome si sa che le donne non fanno mai storie sui soldi, non serva neanche avvisare.

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Quando è arrivato il primo bonifico dimezzato, ho fatto presente che doveva esserci un errore. Il nuovo responsabile mi ha risposto con la sufficienza di chi sa che hai le tette: mica insisterai su una volgare questione di soldi, mica vorrai sembrare poco femminile. 
Non ho insistito; mi sono limitata a smettere di mandargli il lavoro. A quel punto mi è arrivata una sua mail offesa: come potevo comportarmi così, essere così inaffidabile, allora doveva riconsiderare la mia collaborazione. Cioè: io avevo smesso di mandargli il lavoro, e lui mi stava lasciando. Forse, quando noi impareremo a chiedere soldi, loro impareranno a capire quando li hai già lasciati tu.

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