Femminicidio in Italia: le leggi ci sono, ma l'applicazione fa acqua e le donne sono sole

Nel nostro Paese ogni 2 giorni una donna viene uccisa: non è più un fatto privato morire per mano di un uomo, è il fallimento della politica e dello Stato che non sono in grado di proteggere le proprie cittadine.

Femminicidio in Italia
Daniel Garcia on Unsplash

Finalmente la chiamano emergenza sociale. Come gli sbarchi dei migranti sulle nostre coste. L'impennata dei nuovi poveri. La disoccupazione giovanile. La denatalità. Eppure nessuno, in questa lunga e travagliata campagna elettorale, dove si è giocato a chi la sparava più grossa, lanciando promesse mirabolanti su tasse, pensioni, sgravi fiscali, occupazione, ne ha minimamente fatto cenno nel proprio programma.Una donna viene uccisa ogni due giorni nel nostro Paese. Secondo un'indagine congiunta dell'Istat con il ministero della Giustizia, negli ultimi cinque anni sono stati registrati 774 casi di femminicidio: la media è di 150 vittime l'anno.

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Le donne non denunciano gli abusi: ecco la risposta facile e scontata

Non è più un fatto privato morire per mano di un uomo, è il fallimento della politica e dello Stato che non sono in grado di proteggere le proprie cittadine. Molte di loro potevano essere salvate. Le leggi ci sono, è l'applicazione che a volte fa acqua. A ottobre del 2013 il Senato ha approvato un decreto legge che riconosce alla violenza contro le donne la dignità di violazione dei diritti umani e di discriminazione, con conseguente inasprimento delle pene e delle misure cautelari. Tra le novità, l'arresto in flagranza obbligatorio in caso di violenza domestica e stalking, più l'allontanamento da casa e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa per l'aggressore, con possibilità di monitorarlo con un braccialetto elettronico. E allora perché dal 2013 a oggi la mattanza non si placa? Perché le donne non denunciano. Ecco la risposta facile e scontata con cui la responsabilità di questa strage infinita rimbalza come un boomerang dagli autori alle vittime. È come quando si dice che non si fanno più figli perché i giovani aspettano troppo o non li vogliono.

Le prime richieste d'aiuto troppo spesso vengono ignorate o minimizzate

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Facciamo un passo indietro, andiamo al perché precedente. Ed ecco il motivo vero: mancano le condizioni. Per metter su famiglia. Per salvarsi davvero. Molti centri antiviolenza stanno chiudendo per mancanza di fondi, ma soprattutto le prime richieste d'aiuto troppo spesso vengono ignorate o minimizzate. Un giorno, in questura, dov'ero andata a denunciare lo smarrimento del mio portafoglio, mi ritrovai ad ascoltare mio malgrado il racconto dettagliato dell'aggressione subita da una giovane donna sudamericana. Senza nessun rispetto per la privacy - le scrivanie dei due funzionari erano vicine - l'appuntato batteva pigramente sui tasti il resoconto dell'accaduto. Nessuna parola di conforto, nessuna empatia e doverosa attenzione per quella storia di botte e sopruso. Mi sono chiesta come sia finita, se sia riuscita a liberarsi dal suo carnefice quella ragazza spaventata o se, sentendosi abbandonata, abbia finito per combattere da sola la sua battaglia contro il mostro.

C'è una cultura che porta a giustificare il marito geloso impreparato alla separazione

C'è chi si salva e chi no. Antonietta Gargiulo aveva fatto un esposto il 7 settembre contro il marito fuori controllo, che la picchiava terrorizzando le bambine. Un esposto perché a denunciarlo rischiava di fargli perdere il posto. L'indagine interna disposta dall'Arma, con tanto di controllo psicologico, lo aveva trovato "idoneo al servizio". Invece ha sparato tre colpi alla moglie e ucciso nel sonno le bambine. Si poteva evitare? Sì. Questo è quello che fa rabbia. È l'impotenza delle vittime. È la roulette russa che ti porta a incontrare la persona capace di cogliere la gravità della situazione e tirartene fuori o quella che sottovaluta il problema. Per leggerezza, ignoranza, cultura. La cultura che porta a giustificare il marito geloso impreparato alla separazione e che lo assolve, a danno compiuto, col facile alibi dell'impulso omicida. Chi mai poteva immaginare... Quando i segnali c'erano tutti. A ripassare la cronaca, si scoprirà che ogni omicidio ha sintomi di tragedia manifesti. Non si uccide spinti da un raptus ma da un'intenzione precisa. Il carabiniere Luigi Capasso ci ha pensato così bene da lasciare assegni ai parenti e, si sospetta, all'amante, prima di togliersi la vita e punire l'ex ammazzando le figlie. E questo è un altro lato della storia. Quello di un uomo così piccino da non trovare riparo al suo male neanche aggrappandosi al ruolo di padre.

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