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Perché il discorso di Oprah sulla rivincita delle donne dovrebbe farci riflettere

Dove sono le nostre donne? Chi parla in nome loro? Oprah Winfrey ha parlato di rivincita ai Golden globes 2018: ma non occorre la molestia sessuale, basta la rinuncia costante 
alle nostre ambizioni a renderci ancora "sesso debole"

Oprah Winfrey Golden globes 2018
Getty Images

Mentre ascoltavo il discorso di Oprah Winfrey (nella foto sopra, vestita di nero come molte attrici, contro le molestie sessuali) che infiammava la platea dei Golden globes 2018, un discorso di 9 minuti che parlava di rivincita e riscatto, di donne «abbastanza forti ed emancipate da far sentire la propria voce e condividere le loro storie personali», e di donne che «hanno sopportato anni di soprusi e violenze perché avevano bambini da mantenere e bollette da pagare», di eroine e di eroi di tutti i giorni, di speranze rinate e di orizzonti più luminosi, più tutte le altre belle frasi a effetto che sanno usare solo gli americani senza paura di risultare retorici e smielati, ho pensato: e noi?

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Dove sono le nostre donne? Chi parla in nome loro? Chi le incoraggia e le difende, assumendosi l'onore e l'onere di fare da role model, come dicono gli anglosassoni? Anche a costo di passare per retorica e smielata in un Paese che aborre i discorsi e le persone ad alto indice glicemico, perché ha maturato anticorpi su qualsiasi cosa, masticando e digerendo tutto: malcostume, corruzione, abusi di potere.

In America è nato Time's up, un passo ulteriore rispetto all'hashtag #metoo: raccoglie già 300 adesioni di donne importanti dello spettacolo ma non solo

Mentre a Hollywood e dintorni si continua a parlare degli epigoni e i postumi dello scandalo Weinstein (ultimo caso, James Franco), e cadono teste e si moltiplicano denunce, anche solo via Twitter, da noi tutto tace. I grandi accusati dormono sonni mediamente tranquilli, le vittime presunte si fanno da parte perché a esporsi troppo si rischia di passare per arriviste sgallettate. Che pure esisteranno, non ho dubbi, ma non abbastanza per giustificare il silenzio spaventato delle altre, le donne senza nome che sopportano e tacciono perché non si sentono rappresentate. Non hanno dalla loro alleate potenti pronte a fare rete, ma neppure un movimento d'opinione diffuso che le ascolti e le protegga. In America è nato Time's up, un passo ulteriore rispetto al semplice hashtag #metoo nato sull'onda di una rivolta comune: raccoglie più di 300 adesioni di importanti figure del mondo dello spettacolo, ma anche avvocatesse, intellettuali, professioniste. Non ha leader, ma un manifesto e un programma articolato in gruppi di lavoro che mira ad assicurare regole chiare antimolestie in tutti gli ambienti professionali, e un fondo di difesa che garantisce a tutte le donne, in ogni angolo del Paese, assistenza legale gratuita mediante una rete di esperti. Non si batte solo contro gli abusi ma contro ogni forma di discriminazione di genere.

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Perché non serve una molestia per sentirsi "sesso debole". Basta la rinuncia costante alle proprie ambizioni, la resa incondizionata a certe consuetudini che passano come "legge di natura". Nel mondo solo la metà delle donne partecipa alla forza lavoro, rispetto ai tre quarti della popolazione maschile. Gli ultimi dati dell'Ispettorato del lavoro in Italia ci dicono che 24.618 donne si sono licenziate nel 2016 per la difficoltà di occuparsi dei figli e di conciliare famiglia e lavoro. Donne che magari avevano sgobbato per realizzare i propri sogni, ma che al momento di scegliere hanno dovuto fare un passo indietro. Ragazze nate per fare grandi cose, rimaste arenate nel facile ripiego di una vita tranquilla, dicendosi che no, non è un sacrificio. Forse è davvero quello che vogliono. Forse non se lo sono davvero mai chieste.

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Tifo per tutte le donne che sfidano il tradizionale sistema di potere e fanno la storia: come Oprah, possibile candidata alla Casa Bianca

Anche un Paese all'apparenza evoluto è al contrario arretrato e maschilista quando dà per scontati condotte e valori che invece normali non sono per niente. Un Paese che tollera il gap salariale tra lui e lei a parità di mansioni, che privilegia gli uomini ai vertici, che classifica le sportive nella categoria dilettanti o che decide per le donne - sull'abbigliamento, sull'istruzione, sulla carriera, sui figli - facendo credere che siano loro a scegliere. Per questo tifo per le giovani iraniane che si levano il velo, non per opporsi al velo in sé, ma per rivendicare il diritto a disporre di sé, senza obblighi né divieti. Tifo per le nostre azzurre del calcio, prime del girone che le potrebbe portare ai mondiali, anche se la Rai non trasmette le loro partite. Tifo per tutte le donne che sfidano il tradizionale sistema di potere e fanno la storia. Come Katharine Graham, leggendaria editrice del Washington Post, che aprì la strada allo scandalo Watergate (interpretata ora al cinema da Meryl Streep). O come Oprah, che tutti oggi indicano come possibile futura candidata alla Casa Bianca. Di loro abbiamo parlato nel numero 2/2018 di Gioia!. Per dirvi che davvero il tempo è scaduto (Time's up): è ora di cambiare.

Scrivetemi all'indirizzo direttoregioia@hearst.it

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