Con il Natale è impossibile restare neutri: o si è lovers o si è haters

Il mondo si divide in due categorie, quelli che lo amano e quelli che lo odiano: i primi sono felici in modo contagioso, i secondi si chiudono in casa fingendo di essere ammalati! A me fa simpatia, ma sono un disastro con gli addobbi

Natale amore odio
Photo by Roberto Nickson on Unsplash

Il mondo si divide in due categorie: quelli che amano il Natale e quelli che lo odiano. Non esistono mezze misure: o si è lovers o si è haters. Perché il Natale si subisce o si infligge, dunque è impossibile restare neutri. I primi si accendono con le prime luminarie che compaiono nella via. Vanno pazzi per tutte le lucine: quelle dei locali e quelle dell'Ikea da mettere dietro i vetri, le strobo dei flagship store e le lampadine a intermittenza delle profumerie. I più fanatici se le mettono proprio addosso le lucine - lo so perché ho esemplari in redazione - come fossero alberi di Natale, e come fosse normale parlargli in veste di addobbo restando seri. A casa hanno abeti veri e immensi, palline acquistate in tutti i negozi del mondo, corone di aghi e pigne rigogliose appese alla porta dal primo dicembre, ricette infallibili di biscotti allo zenzero, tovaglie con ricami rosso +e oro per invitare gli amici a cena, cd con tutte le Christmas carols più famose cantate da Frank Sinatra e dai big più big del pop. Sono felici in modo contagioso e sanno sempre cosa regalare. Anzi per loro ci pensa Babbo Natale, a cui credono con fede incrollabile perché senza magia, scusate, ma che Natale è?

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Quelli che dicono: ci rivediamo all'Epifania

Poi ci sono quelli che vorrebbero scappare alle Hawaii da Sant'Ambrogio in giù. Sparire. Perché gli dà allergia tutto quello sperpero di esultanza gratuita e luccicanze senza diritto di astensione. Odiano i festoni di Natale, che giudicano puntualmente troppo miserelli o troppo trash, il traffico congestionato, i pony express, le file nei negozi, gli ingorghi al reparto gastronomia, le cene per farsi gli auguri, i vestiti delle feste, i pupazzi che si arrampicano sul balcone dei palazzi con la barba grigia di smog, gli stencil con le slitte, tutte le forme di Jingle bells in filodiffusione nei grandi magazzini, i pranzi infiniti, la messa di mezzanotte, il panettone coi canditi, lo spumante che adesso si chiama "bollicine", e i parenti, tutti, che di vederli che bisogno c'è? Se non possono fuggire alle Hawaii si chiudono in casa con stecca di salmone da due chili e qualche arretrato di serie tv. E fanno finta di essere morti o solo ammalati gravemente di una forma contagiosissima di gastroenterite con vomito, crampi e dissenteria. Di solito basta per essere abbandonati al proprio destino e dimenticati fino all'Epifania.

Poi la gioia si trasforma in una serie di incubi

Di quale gruppo faccio parte io? Primo, sezione cialtroneria. Perché il Natale mi fa simpatia e adoro la gentilezza anche in versione "stagionale" e quell'atmosfera di lieve allegria che si respira per le strade, il clima di attesa. Però sono un disastro con gli addobbi, non ho mai cucinato un volatile in vita mia in forma originale di volatile (in genere lo maneggio a crocchette) e arrivo trafelata al 20 dicembre senza aver fatto niente: auguri, regali, inviti a bicchierate e così via. Dunque la gioia si trasforma in una serie di incubi a catena. Tipo riesumare dalla cantina l'albero di Natale in pvc brutalizzato dal gatto l'anno prima, stirare le tovaglie della festa accartocciate in un mobile che non apro mai, lanciarmi in spese titaniche, fare e disfare valigie, impacchettare tutto in un'ora per poi domandarmi e questo per chi è?, nascondere i regali in buchi della casa che ormai non trovo più e imbottire la macchina come un cannolo prima di partire, imprecando contro marito, figlie, gatti e passanti, sapendo che non c'è niente di più brutto che arrivare alla vigilia "litigati".

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Il Natale più bello è stato quello di due anni fa, quando un febbrone da cavallo costrinse a letto tutta la famiglia 24 ore prima di mettersi in viaggio. Passammo giorni di beato ozio e scatolette spalmati sul divano a guardare film, scartocciare torroni, divorare pandori mentre si elaboravano strategie belliche per conquistare la Kamchatka (erano anni che non giocavo a Risiko così, con sessioni di ore). In fondo basta davvero poco per sentirsi felici. All'incubo regali quest'anno ci pensiamo noi, con una wish list divisa in sezioni. Voi pensate a godervi il Natale. Che sia sereno e senza pensieri. Nemmeno quello delle calorie. Soprattutto quello.

Scrivete a Maria Elena Viola, direttore di Gioia!: direttoregioia@hearst.it

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