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Milano Zucchero e Catrame: il potere dell'amore renderà possibile l'integrazione

Calcolando che già ad oggi il cognome più diffuso a Milano non è Brambilla, ma Hu e ormai iniziano a esserci generazioni di cinesi milanesi doc, credo che nel giro di pochissimo l'amore spazzerà via tutto e crollerà il loro schema economico perfetto. Potere dell'integrazione. Potere dei sentimenti.

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Canzone per leggere l'umore: China Girl di David Bowie.

Sono sempre stato curioso delle vite degli altri. A volte posso sembrare quasi invadente, ma non ci posso fare nulla. Sono le storie che mi rapiscono, le avventure passate, ma soprattutto le traiettorie e le coincidenze che l'hanno portato dove si trova adesso. E quindi, come se fossi un matto di quartiere, ci sono giorni dove non posso che fare domande. Una dietro l'altra. Fino allo sfinimento.

(Se mi incontrate: scappate!)

La mia ultima vittima è Lei Lei, ragazzo cinese, ma ormai super milanese, che per brevità si fa chiamare Lelè. Ha un ristorante di cucina italiana, L'angelo Azzurro in Via Battistotti Sassi. Al di là di come si mangia, bene, ma non è per questo che ve ne parlo: Lelè per me è stata una vera e propria scoperta.

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Da una semplice chiacchiera siamo arrivati al punto che era seduto con me al tavolo tra vino, una cotoletta e un prosciutto e melone. Il tutto condito da storie di vita.

È un lavoratore infaticabile, occhio sveglissimo, 26 anni, con 2 figli (un maschio e una femmina), una moglie, una famiglia, i genitori da mantenere.

Matteo Maffucci

«Adesso tocca a me pensare a tutti!», dice con molta serenità.

Adora le belle macchine, non ama il calcio, ma se deve proprio tifare per una squadra mi ha detto che il Milan è in cima alle sue preferenze.

Ma, onestamente, l'aspetto, o meglio il dettaglio, che mi ha colpito di più è il tipo di rapporto che ha con il denaro. Tutto ruota, senza vergogna, intorno a quello. La comunità cinese è un circolo chiuso, collegato, unito, e i soldi che guadagnano con il duro, durissimo lavoro, rimangono esclusivamente tra di loro. Si aiutano, si sostengono, condividono. Un'economia perfetta. Ma c'è un bug a cui Lelè non ha pensato e che, secondo me, potrebbe essere una trama di un film. Si sposano tra di loro, senza se e senza ma, a volte i matrimoni sono anche combinati dalle famiglie e per ogni figlia concessa in sposa, avviene una vera propria transazione. Lelè mi ha detto che la media è di 10.888 mila euro (l'otto nella cifra ci deve sempre essere: nella tradizione cinese è un numero fortunato). Sposandosi tra loro, in realtà questi soldi alla fine girano sempre nel loro mondo e non si disperdono. Da un punto di vista economico, trovo questo schema perfetto. Ma qual è il bug?

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L'amore. Vi spiego quello che penso. Calcolando che già ad oggi il cognome più diffuso a Milano non è Brambilla, ma Hu e ormai iniziano a esserci generazioni di cinesi milanesi doc. Credo che nel giro di pochissimo l'amore spazzerà via tutto e crollerà il loro schema perfetto. Potere dell'integrazione. Potere dei sentimenti.

Ho provato a dirlo a Lelè, ma mi ha guardato male e non credo che abbia colto la mia riflessione. Il cambiamento ci sarà, è inevitabile, ma ci vorrà tempo e senza alcun dubbio riusciranno a coglierne, come fanno sempre, tutti i benefici.

Nel frattempo, forza Lelè!

E andate a trovarlo.

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