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La priorità dell'estate? Capire che la prova costume non esiste

Nessuna donna deve entrare in un camerino per sapere come le sta un bikini: le sta nello stesso modo impietoso in cui le sta a casa sua

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Getty Images

Forse non ve n'eravate accorte,ma l'ultimo mese – quello in cui ogni messa in piega è stata devastata dal sudore entro dieci minuti dall'uscita dal parrucchiere, quello in cui abbiamo investito i risparmi messi da parte per i saldi di Prada in uno split dell'aria condizionata, quello in cui abbiamo giurato che mai più ci saremmo lamentate dell'inverno – ecco, quel mese lì era ancora primavera. Adesso però è ufficialmente estate. Magari siete state così intelligenti da prenotarvi una vacanza d'inizio stagione (ogni anno giuro che mi organizzerò per tempo un furbissimo viaggio a giugno: ogni anno arriva luglio e non ho neanche fatto il cambio degli armadi); magari siete così ricche da fare tre mesi di vacanza (io li facevo da piccola: rivoglio le estati della mia infanzia); magari siete così pianificatrici da pensare già a quei tre giorni scarsi che riuscirete a ritagliarvi ad agosto (eccomi, sono una di voi).

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Stabilire delle priorità è comunque importante. Io negli anni ne ho cristallizzate tre, e vorrei condividerle con voi. Coprirsi. Di protezione totale, per essere quella così sicura di sé da non aver bisogno di tornare abbronzata come un marinaio per dimostrare d'essere stata in barca; di cappelli a falda larga, per avere il fascino di una la cui vita è un'eterna merenda alle Dodici querce. Per essere quella che sa che due giorni di aspetto sano non valgono un mese di quell'orrendo color "abbronzatura che sbiadisce e fa le macchie", e che pensa in prospettiva: dietro ogni «Non li dimostri», c'è un «Non prendo il sole dal '92». Ma soprattutto perché, che vi piacciano o no i corpi degli altri (a me fanno schifo, una spiaggia piena di gente mezza nuda è la mia idea d'inferno), è ovvio che coprire il vostro ne aumenti il mistero e quindi il fascino. E qui veniamo alla seconda priorità: la prova costume non esiste. Nessuna adulta ha bisogno di andare nel camerino d'un negozio per sapere come le stia un bikini: le sta nello stesso impietoso modo in cui sta, nuda, nello specchio di casa. Non sarà la copertura di venti centimetri quadrati di carne che cambierà il risultato. Anzi, il sole non potrà che essere più impietoso delle luci di casa, che tutte abbiamo imparato a rendere soffuse quella volta che abbiamo visto Un tram che si chiama desiderio.

Qualche estate fa vidi una foto di Afef che faceva il bagno con, sopra il bikini, canotta e pantaloncini. Dopo aver pensato che è la donna più bella d'Italia, pensai che è anche generosa; stava dicendo al mondo che noialtre che non andiamo in giro in mutande da bagno, noialtre che abbiamo una collezione di magliette bianche con cui nuotare (certo che sto parlando di me), noi non siamo delle chiattone che s'imbarazzano a farsi vedere in due pezzi: siamo pudiche, e quindi molto sexy. Terza ma principale priorità: l'aria condizionata. Sì, tutto molto bello, il rudere in mezzo al niente in cui non prendono i cellulari, la vita selvatica, andare a dorso d'asino così non inquiniamo, alzarsi alle quattro per andare a pescare così mangiamo a chilometro zero, stare sugli scogli scomodissimi perché mica vorrai inquinare con una comoda barca a motore. Tutto bene, ma il mio ambientalismo ha un limite, e quel limite è che, se non mi climatizzate la camera da letto a 18 gradi, io torno in città. A dorso d'asino.

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