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Addio Ayse dal Cappuccio Rosso, guerriera contro l'avanzata nera del Califfato

Ayse Deniz Karacagil, 23 anni, combattente curda soprannominata Cappuccio Rosso nei fumetti di Zerocalcare sulla guerra siriana, è stata uccisa durante l'assalto a Raqqa

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Getty Images

Quando ancora l'Europa non conosceva le stragi dell'Isis nelle sue città, il terrore ai concerti, i tir assassini, i coltelli e la furia omicida degli uomini bomba ispirati dal califfo Al Baghdadi, una giovane donna combatteva per arrestare l'orrore jihadista.

Si chiamava Ayse Deniz Karacagil, ma per tutti era Aisha, o Cappuccio Rosso, come l'aveva soprannominata il geniale Zerocalcare nei suoi fumetti dalla guerra siriana, narrandone le gesta. In Europa non sapevamo nulla di lei perché il suo era un conflitto lontano. Non sto parlando di secoli fa, ma del 2014. Quando questa giovane e bella curda di 21 anni animava l'unica reale resistenza all'avanzata nera del califfato. Nell'estate di quell'anno Isis aveva conquistato grandi aree nel nord dell'Iraq e della Siria. Ma per il resto del mondo, quella era solo una faccenda tra musulmani.

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Per i curdi era diverso. E anche per le curde. Cappuccio Rosso – per via del berretto indossato per sfidare i barbuti – era di stanza a Kobane quando sono entrato, il 4 dicembre del 2014, in quella città siriana al confine con la Turchia. Quell'inverno si combatteva una battaglia decisiva: se Isis l'avesse espugnata, avrebbe potuto scrutare a occhio nudo dentro le case della Turchia, Paese della Nato. E avrebbe controllato una striscia di territorio lunga ben 400 chilometri. Da una parte gli uomini neri del califfo, dall'altra i curdi a difendere Kobane.

In prima linea, con gli stessi compiti degli uomini, c'erano Aisha e tanti giovani donne. Per quanto mi sforzi, non mi torna in mente Cappuccio Rosso. Forse l'avrò incrociata, mentre s'infilava fra le macerie di una casa nascondiglio col kalashnikov a tracolla. Altre ne ho incontrate. Tutte giovanissime, molte belle e incredibilmente curate e dignitose. Al contrario degli uomini, imbestialiti presto, trovavano il tempo di truccarsi gli occhi e acconciarsi i capelli dentro le trincee, vicino ai morti. Ed erano spesso loro a sfidare corpo a corpo i jihadisti, terrorizzati dall'essere uccisi da una donna e perdere l'ingresso al delirante paradiso dei martiri. Aisha e le altre. Alcune si sono uccise prima di cadere in mano nemica, oppure gettate sotto le ruote delle auto bomba per deviarne la corsa. Aisha e le altre, protagoniste di una rivoluzione femminista contro il fanatismo.

Oggi sappiamo che Cappuccio Rosso è morta nell'assalto a Raqqa, capitale del califfato. Uccisa da una sventagliata di mitra. Non è vero che in guerra i morti sono tutti uguali. Aisha e la sua sete di libertà restano per sempre a ricordarcelo.

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