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Milano Zucchero e Catrame, quando l'arte contemporanea ti fa dire «Wow!»

Mi ritengo un grandissimo appassionato, non un esperto, quello mai, ma ciò che ho visto all'Hangar Bicocca non mi ha lasciato indifferente

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Matteo Maffucci

Canzone per leggere l'umore: Free As a Bird , The Baetles.

Sono le dieci di mattina, c'è un tiepido sole che schiarisce tutto, non c'è una nuvola. Quando Milano regala giornate così, il buonumore vola in alto. Non c'è traffico, carico il mio amico Davide con il car sharing, e ci dirigiamo all'Hangar Bicocca (segnatevi questo indirizzo: via Chiese 2). Per chi non lo sapesse, è una fondazione no profit, nata dalla riconversione di uno stabilimento industriale - la Breda Elettromeccanica e Locomotive - in luogo dedicato alla produzione e promozione di arte contemporanea. Detta così, lo so, fa sbadigliare, ma ho delle buone sensazioni. Sarà una bella giornata.

Matteo Maffucci

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Di solito questi posti o conquistano subito o sono così pretenziosi - e quindi fastidiosi e respingenti - da far venire voglia di entrare e iniziare a cantare a squarciagola una canzone di Pippo Franco (mito!) solo per dare fastidio a tutte quelli che sono lì per fare gli esperti a tutti i costi, guardando e dubitando per poi sbuffare o gridare al miracolo. Li detesto!

Arrivato a destinazione, parcheggio in un attimo, e mi faccio immediatamente rapire dalla struttura. Mi piace.

Siamo in mezzo alla settimana, e con noi c'è solo un gruppo di cinquanta bambini che stanno andando via. Li vedo felici, non annoiati, il che promette bene. Non so che rapporto abbiate con l'arte, a me ha cambiato la vita. Mi ha dato un senso e un fine. Parlo di musica, ovviamente. E di tutto il resto.

Mi ritengo un grandissimo appassionato, non un esperto, quello mai, ma ciò che ho visto all'Hangar Bicocca non mi ha lasciato indifferente. In fin dei conti, l'arte contemporanea ha il compito di farti dire "Wow!". Vi sembrerà superficiale, ma alla fine tutto quello che si vede in certi posti torna indietro. Ed è in base a quello che ognuno di noi è che un quadro può emozionare o meno, non perché è super quotato o perché è all'interno di un catalogo super stiloso, ma solo se in qualche modo provoca una reazione emotiva forte (basta pippe mentali, please).

Detto questo, l'opera che mi ha completamente destabilizzato è stato il murales di OS GEMEOS: enorme, potente, immediato. Mai visto nulla di simile dal vivo. Un enorme vagone metropolitano (nel luogo dove un tempo si costruivano treni e locomotive) che corre verso… dove volete!

Matteo Maffucci

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Le installazioni e le opere di Laure Prouvost, poi, mi hanno tramortito così come I Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer, anzi diciamo che questi mi hanno lasciato a bocca aperta. È come se li avessi già visti, come se fossero già presenti nei miei ricordi ed è proprio questo il bello.

Matteo Maffucci

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Matteo Maffucci

Matteo Maffucci

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Matteo Maffucci

È il contesto che consegna "i super poteri" a tutto quanto, diventando arte.

Arte che si mischia con una mattinata qualunque. Bel lusso. Concedetevelo.

Maurizio Zorat
Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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