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Il senso di Donald Trump per le bionde

Da Kellyanne Conway, seconda donna più importante d'America e l'unica capace di gestire il capriccioso-in-chief, all'imprenditrice Linda Bean, fino a Monica Crowley, che doveva diventare portavoce del Consiglio di sicurezza

Getty Images

Il giorno dell'insediamento di Donald Trump, la donna che gli ha fatto vincere le elezioni ha compiuto cinquant'anni. Kellyanne Conway (nella foto d'apertura insieme a Trump) con ha quattro figli e l'allenamento coi mocciosi l'ha resa l'unica capace di gestire il capriccioso-in-chief: quando in tv le chiedono se ogni tanto non desidera che il capo la smetta di scrivere scemenze su Twitter, dice di no con l'enfasi delle madri cui i figli chiedono se quello nascosto nell'armadio sia l'idraulico. Da capo della campagna elettorale a consigliere del Presidente, l'ascesa della seconda bionda più potente d'America (la prima è Ivanka, naturalmente) passa per il suo personalissimo femminismo: «Se le donne vogliono essere prese sul serio sul lavoro, inizino a comportarsi con femminilità». Una chiara presa di posizione contro i tailleur pantalone della povera Hillary.

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Chissà cosa pensa Kellyanne di Caitlyn Jenner, una delle poche celebrità ad accettare l'invito al galà per l'insediamento, con tanto di battuta di spirito del portavoce: «Non so se balleranno: in caso, chi dei due condurrebbe le danze?». Poco prima dell'inizio del mandato trumpiano, il Daily Beast ha raccolto le sconsolate testimonianze di due rappresentanti dello staff uscente della Casa Bianca: spiegavano che loro aiuterebbero anche lo staff di Trump a capire come funziona, ma, appena finiscono di spiegare le cose a un nuovo assunto, quello è costretto a dimettersi. Monica Crowley, per esempio: doveva essere la portavoce del Consiglio di sicurezza finché non si è scoperto che, dalla sua tesi di dottorato al suo ultimo libro, aveva plagiato tutto.

Non è colpa di Trump: lui ci prova, ad aiutare le donne. Linda Bean, repubblicana, è una delle proprietarie dell'azienda di famiglia, L.L. Bean (fanno abbigliamento casual); gli antitrumpisti hanno suggerito un boicottaggio (sì, come facevano ai tempi con gli inserzionisti delle tv di Berlusconi: è incredibile quanto sia tutto uguale). Donald, generoso, ha twittato «Comprate L.L. Bean». Ma certo: è un'azienda americana. La cui proprietaria ha donato 60.000 dollari alla sua campagna.

L'imprenditrice Linda Bean, che ha finanziato la campagna di Trump.
Getty Images

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