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Milano Zucchero e Catrame, questi sono giorni di vita sospesa

Le feste sono così, immutabili, giorni che rallentano il corpo e la mente, giorni che in fin dei conti aspettavi come un regalo: casa, Roma, la mia famiglia. I miei amici

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Questi sono giorni di vita sospesa.

Giorni che rallentano il corpo e la mente, giorni che in fin dei conti aspettavi come un regalo. Casa, Roma, la mia famiglia. I miei amici. Tutto come sempre. Così tuo che vorresti non cambiarlo mai. Le feste sono così, immutabili, e qualsiasi cambiamento viene visto con diffidenza.

Matteo Maffucci

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Di solito sono quello che si annoia in fretta, quello che vorrebbe sempre qualcosa di nuovo e diverso. Quello sempre in cerca di stimoli forti. Alla fine, però, ci sono cose che amo proprio perché immobili, intoccabili.

Milano è una fucilata, un corda sempre tesa, una botta di adrenalina, una molla che ti fa saltare così in alto da rischiare di non respirare più. Qui, a casa, la tensione si allenta, il tempo si dilata, e ogni cosa scorre a un ritmo diverso, lento, avvolgente.

Sto godendo come un matto in questi giorni.

Mi mancava questa pigrizia, quella mia e quella da condividere con i parenti. L'età insegna a rivalutare una montagna di cose, ammorbidisce, fa sentire più dosati nei giudizi. La tombola dopo pranzo, per esempio, è diventata un momento importante da non perdere. Anche quella è una parte di te. Quando si torna, torna su tutta la tua storia, quello che eri e quello che sarai, e casa ci sarà sempre. In fin dei conti è come premere un "clic", un tasto che cancella tutte le sovrastrutture che ci si porta dietro per rilassarsi, finalmente.

Sta per finire l'anno e io mi sento soddisfatto di quello che ho fatto e quello che mi è successo. Al di là dell'aspetto professionale, sono orgoglioso di aver preso decisioni che rimandavo da tempo (trasferirmi a Milano è una di queste). Adesso, in vacanza, mi godo gli equilibri romani che tanto amo e tanto odio. In questo periodo contano i pomeriggi più che le serate. Non essendoci la cultura dell'aperitivo, qui è più facile essere precettati per una merenda alcolica a base di finte tombole e ridicoli mercanti in fiera, mentre ci si aggiorna sulla vita, le distanze, i ritorni e le partenze. Roma è diventata un posto dove tornare spesso ma andarsene prima. Le notti sono dedicate agli amici, quelli di sempre, quelli con cui fatichi sempre a trovare il giorno in cui possono esserci tutti, ma che durante le feste di Natale ci sono sempre. Notti in cui si gioca rigorosamente a poker, si rivede tutta la saga di "Guerre Stellari" o "Ritorno al futuro", si fa una "playstationata" di gruppo. Tutto ormai è fondamentale, immutabile, imperdibile.

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Matteo Maffucci

Avete presente quelle dichiarazioni da film dove il gruppo di amici si guarda negli occhi e poi uno di loro, solitamente il più "cazzone", dice a gran voce che almeno una volta l'anno si dovranno rivedere per rifare tutto in maniera quasi rituale?

Ecco l'ho fatta anche io. La fanno tutti i maschi del mondo. La fanno anche quelli meno romantici. Ci sono cose che a volte non bisogna neanche dire ad alta voce. Succedono perché sono importanti. Come un matrimonio. Non è che c'è il rischio di scordarsi il proprio giorno delle nozze.

Tornare a Roma in questo periodo per me è tutto questo.

Non tradire le mie abitudini. Non abituarmi a tutto quello che è stato costruito nel tempo. Non diventare quella persona che ho sempre giurato di non diventare.

Stappate bottiglie e festeggiatevi.

Sarà un anno fantastico.

Buon 2017!

Maurizio Zorat
Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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