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Milano Zucchero e Catrame, di ritorni che han sapore di partenze

Dopo quasi due mesi, si torna a casa per qualche giorno: appena arrivo alla mia macchina, mi guardo intorno e sento di essere tornato a casa. Milano però è lì che mi aspetta. Anche lì c'è casa

matteo maffucci ritorno a casa
Getty Images

Canzone per leggere l'umore: Samba Skindim di Gerardo Frisina

Prendo un treno di mattina. È presto.

Fa un freddo che è difficile da gestire, anche perché più vestiti di così non potrei davvero mettere: cappotto, sotto cappotto, golf, sciarpa, cappello... Mi muovo come l'omino della Michelin e cerco di trovare riparo tra i negozi della stazione centrale di Milano, che ormai conosco meglio del bagno di casa.

Fare più o meno su e giù, tra Milano e Roma, ormai è parte di me. Potrei scriverlo sulla carta d'identità sotto la dicitura "segni particolari": Romano a Milano.

Questa volta però sono un po' più euforico del solito. Parto e mi fermo qualche giorno. A Roma.

"Tornare" in un posto, nel tuo posto, a casa, dopo un viaggio che ti ha segnato, è un'emozione difficile da descrivere. Per me vivere a Milano, anche dopo un paio di mesi, ha ancora il sapore della "vacanza lavorativa" e quindi tornare, ha un valore diverso. Però, onestamente, mi aspettavo di più, più voglia.

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Sono felice, ma lo sarò anche quando fra qualche giorno tornerò.

Salgo sul treno, con la mia pila di giornali, con i miei libri, e sembra quasi che voglia venderli. La gente mi guarda sempre in maniera curiosa perché pensa che esageri, come mia madre. "Ma perchè leggi tutta questa roba, alla fine rischi di non ricordare nulla!?". Amo il treno, amo la finta cortesia di tutti, invidio chi riesce a dormire dall'inizio alla fine del tragitto senza che la testa gli "crolli" davanti trecento volte.

È un'arte!

Matteo Maffucci

Per molti è anche "il luogo del silenzio", o comunque un posto dove se sei predisposto, puoi fare i conti con te stesso. È un po' come quando non riesci a prendere sonno e peggiori la situazione continuando a pensare " a quel problema lì". A volte trovi soluzioni, altre passi la notte in bianco.

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Poi ci sono i curiosi.

Osservano chi gli sta intorno, costruiscono storie ascoltando pezzi di telefonate, piccole o lunghe conversazioni, e leggono i giornali insieme con i vicini di poltrona (cosa che detesto e che trovo anche imbarazzante, soprattutto quando cambi pagina, perché ti viene sempre da pensare: "Avrà letto tutto anche lui?").

Viaggiare in treno è super social. Non ti conosci, esprimi "mi piace" silenziosi, e se ti va di litigare è facilissimo. Basta non trovare il giusto incastro con le gambe di chi viaggia davanti a te.

Sono due ore e cinquanta cinque minuti di idee e punti interrogativi, di sguardi che fuggono e di noia sulfurea. Sono quasi tre ore che ho deciso ogni volta di dedicare a me stesso e basta. Come fosse una domenica mattina, come fosse uno spicchio di vacanza, come se tutto si fermasse mentre il treno corre veloce.

L'arrivo a Roma è trionfale.

Matteo Maffucci

Il treno è in orario, il cielo è celeste, il sole scalda per finta, ma io sono talmente coperto, che sudo. Appena arrivo alla mia macchina, mi guardo intorno e sento di essere tornato a casa. Milano però è lì che mi aspetta. Anche lì c'è casa.

Buon Natale! Fate i bravi. Occhio alle calorie. Abbracciatevi. Chi può, si baci. E quando vostra madre porterà a tavola i tortellini, non ditele che siete diventati vegani. Improvvisate, il brodo è sacro!

Maurizio Zorat
Matteo Maffucci, cantante degli Zero Assoluto, lascia Roma per Milano: qui potete seguire (e commentare) le sue peripezie di expat.

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