Per far davvero crescere i consumi in Italia ci vuole speranza (e un rossetto rosso)

Siamo favorevoli a tutto ciò che serve a dare un’iniezione di fiducia a un Paese fiaccato dalla crisi e a una fascia di persone di solito lasciata alla deriva, ma siamo pure femmine, e com’è noto il pane non ci basta, vogliamo anche le rose (e i rossetti)

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Robin Spielmann / Unsplash.com

Il rossetto è una spesa immorale? Forse sì, ma non nuoce alla salute. Non consuma i polmoni come la nicotina. Non crea dipendenza come le slot machine. Non fornisce calorie vuote come certi prodotti ricercati o “futili” (champagne? ostriche? Nutella?). E fa tanto bene all’umore. Soprattutto se è rosso e non sparisce dopo mezz’ora.

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Del reddito di cittadinanza, fortemente voluto dal nuovo governo, si è molto scritto e parlato (per chi fosse stato nel frattempo alle isole Vergini, senza connessione wi-fi, ci riferiamo alla somma mensile che dovrebbe essere erogata tramite card a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà, per acquistare beni essenziali), soprattutto in merito alla “fedina penale” delle spese. Sono nella lista nera, cioè tra gli acquisti “immorali” non praticabili tramite sussidio, schedine, gratta e vinci, sigarette, asciugacapelli ed elettrodomestici, abbonamenti di canali in streaming e anticoncezionali, ché di guardare X Factor e fare sesso sicuro non c’è nessuna necessità. Via libera a pasta, pane, carne, prodotti per l’igiene e detersivi. Concessi i gelati (fiuuu) e pure Don Matteo, ché il canone Rai è messo tra i “buoni”, e Terence Hill è uomo di specchiata probità. Il tutto per un totale di 780 euro mensili.

Il fine è lodevole, i mezzi per raggiungerlo complessi, l’applicazione enigmatica e con quel distinguo tra virtuosi e non, vagamente talebana (lo shampoo sì, il balsamo no? La morbidezza è un optional oppure è essenziale? Non chiedetelo a un uomo, soprattutto se è calvo). L’efficacia ovviamente tutta da vedere. Epperò noi siamo ottimisti, e favorevoli a tutto ciò che serve a dare un’iniezione di fiducia ad un Paese fiaccato dalla crisi e a una fascia di persone di solito lasciata alla deriva. Ma siamo pure femmine, e com’è noto il pane non ci basta, vogliamo anche le rose. Che, sia ben chiaro, non è un invito a dilapidare denari destinati alla sopravvivenza in profumi e balocchi, consiglio certamente poco serio, bensì un sentito appello a farci “anche” sognare. Regalateci un’idea di futuro che non si limiti alla sussistenza, allestite il cantiere di un nuovo mondo dove i cervelli possano restare, gli over 60 godersi la pensione invece di continuare a faticare, le donne ambire alla carriera senza dover per forza rinunciare a tutto: famiglia, figli, amiche, stanze per sé.

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Katy Belcher / Unsplash.com

Dateci una visione. Un progetto a lungo raggio. Un investimento non solo sulle cose – che pure quello manca – ma sulle persone. Forniteci il grano e le macine invece che la michetta. Le ali per volare e il paracadute per non farci male, invece di tenerci la minestra in caldo da brave mamme chiocce. Credete in noi, come si fa coi figli che ancora non sanno che cosa vogliono fare da grandi. Perché non possono, essendo il soffitto troppo basso e le risorse poche, ma soprattutto perché si sentono sconfitti in partenza, senza una prospettiva, perdenti a prescindere. Per far davvero crescere un Paese non ci vuole assistenza, ci vuole speranza. E la speranza si regge sui progetti, le “grandi opere”, di mani e di pensiero.

E poi c’è il lipstick factor, la teoria secondo la quale nei periodi di crisi si spende di più per piccoli beni di lusso che regalano piacere a un costo sostenibile. Non una borsa griffata ma un rossetto costoso, non un vino in barrique ma una birra di qualità. Pare che dopo l’attacco dell’11 settembre le vendite di certi cosmetici sia raddoppiata. Cosa significa? Che siamo umani, e che anche nel momento della cinghia stretta e dei sacrifici, abbiamo fame di gratificazioni. Abbiamo bisogno di essere amati, seguiti, incoraggiati, guidati. Anche quando siamo adulti, anche quando sembriamo invincibili. Che vi dica questo quando è in edicola un numero speciale beauty di Gioia! un po’ è un caso e un po’ no. Non voglio vendervi creme, voglio vendervi amore per la bellezza. Bellezza in senso assoluto. Compito di chi ci governa non è solo gestire l’emergenza, il qui e ora, ma gettare piccoli semi per far fiorire il domani. E darci i rossetti. E darci le rose.

Maria Elena Viola, direttore di Gioia! dal 1º Novembre dirigerà Elle settimanale.

Scrivetemi a: direttoregioia@hearst.it

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