Diciamolo: Donald Trump (fuori posto, goffo, immusonito) è molto più immedesimabile di Barack Obama

A volte mi viene il sospetto che la sua presenza alla Casa Bianca sia una ribellione alla nuova dittatura della fotogenia permanente

donald trump foto
Getty ImagesMichael B. Thomas

Brett Kavanaugh è uno dei cattivi: è il giudice che Donald Trump vuole piazzare alla Corte Suprema; è ovviamente di destra, antiabortista, e i democratici lo considerano un pelino più malvagio della strega di Biancaneve. Fred Guttenberg è uno dei buoni: sua figlia è morta in una delle troppissime sparatorie che avvengono dentro le scuole americane. La settimana scorsa Kavanaugh è stato interrogato dai senatori americani (è parte del procedimento di conferma d’un giudice della Corte Suprema); Guttenberg era lì e, quando l’udienza s’è interrotta per la pausa pranzo, mentre quello si alzava per andarsene, gli si è avvicinato per parlargli. Ci sono immagini da ogni angolazione, visto che in aula c’erano telecamere d’ogni emittente: Fred si avvicina e dice qualcosa tendendo la mano; Brett lo guarda come la mucca guarda il treno, poi in un paio di secondi arrivano le guardie del corpo e s’allontana.

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Da sinistra, Donald Trum e Brett Kavanaugh.
Getty ImagesMark Wilson

Naturalmente il titolo da tutte le parti era che il cattivo s’era rifiutato di stringere la mano al buono. Nel casino di centinaia di persone che parlano e flash che scattano, sospetto che Kavanaugh non abbia proprio capito chi fosse quel tizio, e cosa volesse da lui. Ma la verità non è importante, perché abbiamo le immagini: guarda che smorfia che ha fatto! È una continua moviola in campo. La nostra ridicola presunzione di sapere cosa pensino gli altri aveva, una volta, molte meno basi. Vedevamo una foto della regina Elisabetta con una smorfia, e decidevamo che la nuova moglie dell’erede non le stesse bene. Ma era solo una foto ogni tanto, e comunque sei la regina Elisabetta in una cerimonia pubblica: le tue mansioni lavorative includono il farti fotografare e il farti equivocare. Ora è così ovunque e per tutti.

Ho passato il weekend del matrimonio di Chiara Ferragni, come tutti, a guardare le immagini prodotte dagli invitati, tutti zelanti nel mandare in diretta e in differita ogni pezzettino di cerimonia e di festa. Solo che, mentre loro riprendevano gli sposi, intorno a loro, molto più vicini e a portata di microfono del telefono, c’erano gli altri invitati. Quelli che in qualsiasi momento avrebbero potuto dire «Ammazza che burinata» o «Che noia, speriamo si spiccino» o «Certo che al matrimonio di mio cugino si mangiava meglio». Ho guardato centinaia di filmati: non è mai successo. Tutti loro avevano metabolizzato la mansione d’essere in scena tutto il tempo. Dev’essere una mutazione genetica delle nuove generazioni: considerare normale che intorno a te ci sia sempre la telecamera d’un telefono accesa, e tu non possa metterti le dita nel naso neanche a casa tua, dal cui divano un’amica potrebbe stare mandandoti in mondovisione.

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Barack Obama con la moglie Michelle nel 2011.
Getty ImagesWPA Pool

A volte mi viene il sospetto che la vittoria di Trump sia una ribellione a questa dittatura della fotogenia, dell’impeccabilità permanente. Quando lo guardo – perennemente fuori posto, goffo, immusonito, che non sa cosa dire o come star seduto – non riesco a non trovarlo molto più immedesimabile di Barack Obama, il reuccio della fotogenia, quello sulla cui vita a forma di Instagram ancora sospiriamo. Ma intanto ci siamo fatte 45 prima di trovarne uno pubblicabile; ed è da quello che si capisce che, quando ci fingiamo disinvolte all’idea che chiunque possa fotografarci in qualunque momento, stiamo, appunto, facendo finta.

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