Eravamo partiti dalla dignità femminile, e siamo finiti a frugare nei letti di tutti

È quel che resta del #MeToo, ora che Asia Argento è passata da accusatrice ad accusata, intanto lo scandalo del ricatto sul lavoro è diventato un ricco affare mediatico, a spese delle donne

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Getty ImagesEpsilon

Dopo aver denunciato le molestie di Weinstein Asia Argento fu linciata, poi santificata; ora è di nuovo lapidata per le dichiarazioni di Jimmy Bennett, attore, 22 anni, che le lancia un’accusa di sicuro effetto mediatico: averlo costretto a un rapporto sessuale cinque anni fa, quando era ancora minorenne, trauma già risarcito da Asia con un "indennizzo" informale di 380.000 dollari (che probabilmente doveva comprendere il suo silenzio).

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Asia Argento, 42 anni.
Getty ImagesGisela Schober

Sono gli alti e bassi di un gossip ormai quotato in Borsa, in un clima di giudizi sommari dove si passa da un giorno all’altro da vittime a carnefici, dove tutti sono buoni o cattivi, molestatori o molestati. Il nuovo puritanesimo del web si indigna, più che per l’eventuale coercizione, per il fatto che una donna di 37 anni vada a letto con un ragazzo di 17. Quando per le ragazze la verginità prima del matrimonio era un diktat, le donne più grandi che educavano al sesso i giovani maschi erano il sogno proibito degli adolescenti. Le si chiamava, con benevola volgarità, "navi scuola". Oggi sono molestatrici.

Ma cos’è la molestia? Qual è il limite? La molestia comincia dallo sguardo. Occhiali neri obbligatori a chi ce l’ha troppo ardente? Quanto alla differenza d’età, nel romanzo Chéri di Colette, storia di un amore assoluto, Chéri ha 17 anni, la cortigiana Léa 47. Nel tempo, lui non sopporta che Léa invecchi e rinunci all’amore, accettando la sua età con buonumore. Per Chéri è una tragedia. In una stanza arredata con le foto di Léa giovane, si spara. Cent’anni fa, nessuno si scandalizzò.

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Eravamo partiti dalla dignità femminile, e siamo finiti a frugare nei letti di tutti. Del #MeToo resta l’onda d’urto che ha scoperchiato lo scandalo universale del ricatto sul lavoro, prima di diventare un ricco affare mediatico a spese delle donne. Come le passerelle ai grandi premi, dove ci elargiscono futili omaggi, come un Oscar tutto al femminile, con certi discorsi compunti di elogio della donna, che pare ci stiano commemorando. Mica siamo morte!

Harvey Weinstein: da lui è partito lo scandalo delle molestie che ha fatto nascere il movimento #MeToo.
Getty ImagesDrew Angerer

Ma il Nobel ha superato tutti in ridicolo: quest’anno hanno deciso di non consegnare il premio per la letteratura, perché il marito di una giurata è un molestatore. Che c’entra la moglie? E che c’entrano gli scrittori? Mi sarebbe piaciuto che #MeToo dicesse: giù le zampe, non vi permettete di fare queste umilianti scemenze in nostro nome. Idem la grancassa del premio Strega, pure quello con lo slogan «tutto al femminile». Che vuol dire? Helena Janeczek lo ha vinto perché ha scritto un libro eccellente, mica perché è di genere femminile. Prima non ci davano i premi perché eravamo donne, ora perché lo siamo, offuscando il nostro merito.

Dopo un anno di dibattiti, resta l’abisso fra le donne che possono dire di no e quelle che non possono, come la lettrice schiava sessuale dell’uomo che pagava le cure di suo figlio, ma «ero contenta perché prima mi prostituivo, e lui almeno era uno solo». #MeToo aveva un senso come punto di partenza per ridiscutere la condizione della donna. La molestia è la spia di un’atroce situazione di minorità, ma è solo una faccia della sudditanza femminile, quella di cui sono avidi tv, giornali e social – il sesso vende. Cosa è cambiato? Niente. Parole, parole. Continuano ad ammazzarci nell’indifferenza generale, se sei incinta ti licenziano,paghe più basse dei maschi, pochi asili, le donne si affannano in mille lavori gratuiti (vecchi, bambini, casa). Vogliamo leggi, non inchini.

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