Se anche andare in vacanza diventa un lavoro io rivoglio il dolce far niente del Ferragosto italiano

I più organizzati iniziano a gennaio a pianificare mete e date, per prendere il meglio e pagare la metà, e poi una volta in ferie SI DEVONO divertire: vedere gente, nuotare, ballare in discoteca, provare cose nuove, fare l’amore e farlo il più possibile

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La ragazza ha le idee chiare e l’aria seccata. Seduta in pizzo allo sgabello di un ristorante greco lungo il Naviglio Grande, aspetta da mezz’ora il suo souvlaki, parlando a macchinetta. L’estate è inoltrata, agosto incalza e luglio è ancora un misto di sudore e Autan, dentro un discorso che gira a vuoto. «Che poi, perdonami, se partiamo da Brindisi, ci tocca pure aspettare gli altri?». Non si capacita che qualcuno osi metterla in pausa e sbelinarle la vacanza. Un giorno ferma in Puglia a fare che? Con la Grecia a poche onde di distanza, la casa già bloccata su Airbnb, e il pareo nuovo che freme in valigia. «Un giorno è uno sproposito su un monte ferie di 15, lo capisci?». Il suo ragazzo l’ascolta docile e annuisce, intercalando ogni tanto in barese. È lei la milanese, è lei che tiene i tempi e che decide. Questa vacanza sarà un inferno, pensa. Ma non lo dà a vedere.

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Artiom Vallat / Unsplash.com


L’efficientismo del vacanziero navigato richiede talento e dedizione. A volte il talento è innato, a volte è il risultato di mesi passati a fare business plan. Appreso il metodo e il programma, qualsiasi cosa, anche la gita col caicco a Bodrum può essere strappata al caso e regolata su parametri precisi (divario costi-benefici, pacchetti sconto, voli al ribasso e previsioni meteo). I più organizzati cominciano a gennaio a definire mete e date, per prendersi il meglio e pagare la metà. Iniziano a stressarti con le ferie quando hanno ancora tra i denti il panettone, ma poi saranno lì a farti la stecca quando tu e gli altri perditempo sarete ancora lì, a fine giugno, impantanati a ipotizzare algoritmi di incastri perfetti per far felici tutti: figli, nonni, zii, nipoti, gatti, portinaie; mentre gli aerei hanno già raggiunto tariffe proibitive e restano solo bugigattoli per andare a dormire o alberghi da oligarchi russi, così alla fine si ripiega sulla solita Liguria, ché tanto l’importante è stare insieme.

Arriva il souvlaki e la ragazza non ha ancora finito gli argomenti. «Ci sarebbe Stintino a settembre, volendo, se Paros butta male, che tanto un weekend lungo si può fare e la Gabriella ha casa libera fino a fine mese». Il ragazzo annuisce ancora, muto. Lo immagino, bambino, in un paese di case di mattoni bianchi e rumore di cicale. Le estati assolate del sud ozioso che non s’ingegna a occupare le ore. Le ore passano e basta, vuote, rotonde, succose come pesche nettarine, da prendere a morsi o da lasciare andare, mentre esalano un profumo di pigrizia zuccherosa. Il dolce far niente del Ferragosto italiano prima dell’invenzione di Trivago. Ma adesso è qui, il poveretto, col pizzetto sfatto dall’umidità e dalle dita che grattano nervose, a ragionare su come imbottire quel patrimonio di giorni e ore che non a caso chiamano vacanza (vacans significa “senza occupazioni”, chissà se la tipa ha studiato il latino), e invece a Milano sembra un lavoro. Perché CI SI DEVE divertire. Girare il mondo, vedere gente, fare yoga e corse sulla spiaggia, nuotare, ballare in discoteca, mettere tutti i vestiti comprati con i saldi, avere un flirt, provare cose nuove, fare l’amore e farlo il più possibile, che poi durante l’anno... Durante l’anno la vita si ferma. Si lavora. Si esce anche, e si fa l’amore. Ma, principalmente, si lavora. Ecco perché le ferie sono una cosa seria da "pianificare". E lei non la finisce di parlare. Se chiedo il conto smette? Com’è che ho scelto di vivere a Milano?

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Ovunque voi siate, se ancora non sapete cosa fare questa estate (sprovvedute!), leggete il nostro Oroscopo dell'estate 2018. Vi dà, segno per segno, indicazioni sulla meta ideale, secondo il transito di Giove, che pare entri non-ho-capito-dove, da metà luglio in poi e porta buone cose. Dunque, approfittatene. Per caricare le batterie esaurite e porvi obiettivi a medio e lungo raggio. Non solo di lavoro. Poi rilassatevi, siate felici, non lamentatevi: comunque vada. Mai come in questo tempo disgraziato sento lo strappo tra il nostro cruccio scemo per un volo già pieno e quello di chi sale dentro un barcone senza sapere se arriverà. Lo stesso cielo sulle nostre teste, lo stesso mare azzurro che ci bagna, eppure due mondi lontanissimi. Che all’improvviso si incontrano. E noi, e Giove, restiamo a guardare.

Scrivete a Maria Elena Viola, direttore di Gioia!: direttoregioia@hearst.it

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