Quel che non sappiamo delle vite degli altri: da Alessandra Appiano a Kate Spade

Non conosciamo la verità delle gioie e dei drammi di nessuno: il padre della stilista Kate Spade l’ha sentita al telefono un’ora prima che si uccidesse e riferisce che stava preparando un viaggio

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Getty Images

Era il quarto giovedì di novembre del 2011, sono certa della data perché Nora Ephron era di fretta: doveva andare a comprare un tacchino da imbottire, quella sera era Thanksgiving, la festa del Ringraziamento che gli americani celebrano stramangiando. Passeggiavo per casa come faccio quando cerco di concentrarmi su quel che mi sta dicendo qualcuno al telefono, e la grande verità arrivò mentre passavo per la cucina. Nora mi stava raccontando d’un’intervista che aveva fatto da giovane, a una coppia famosa, loro che parlavano del loro matrimonio, le foto di marito e moglie nella casa coniugale. E, un attimo dopo l’uscita del giornale, annunciano il divorzio.

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Conoscevo il problema: anni prima avevo scritto un ciclo di ritratti di coppia; la metà delle coppie raccontate si erano lasciate quando il giornale su cui avevo dato conto della loro felicità non si era neanche ancora trasformato in lettiera per i gatti dei lettori. Conoscevo il problema, ma non l’avevo sintetizzato in una formula; lei, che era molto più brava di me, sì: ero tra il frigorifero e il balcone, quando mi disse «Non sappiamo niente dei matrimoni degli altri». E, ciononostante, ci ostiniamo a discettarne e giudicarli, aggiunse. Spesso, infierì, non sappiamo niente neanche dei nostri: fino a un attimo prima di chiedere il divorzio, mi disse, lei non aveva idea che avrebbe divorziato.

Kate Spade con il marito Andy Spade nel dicembre 2017.
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Da allora non ho mai smesso di pensarci. Non ho mai smesso d’innervosirmi ogni volta che vedo qualcuno scrivere con toni saputi cosa succede tra Beyoncé e Jay Z, o tra George e Amal, con la sicumera che può ostentare solo chi è vittima d’un equivoco clamoroso circa la possibilità di conoscere gli altri. E non solo gli altri più distanti, milionari con problemi da milionari che vivono in un universo a noi alieno: anche gli altri che ci sono vicini, che conosciamo, con cui viviamo. Ci vorrebbe uno studio scientifico della percentuale di litigi di coppia dovuti alla nostra certezza che quello sguardo storto sia dovuto alla tal cosa che abbiamo detto o fatto noi, e alla nostra inconsapevolezza che invece quello che guarda di lato sta pensando alla dialisi della zia, o a un errore fatto negli acquisti del fantacalcio. Non conosciamo la verità delle gioie e dei drammi di nessuno.

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Nelle scorse settimane si sono suicidate alcune persone note. Avevano in comune la fama d’essere allegre e piene di progetti. «Ma sembrava stesse così bene» è un commento che è stato fatto più spesso, e con altrettanta disarmante ottusità, di quanto i vicini di casa d’un serial killer dicano «Ma salutava sempre». La scrittrice Alessandra Appiano, sei settimane prima di buttarsi dall’ottavo piano, annunciava agli amici di Facebook che aveva iniziato a scrivere un nuovo libro. Anche l’editor di Anthony Bourdain, il giorno dopo il suo suicidio, ha detto che stava lavorando a un nuovo libro. Il padre della stilista Kate Spade l’ha sentita al telefono un’ora prima che si uccidesse: riferisce che stava programmando un viaggio.

Anthony Bourdain.
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Quella telefonata a novembre 2011 fu l’ultima volta in cui sentii Nora Ephron. Era spiccia e ironica come sempre. Sarebbe morta sette mesi dopo, d’un tumore che la consumava da anni e che s’era ben guardata dal raccontare in giro. Non sappiamo niente delle vite degli altri.

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