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Cani e padroni, fratelli di brioche, ma solo nei bar italiani (perché a New York ti cacciano)

A New York i cani non possono entrare nei locali, a Milano invece sì, anche senza guinzaglio: sarà perché noi un ufficio d'igiene non ce l'abbiamo? Macché, è severissimo

Getty Images

Ci sono molte buone ragioni per andare a vedere Dogman, il film di Matteo Garrone sul caso di cronaca nera del canaro che uccise un pugile che lo vessava, premiato per la miglior interpretazione maschile a Cannes; non ultima il fatto che è la versione maschile e borgatara di quella scena di Piccole donne in cui Amy March organizzava un brunch cui non si presentava nessun’invitata: il canaro ha la stessa smania d’essere accettato. Mi perdonerete se mi concentro su un dettaglio marginale, ma ognuna ha le sue fissazioni. In una scena all’inizio, il protagonista se ne sta davanti alla tv col suo cane; gli ha preparato una ciotola di crocchette, ma quello vuole i maccheroni del padrone. E quindi lui alterna le forchettate come un innamorato: «Una a me, una a te».

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Una scena del film Dogman di Matteo Garrone.
Courtesy photo

Fino a qualche anno fa mi svegliavo più tardi dei proprietari di cani, e mi sarebbe sembrata la più inconcepibile delle scene; adesso, so che è una mattina qualunque al bar sotto casa. Fuori da ogni locale di New York c’è un cartello che avvisa che per ordine dell’ufficio d’igiene i cani non possono entrare; fuori da quelli di Milano no, anzi: appena entrati, i padroni li sciolgono dal guinzaglio, acciocché le bestie possano correre, spulciarsi sulla tua brioche, appoggiare le zampe luride dove tu appoggerai il cappuccino.

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Sarà perché noi un ufficio d’igiene non ce l’abbiamo? Macché, anzi è severissimo: l’altro giorno in una gelateria si sono rifiutati d’avvolgermi una coppetta da portar via nella carta argentata; pare non sia approvata per stare a contatto coi cibi (credevo fosse fatta apposta). Forse temono che approvare norme minimamente contenitive rispetto agli animali nei posti in cui si mangia provocherebbe una rivolta di piazza di quelli che si ricoprono d’amuchina dopo ogni viaggio in metropolitana, ma lasciano sedere il cane sul cuscino su cui poi metteranno la faccia. O che il tizio di fianco a me al bar si senta privato dei diritti civili se non può fare «un boccone a te e uno a me» dividendosi la brioche con Fido.

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