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Voglio invecchiare come Ornella Vanoni, dispettosa e menefreghista

Sono andata a sentire la cantante 83 enne, che ha fatto l’unico tipo di spettacolo che chi è monopolizzato dal passato voglia vedere: un’antologia del suo meglio. E ho capito che voglio diventare come lei

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Quando Martin Amis ha pubblicato La vedova incinta (Einaudi), io avevo 37 anni e pensavo parlasse degli altri. È stato solo quand’è spuntato il continente, che mi sono chiesta come facesse Amis a conoscermi così bene. «È così che succede. Verso i 45 hai la prima crisi di mortalità (la morte non m’ignorerà); e dieci anni dopo, la prima crisi d’età (il mio corpo mormora che già la morte s’interessa a me)». A un certo punto t’accorgi che non sei più giovane perché, neanche fossi Woody Allen, pensi in continuazione alla morte. Ho trascorso intere cene a discutere se fosse meno peggio morire d’infarto o di tumore. Ma poi, come m’aveva spiegato Amis senza che lo capissi, la mia vita svuotata del senso insensato della giovinezza si è riempita di nuovo, e non avevo mica più tempo di disperarmi perché presto sarei morta: «In te adesso c’è un’enorme e insospettata presenza, come un continente inesplorato. Parlo del passato».

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Ornella Vanoni a Sanremo 2018
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A un certo punto t’interessa solo quello. Le canzonette che hai ascoltato da piccola, i film che hai visto prima di capirli, persino i cosmetici che non fabbricano più (quella spuma per capelli che sulla confezione aveva la faccia di Farrah Fawcett: perché non l’ho conservata?). È con questo spirito di pervasiva nostalgia (canaglia) che sono andata a vedere un concerto della Vanoni, che ha fatto l’unico tipo di spettacolo che chi è monopolizzato dal passato voglia vedere: un’antologia del suo meglio. E ho capito come voglio invecchiare. Come l’Ornella. Un’ottantatreenne che, quando ricorda i proventi devoluti all’Unicef, sbuffa «Speriamo che li usino, e diano da mangiare a ’sti bambini»; quando cita Amy Winehouse dice «La adoravo: magari ci fosse in Italia, una così»; una che rievoca così la sua scandalosa storia con Strehler: «Artista, sposato, comunista: mia mamma piangeva, piangevano tutti, che due balle». I migliori brani dal mio continente inesplorato – Una lunga storia d’amore e Vai Valentina – mica li ha cantati. È così che voglio invecchiare: dispettosa.

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Ornella Vanoni nel 1967.
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