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Cosa farò da grande? Da bambini la domanda suona invitante, i guai vengono dopo

Quando il futuro è ancora un campo sterminato si può sognare in grande, ma poi bisogna fare i conti con la realtà e se le aspettative degli altri sono più alte delle nostre il rischio è di rimanerne schiacciati

Kevin Gent / Unsplash.com

Finché si è piccoli la domanda suona invitante e suggestiva, amica e complice di tutti i nostri sogni più smodati. Calciatore, modella, astronauta, attrice da Oscar e luminare di fama mondiale. I sogni sono per natura megalomani, mai che si aspettino di soddisfarsi con mestieri di minor appeal e maggiore utilità: insegnante, idraulico, infermiera. Del resto quando il futuro è ancora un campo sterminato e senza recinzioni, vale la pena scorrazzarci in mezzo e fare le capriole, fantasticando di arrivare chissà dove. Finché non c’è corrispondenza tra il sudare e l’avere, il meritare e l’ottenere, non ha senso rimpicciolire gli obiettivi al modesto principio di realtà.

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I guai arrivano dopo, quando ogni cosa bisogna guadagnarsela. E la misura del nostro valore passa al setaccio del giudizio altrui. È lì che a volte si spezza la sutura tra ciò che siamo e ciò che gli altri si aspettano da noi. Le aspettative degli altri spesso – non sempre – sono più alte e più sproporzionate delle nostre, più ambiziose. Per calcolo sbagliato, leggerezza, incauta proiezione, vanità o autentica fiducia nelle nostre inestimabili risorse. Averle per davvero o millantarle, in molti casi, fa poca differenza perché l’attesa dell’incredibile performance che l’universo mondo s’aspetta da noi è così alta da esserne schiacciati. A volte le capacità ci sono, ma restano ingolfate dentro un motore spento per la paura di non essere all’altezza. A volte sono altre rispetto a quelle invocate dai giudici là fuori. Si nasce con la stoffa del deejay, del fisico, della violoncellista e ci mandano a fare il medico, l’economista, l’avvocato. Condannandoci a una vita da infelici.

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I forti riescono a liberarsi dalla trappola e a incamminarsi, dopo ampi ghirigori, su quella strada che arriva dove vogliono. I fragili ci mettono più tempo a elaborare un piano di fuga e a capire chi sono, cosa cercano, dove vogliono andare. Oppure cedono al ricatto. O soccombono. Persino chi nasce fortunato e carico di opportunità, persino i principi − di status o di lignaggio − a volte si perdono dentro uno stagno e annaspano come fosse mare. Il principe Harry, per esempio, ci ha messo 30 anni per capire cosa voleva fare della sua vita da nobile rampollo senza trono, orfano, con testa matta e rossa poco idonea alle regole. E nel frattempo le ha provate tutte, potendo. Talvolta il credito illimitato di beni materiali e di potere invece che aiutare ingrippa, perché ti fa sentire proprio un fesso avere tutto e non riuscire a essere felice, bensì perennemente insoddisfatto e senza scopo. Lo scopo a lui l’ha dato l’amore, per fortuna, più una serie di buone azioni e ottimi obiettivi trovati lungo il cammino dell’adultitudine.

Francesca Michielin.
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Francesca Michielin, che adulta è diventata intorno ai 16 anni, quando il trofeo di X-Factor l’ha lanciata nel firmamento delle giovani promesse, ci ha messo un po’ a capire che se ti adegui alle richieste altrui tutto finisce a scatafascio: ti viene l’ansia, vivi ogni cosa come fosse un esame, non ti godi niente. La sua ricetta per tornare in sé è stata aprirsi un varco dentro la mente e dirsi, quando voglio mollo (trovate l'intervista sul n. 15 di Gioia! in edicola). Sapendo che non per questo crolla il mondo. Che la vita va avanti, che chi ci ama continuerà a farlo, che quel che conta sei tu, non il contorno. Solo così ha smesso di autosabotarsi e iniziato a vivere ogni giorno come viene. Godendosi la musica e gioendo di niente. Mentre lo scrivo mi viene in mente la studentessa di 26 anni che il giorno della laurea, a Napoli, ha preferito lanciarsi nel vuoto piuttosto che confessare ai familiari, accorsi in pompa magna per il grande giorno, che era tutta una farsa. Da un anno non andava in facoltà e non faceva esami. Tale era la paura di deludere i suoi da non riuscire a trovare più innocue vie di fuga alla vergogna. Chissà cosa sognava di fare da grande.

Scrivete a Maria Elena Viola, direttore di Gioia!: direttoregioia@hearst.it

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