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A proposito di donne, ambizione, massaie e camicie da stirare

Non dare la priorità al sacro ruolo di casalinghe e madri, nelle serie tv, è consentito solo alle disturbate mentali, come Carrie di Homeland

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Le prime cui ho pensato, quando Elisa Isoardi ha pubblicato una propria foto mentre stirava – come le donne che guadagnando un ventesimo di lei non possono permettersi di pagare qualcuno per farlo, sullo sfondo d’un salotto i cui arredi dicevano che lì abitava una che guadagna un cinquantesimo di lei – sono state quelle povere ricche di Hollywood con seicento figli, cui tocca tenere nascoste le tate e fingere di far tutto da sole: sono tempi in cui fingersi poveri è un dovere sociale.

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Poi però tutti hanno iniziato a commentare il mancato femminismo del messaggio: una donna che stira le camicie al suo uomo, nel 2018 – e allora m’è venuta in mente Sandra Oh. Sandra Oh è l’attrice che interpretava Cristina Yang in Grey’s anatomy. Anche adesso che ha mollato quel ruolo da quattro anni, e ha una serie tutta sua, continuano a chiederle se tornerà, e la ragione è semplice: Cristina Yang non voleva figli, non voleva sposarsi, era ambiziosa, non metteva mai a posto casa.

Elisa Isoardi con Matteo Salvini.
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Può sembrare che la tv sia piena di donne ambiziose. Però l’ispettrice di La casa de papel (Netflix) se ne va nel bel mezzo delle trattative coi rapinatori che tengono in ostaggio decine di persone perché la figlia sta passando il pomeriggio col padre fuori dagli orari di visita concordati nella separazione. La ministra degli Esteri di Madam secretary (RaiPlay) praticamente a ogni puntata interrompe qualche negoziato sul disarmo nucleare e robetta simile perché una figlia è in crisi col ragazzo, o un figlio deve fare i compiti, o la lavatrice si rompe (giacché, in una casa in cui il marito è un agente segreto e la moglie è la seconda persona più importante al governo del Paese, mica ci sarà una collaboratrice domestica che si occupi del bucato). E poi c’è Homeland.

Claire Danes è Carrie in Homeland la stagione n. 8 Homeland sarà l'ultima per lei.
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Nella settima stagione Carrie è come sempre pazza. Ha un disturbo bipolare, gli sceneggiatori gliel’hanno fornito perché nella prima stagione potesse commettere imprudenze altrimenti assurde per un’agente della Cia, cose come innamorarsi d’un talebano. Nelle stagioni successive, però, torna utile per farle violare tutte le regole delle donne televisive. Quest’anno, nel bel mezzo d’un colpo di Stato con omicidi, ingerenze russe, e altre amenità, Carrie è all’asilo della figlia, e sta dicendo al preside che quel giorno la porterà via in anticipo. Ma le telefonano per dirle che i russi hanno saputo in che ospedale è il testimone, e stanno andando a ucciderlo. Lei dice al preside che la bambina deve restare lì perché c’è un’emergenza, e quello la guarda come una madre degenere che non passa il pomeriggio alle giostre.

C’è una cosa che nessuno dei modelli comportamentali televisivi dice mai, ed è che ci sono mansioni che può svolgere chiunque: giocare con un bambino, pulire casa, telefonare all’assistenza lavatrici. Ma i negoziati coi terroristi o con le potenze nucleari può gestirli solo qualcuno, ed è giusto che quel qualcuno dia la priorità alle mansioni meno alla portata di chiunque. Invece osare non dare la priorità al proprio sacro ruolo di massaie e madri è una cosa che, in tv, fanno solo quelle con l’attenuante del disturbo mentale. E ora ditemi: il problema è davvero Elisa Isoardi? (Per sicurezza, io non possiedo un ferro da stiro: non vorrei essere presa per modello comportamentale).

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