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Perché la donna di potere passa il tempo a rassicurare il suo uomo (e a salvare la coppia)

Se guadagna più di lui, è socialmente più rilevante di lui, ha fatto più carriera di lui, allora deve moltiplicare manicaretti e altre dimostrazioni di femminilità

Rawpixel.com / Unsplash.com

In un film magnifico e incomprensibilmente trascurato intitolato The party (se vi sbrigate forse trovate ancora qualche cinema che lo proietti), Kristin Scott Thomas, appena nominata ministro della Sanità nel governo-ombra, invita gli amici a casa per festeggiare (il party è sia la cena sia il partito). Mentre è in cucina (a parlare di nascosto con l'amante: è una cena dove tutti mentono e fanno schifo, insomma sembra casa nostra), un'ospite chiede dove sia. Un'amica risponde: «A fare la Thatcher: a provare che, se necessario, è ancora in grado di cavarsela in cucina e improvvisare dei canapé nonostante il suo peso politico».

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Una scena di The party.

È un meccanismo che conosciamo tutte, alcune per averlo vissuto e altre per averlo osservato: la donna in posizione di potere, se non è così spericolata da pensare di cavarsela senza la benevolenza d'un uomo, deve passare metà del tempo a rassicurarlo. Se guadagna più di lui, è socialmente più rilevante di lui, ha fatto più carriera di lui (aggravante: nello stesso campo), allora deve moltiplicare manicaretti e altre dimostrazioni di femminilità: conosco donne che sono state senza luce in bagno una settimana per non rompere l'illusione che solo il marito fosse abbastanza virile da cambiare una lampadina (la donna che ha fatto più carriera del marito non può neanche sbraitare «T'ho detto già sette volte di cambiare la lampadina del bagno, sfaccendato d'un mantenuto»; deve sbattere gli occhioni e pigolare «Amore, ci pensi tu? Come farei senza di te...»).

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I matrimoni finiscono non per le corna ma quando la moglie ha più successo del marito

Certo, in teoria non tutti gli uomini sono uguali, in teoria ci siamo evoluti, in teoria bla bla bla. Nel 2008 scrissi un capitolo d'un libro sul dramma dello sbilanciamento dei 740, sul fatto che la ragione principale per la fine dei matrimoni non fossero mai le corna e sempre il fatto che lei osasse avere più successo di lui; la mia editor obiettò che lei conosceva il marito d'un'ambasciatrice che era lietissimo di giocare a golf tutto il giorno e fare il consorte; sono passati dieci anni, ma il marito dell'ambasciatrice continua a essere l'unico esempio di maschio risolto sebbene in posizione d'inferiorità sociale di cui disponiamo quando conversiamo del tema.

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In pratica, l'uomo di successo è ancora più a suo agio con la formula John Kennedy, che durante una visita di Stato in Francia disse la famosa frase «Sono l'uomo che ha accompagnato Jacqueline Kennedy a Parigi». Agli ultimi Oscar, Steven Spielberg s'è presentato come «il marito di Kate Capshaw»: come sono magnanimi, gli uomini con una carriera, a far passare come soggetti dominanti della coppia le mogli che al massimo hanno un guardaroba.

La settimana scorsa, in uno di quegli articoli «non vuole rilasciare dichiarazioni ai giornali ma dice agli amici che», c'era scritto che Elisa Isoardi - fidanzata di Matteo Salvini o, nella definizione di Fiorello, "first Lega" - pensa che «una donna, per quanto in vista, deve sempre dare luce al suo uomo». Sui social c'è stata grande agitazione da leso femminismo (mica vorrà abbandonare Unomattina, che nessuna di noi ha mai visto ma improvvisamente ci appare fondamentale, per fare davvero la first Lega?). E io ho cominciato 
a fantasticare su una visita di Stato, le telecamere fuori dalla dacia di Putin, e Salvini col colbacco che dice «Sono l'uomo che ha accompagnato Elisa Isoardi in Russia».

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