Gli hotel in Alto Adige sono i nuovi monasteri dove il tempo si ferma e l'anima riaffiora

Gli hotel? Sono i nuovi monasteri

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Gli hotel? Sono i nuovi monasteri. No, non c’entra la location, che solo in qualche caso fortuito può esser stata, in origine, conventuale o monastica. A ispirare l’analogia è piuttosto la loro funzione surrogata di luoghi in cui ritrovare (o incontrare per la prima volta) la propria anima, in una condizione di sospensione temporale e di lontananza geografica dai ritmi e dalle costrizioni della vita quotidiana.

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Prendi l’Alto Adige, metà di una regione in molti sensi autonoma e mèta di un turismo selezionato che ha il fulcro nella cultura della montagna e nella leggendaria ospitalità dei suoi albergatori. Il fatto, relativamente nuovo, è che proprio come un monastero, l’hotel contemporaneo tende ad essere un centro di rigenerazione fisica e spirituale per il singolo, la coppia o la famiglia che vi si affida per un weekend lungo o una breve vacanza ristoratrice, via dalla pazza folla e a diretto contatto con la natura. La montagna, si dirà, è un habitat ideale. Specie d’estate, quando l’immersione nel paesaggio, volendo, è totale e immediata, senza troppe sovrastrutture di impianti e di equipaggiamenti necessari ad affrontarla. Ma non basta: sul genius loci si innesta oggi la nuova vocazione di hotel concepiti per accogliere l’ospite e trattenerlo il più a lungo possibile all’interno della struttura o delle sue pertinenze (ettari di prati e boschi perenni a completa disposizione), coccolandolo e cercando di soddisfare ogni sua esigenza di benessere e cura.

Ecco due situazioni esemplari, che ho avuto la possibilità di testare a fine luglio e che, nella loro diversità, hanno in comune un aspetto rilevante di questa nuova cultura dell’ospitalità montana: il riferimento a una sorta di “mito fondativo” che coincide in buona sostanza con la storia della famiglia e della terra o del maso da cui tutto ha avuto inizio.

La prima sorpresa è in Val d’Ega, tra i massicci dolomitici del Catinaccio e del Latemar che si riflettono nel famoso lago di Carezza. A 1375 metri di altezza, in località Nova Ponente, l’Hotel Pfösl, ridisegnato nel 2017 in stile alpino-moderno, all’insegna della sostenibilità, con legno, pietre naturali e vetro, dallo studio Bergmeisterwolf di Bressanone, è l’ultima evoluzione di una locanda aperta in un maso del ‘600 a metà del secolo scorso. Membro dei Vitalpina Hotels – un’organizzazione che affilia una trentina di strutture altoatesine di qualità, basate sulla promozione di un rapporto autentico con il contesto alpino –, il nuovo Pfösl (pfoesl nell’indirizzo web) è caratterizzato da un rivestimento esterno in legno scuro che richiama l’intelaiatura tipica dei vecchi fienili. Offre suite e chalet esclusivi realizzati con materiali salubri ai margini del bosco, ampi spazi comuni, un ristorante panoramico di alto livello e un centro benessere che comprende una infinity pool con acqua salina e otto diversi tipi di sauna (alle erbe alpine, al pino mugo, alla lavanda, al timo selvatico...). Non manca nemmeno un tocco esoterico, con una sauna esterna chiamata “Il Rituale”, e il “bagno nel bosco”, versione autoctona dello shirin-yoku, la pratica giapponese del bagno nella foresta per migliorare l’equilibrio energetico a partire dal silenzio e dal respiro.

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La cucina, insieme tradizionale e innovativa, ampiamente basata sulle erbe e le verdure dell’orto, è sicuramente uno dei punti di forza dell’eco design hotel gestito dalle eredi del fondatore, le sorelle Zelger, Brigitte ed Eva, dal marito di quest’ultima Daniel, e dai loro figli. Guidata dallo chef Markus Thurner – uno dei pochissimi in grado di macellare in casa, a regola d’arte, per il fabbisogno del ristorante –, sforna piatti gustosi, creativi, convertibili anche alle esigenze del “senza glutine” e del “senza lattosio”. E la produzione del pane è un’esperienza mistica, che si rinnova ogni giovedì, per la gioia del palato di una clientela viziata, con alto tasso di dipendenza. E di ritorno.

Diversa e più appartata l’esperienza del Lüsnerhof, un hotel che prende il suo nome del toponimo Lüsen (in italiano Luson), rio e comune adagiati in una valle laterale del fiume Isarco, che abbraccia il massiccio della Plose e confina con la più nota Val Pusteria, da cui la separa l’alpe di Rodengo. Qui, a una decina di chilometri a nord-est di Bressanone, in vista della Vetta d’Italia, il punto più settentrionale della Penisola, al confine con l’Austria, è nato 35 anni fa il sogno di Franz Hinteregger, primo, illuminato albergatore della sua famiglia, dedita da sempre alla pastorizia e proprietaria di una malga di 10 ettari da cui provengono ottimi prodotti caseari, tra cui l’irripetibile formaggio al cirmolo. Ampliato e reso più confortevole nel tempo fino al livello attuale di un 4 stelle superior, il Lüsnerhof non è il solito, sonnacchioso albergo di mezza montagna, ma un “naturhotel” che prende il meglio della tradizione locale (dalla bioedilizia alla filosofia della vacanza attiva, certificata dall’adesione ai Vitalpina e ai Wanderhotels, che l’hanno incoronato primo in escursionismo) e lo innesta su un originale percorso benessere perfettamente integrato nell’ecosistema della valle. Prima struttura in Alto Adige ad avere realizzato un “giardino alpino”, costellato da una sorprendente serie di saune immerse nel verde che si scoprono via via passeggiando in accappatoio nella tenuta, l’hotel si propone come un salutare “pit stop”.

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Per fare il pieno di energia, oltre a godere delle piscine, delle saune, dei bagni di sole e di vapore, del laghetto balneabile naturale e della privacy delle “casette dei bagni alpini”, cui si accede su prenotazione con un apposito chip, ci sono sostanzialmente due alternative, compatibili e sinergiche. Scegliere fra i numerosi trattamenti, individuali e di coppia, proposti quotidianamente dalla spa dell’hotel – che offre in esclusiva i massaggi e i rituali di detersione alle pietre primordiali di quarzite argentata, dalle proprietà lenitive e detox – o lasciarsi contagiare dal dinamismo e dalla simpatia del padrone di casa, grande conoscitore e guida appassionata su ogni tipo di sentiero. Anche d’inverno, quando sui prati innevati ci si avventura molto meglio con le ciaspole.

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