Orientarsi senza Gps non è da primitivi anzi potrebbe essere la vera svolta

Come risvegliare il senso dell'orientamento e lo spirito d'avventura, senza l'aiuto della tecnologia

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Il senso dell’orientamento è innato e la tecnologia, spesso, finisce per inibirlo: ne sono convinti geografi e trainer di orienteering che organizzano spedizioni nelle zone più selvagge senza Gps. «Orientarsi - che letteralmente significa volgersi verso Oriente - è un’arte che si impara sul campo. Prima regola è quella di evidenziare elementi di spicco che possono diventare punti di riferimento: la linea di un fiume, un monte, una collina, il campanile. Partendo da questi “paletti” è semplice immaginare stradine o sentieri paralleli o che si intersecano e organizzare mentalmente il percorso. Una volta intrapreso il cammino bisogna utilizzare le bussole naturali come le stelle o il vento.

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Il sole, il vento e la stella polare tracciano la direzione

La posizione del sole indica in modo approssimativo i punti cardinali: sorge a Est, tramonta a Ovest, raggiunge la massima altezza sull'orizzonte a Sud. La terra, nell'arco delle 24 ore, compie un giro completo e negli orari intermedi il sole si trova a sua volta in posizioni intermedie rispetto a quattro punti cardinali. Dunque, alle nove del mattino è a Sud-Est; alle tre del pomeriggio a Sud-Ovest e così via: conoscere questi riferimenti consente di intraprendere la direzione corretta. Non solo. Orientarsi affidandosi al sole permette di riappropriarsi dei ritmi circadiani che regolano l’attività delle molecole della felicità: risintonizzarsi con la sua luce allontana il rischio-depressione, problema frequente dove la luce scarseggia. Quando ci si trova in uno spazio aperto e soffia il vento bisogna imparare a decodificare il significato della pressione esercitata dall'aria contro il corpo. Si tratta di comprendere da che direzione proviene: da Nord? Da Sud? È più facile intercettarlo cercando un altro riferimento, esempio una montagna, una chiesa di cui si conosce la posizione (Nord-Est) e cercando di capire se è da quel luogo che arriva il vento. C’è poi la bussola per eccellenza: la stella polare che appartiene alla costellazione del Piccolo Carro nota anche come Orsa Minore. A differenza del sole è un riferimento fisso che indica sempre il Nord, guardando la Polare a destra è possibile individuare la direzione cardinale Est e a sinistra l’Ovest.

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Creare interconnessioni senza orologio

Tra i vari riferimenti, alcuni appaiono statici, come le montagne, i fiumi, le linee di costa, le strade mentre altri sono in movimento, e possono comparire e scomparire con maggiore o minore regolarità nel corso del tempo, il sole e gli altri astri visibili, il vento, le nuvole, il flusso e la portata dei corsi d’acqua, il passaggio di animali. Più si riesce a mettere in relazione ciascun riferimento con gli altri, più sarà chiara la mappa mentale del territorio da esplorare. Non solo: evitando di seguire strumenti tecnologici, si apprezzano itinerari, forse, un po’ tortuosi, ma affascinanti perché inesplorati. Altrettanto interessante è scoprire che non esiste un’unica via per raggiungere una meta, e che ogni percorso ha le sue gratificazioni da offrire. Infine, per gustare fino in fondo il piacere dell’avventura, il suggerimento è quello di partire senza I-watch, liberi dal tempo dell’orologio. Per conoscere l’ora basta osservare l’ombra dei tronchi che è posizionata nella direzione opposta al sole. Se piantando un bastoncino tende sempre ad accorciarsi vuol dire che è mattino inoltrato quando si allunga vistosamente è tardo pomeriggio.

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