8 marzo 2017, sai perché le donne fanno sciopero?

Quest'anno per la Festa della donna il movimento delle donne proclama uno sciopero con lo slogan «Se le nostre vite non valgono, non produciamo», protesta globale contro la violenza e la discriminazione di genere

L'8 marzo la festa della donna si celebra con uno sciopero
Getty Images

Sarà un 8 marzo di sciopero al femminile, più che di festa, quello che si annuncia per la Festa della donna di questo 2017 in Italia e in altri 40 Paesi del mondo. Il movimento internazionale Non Una Di Meno invita le donne a uno sciopero globale di 24 ore per urlare ancora una volta basta alla violenza sulle donne, alla disuguaglianza di genere, allo sfruttamento, al sessismo come al razzismo, alla richiesta di dimissioni in bianco, alle differenze di retribuzione tra uomini e donne a parità di mansioni e qualifiche.

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Con lo slogan

«Se le nostre vite non valgono, non produciamo»

le donne lanciano la sfida a produrre senza le donne. Con il fine ultimo di scrivere un Piano anti-violenza, perché la violenza sulle donne non si combatte con l'inasprimento delle pene (alla Camera si discute di ergastolo per il femminicidio) ma con una radicale trasformazione della società.

Fucsia e nero i colori di questo 8 marzo 2017

I colori di questa Giornata della donna di lotta sono il fucsia e nero, non il giallo mimosa. Il fucsia è sfilato a Roma durante la grande manifestazione del 26 novembre scorso, come nella imponente Women's March di Washington del 21 gennaio dove impazzavano i pussy-hat (i cappellini rosa con le orecchie da gatto che hanno sfilato anche in passerella da Missoni) anti-Trump; il nero è il colore simbolo del Black Monday (lunedì nero) delle donne polacche scese in piazza a centinaia di migliaia il 3 ottobre del 2016 (insieme con moltissimi uomini) per opporsi alla minacciata proibizione dell'aborto, una battaglia vinta con il ritiro della proposta governativa.

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Non più streghe, ma matrioske

L'assemblea del movimento delle donne a Bologna il 5 febbraio 2017

Questo 8 marzo di sciopero nasce da un percorso che ha visto rifiorire il movimento femminista in moltissime realtà italiane (e persino in passerella, con le sfilate di Versace e di Dior). Dalle mobilitazioni che hanno portato alla manifestazione di Roma in novembre, alla due giorni di assemblea a Bologna il 4 e 5 febbraio scorsi con 2mila donne a discutere in tavoli di lavoro che poi hanno animato nelle loro realtà gruppi e comitati che si stanno auto-organizzando in vista dello sciopero al quale hanno aderito anche diverse sigle sindacali.

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Sarà una giornata di astensione dal lavoro, dalla cura e dal consumo, ciascuna donna è invitata a scioperare come può, anche con lo sciopero bianco o con un tweet storm. Il vademecum dello sciopero si trova sul blog nonunadimeno.wordpress.com. In tutte le città italiane ci saranno cortei, sit-in, presidi, flash-mob, assemblee nei luoghi di lavoro, incontri di discussione, veglie, feste. Emblema della giornata, che vedremo su striscioni e volantini, le matrioske, simbolo dell'unità delle donne, uno dentro l'altra, nella lotta globale.

Gli 8 punti per l'8 marzo: no alla violenza di genere

La Women's March di New York contro l'insediamento di Donald Trump
Getty Images

Le rivendicazioni delle donne per questo 8 marzo di sciopero sono tantissimi: chiedono che i centri antiviolenza vengano potenziati e rimangano spazi laici e autonomi; la piena applicazione della convenzione di Istanbul; l'aborto libero, sicuro e gratuito, non minacciato dall'obiezione di coscienza dei medici; rivendicano un salario minimo europeo che affranchi le donne dal bisogno; si battono contro le frontiere, per l'accoglienza dei migranti e lo ius soli; sono convinte che la cultura della violenza si possa distruggere solo con l'educazione alle differenze e che la scuola pubblica debba diventare il luogo privilegiato di questa formazione, dall'asilo all'università; si battono ancora e sempre contro i linguaggi sessisti e misogini, la mercificazione del corpo femminile e perché il femminismo diventi una lettura complessiva della realtà. Una lotta condivisa anche dalle star, come Cindy Lauper, che per finanziare i servizi alle donne ha lanciato la t-shirt che si rifà al titolo della sua canzone più famosa - Girls just want to have fun - trasformandolo nello slogan femminista Le ragazze vogliono solo avere diritti fondamentali (in vendita qui).

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