Quest'estate in vacanza ci vado con i libri infilati in ordine (scomposto) nella borsa mare

La regola è: due nuovi, due classici, un cult, poesie o racconti per le pause brevi, e poi un testo a piacere, come a scuola

libri da leggere in vacanza estate 2018
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Quest’anno mi porterò Izzy in vacanza. Ha 14 anni. È inquieta, ribelle, una pecora nera. Non la conosco ancora bene, eppure già mi piace. Al momento so solo che ha tendenze piromani – forse – e che suona il violino. Ha tre fratelli più grandi di lei e abita a Cleveland, Ohio, in un quartiere di vialetti tutti uguali e prati ben falciati, chiamato Shaker Heights. Izzy e tutta la famiglia Richardson sono i protagonisti di Tanti piccoli fuochi, romanzo di Celeste Ng, considerato dal New York Times uno dei 10 bestseller dell’anno. È dalla sua uscita italiana, a fine maggio, che sogno di leggerlo. Da allora prende polvere sul mio comodino, in attesa di infilarsi quatto quatto nella borsa del mare tra le creme solari e le infradito. Accanto a lui, in ordine scomposto: Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman, altro “caso” dell’anno; Il giro di vite di Henry James, Le piccole virtù di Natalia Ginzburg; Il falò delle vanità di Tom Wolfe, Il purgatorio dell’angelo di Maurizio De Giovanni e i racconti di Carver. La regola è: due nuovi, due classici; un cult che ti vergogni di non aver mai letto; poesie o racconti per le pause brevi; un testo a piacere, come a scuola.

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Nella torre di carta che troneggia accanto al mio letto, pronta a crollare come il Jenga appena sfilo un volume da sotto, i fantastici sette dominano al momento il front row. Significa che sono gli “eletti”, i predestinati alle mie letture imminenti, ormai in salvo da un destino di somministrazione serale in stato narcolettico. Per fortuna esiste l’estate, momento salvifico di dormite, recupero di arretrati e grandi abbuffate libresche. Già assaporo quell’attimo magico di silenzio e quiete, in cui i grandi riposano, i piccoli bivaccano in uno spicchio d’ombra o annegano da qualche parte senza disturbare, e io divoro pagine. Le inghiotto alla svelta sapendo che quel miracolo di solitudine sospesa dura poco, e che è un regalo essere lì distesa a fare quello che mi piace, nell’attimo preciso in cui lo voglio fare. Mi gusto le parole come lampascioni. Le succhio lentamente come caramelle per conservarne il sapore. Strappandole più che posso al brusio della vita che torna, dopo la canicola.

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Secondo un’indagine presentata quest’anno dall’Istat a Tempo di libri, fiera internazionale dell’editoria di Milano, in Italia aumentano i non lettori. Il 30 per cento non legge per mancanza di tempo. O perché è troppo stanco (9,1 per cento) o perché ha problemi di salute (vede male per via dell’età il 15,9 per cento) o perché preferisce fare altro (23,7 per cento). Se salite su qualsiasi tratta Trenitalia sarete sopraffatti dalla quantità di persone che trascorrono quel favoloso bottino di ore tra Milano e Roma o Napoli o Torino consultando notifiche e messaggiando su WhatsApp. Pochi leggono il giornale, quasi nessuno un libro. Se persino Tim Cook, successore di Steve Jobs e ceo di Apple, ha detto che stare inchiodati a uno smartphone è uno spreco di tempo, forse dovremmo darci una calmata.

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Dissipare il tempo è il più grave dei crimini. Persino in vacanza, quando di tempo ne abbiamo in abbondanza e siamo in diritto di non fare niente. Ma fare niente o fare cose inutili, come lanciare sassi nell’acqua o importunare le formichine, è sempre meglio che riempire i minuti con distrazioni infruttuose e inquinanti (per il cervello, intendo, o per chi vi sta intorno). Piuttosto leggete. Leggere è come il sesso: più lo fai, più ti va di farlo. Infatti quasi sempre mi ritrovo a settembre pronta a spararmi “tutti i russi”, ma il lavoro incalza. E la stanchezza prevale su tutto. Se siete come me, correte al nostro Speciale Libri per l’estate, nel numero di Gioia! in edicola questa settimana e dateci dentro. Dopo aver spento il cellulare…

Scrivete a Maria Elena Viola, direttore di Gioia!: direttoregioia@hearst.it

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