Giovani, carini e molto occupati: i 3 designer più promettenti del Salone del Mobile 2018

Se anche tu ti tufferai nel caos creativo della Design Week milanese, ecco chi sono i creativi da citare per sembrare davvero un insider

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Getty Images

Dal 17 al 22 aprile 2018 torna la Milano Design Week, l'evento più importante al mondo sul tema del design. Sei giorni, oltre 1.2o0 eventi ad animare la città, il Salone del Mobile in Fiera, installazioni iper creative e un sacco di gente creativa in giro. Se anche tu stai per tuffarti nella Milano più estrosa, ecco le interviste ai designer più cool del momento. Quelli da citare per sembrare davvero una insider!

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1. La designer su cui scommettere: Chiara Andreatti

Filippo Bamberghi

Veneta, classe 1981, Chiara Andreatti (chiaraandreatti.com) si è fatta notare firmando la collezione Fendi Casa al Design Miami/2017. Crede che un tocco poetico sugli oggetti di uso quotidiano arricchirà la nostra vita. Al Salone presenta il pouf ROPU e il mobile contenitore SEN per Potocco (nelle foto qui sotto, potoccospa.com).

Come descriveresti il tuo approccio al design?

Credo molto nel potere dell’artigianato, sia puro che rivisitato in chiave moderna: una lavorazione che va sparendo, un materiale del passato decontestualizzato nel presente, o un dettaglio imperfetto che fa sorridere.

Come si conciliano oggi tecnologia e manualità?

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L’artigianato dona carattere e unicità. Ma bisogna poi relazionarsi con la realtà industriale e riuscire a concretizzare al meglio “quel dettaglio” pensato artigianalmente. Se questo avviene nasce un vero e proprio incontro perfetto!

Esiste secondo te una visione ‘femminile’ del progetto?

Sì certo, le artiste/designer hanno un’abilità e una sensibilità propria, unica. Un esempio? Anni Albers e tutte le donne del Bauhaus che hanno dato una svolta innovativa all’arte e all’architettura.

Quali sono le tue icone?

Molte sono le personalità che hanno influito sulla mia formazione: Louise Bourgeois per il suo legame stretto con la memoria, Ruth van Beek per le sue microarchitetture visionarie, Georgia O’Keeffe per la forza espressiva del suo lavoro, Cristophe Delcourt per l’utilizzo di materiali naturali e la cura dei particolari.

Il tuo primo progetto presentato al Salone del Mobile di Milano?

Il mio primo progetto è stato nel 2013, Végétales, una collezione di porcellane autoprodotte decorate con stampi di frutta/verdura bagnati nell’inchiostro blu. Per iniziare ci vuole un pizzico di incoscienza misto a tanta voglia di sperimentare!

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Quali sviluppi prevedi nel tuo lavoro?

Mi piacerebbe testare maggiormente il mondo degli allestimenti e delle installazioni. Mi vorrei anche dedicare al mondo del tessile per la casa, un campo che manca di innovazione. Magari lavorando con un laboratorio storico portandolo a sperimentare nuove superfici con tecniche antiche.

Milano è ancora la capitale del design?

Milano è cambiata negli anni: durante il Salone sicuramente è invasa da scenari ed eventi stimolanti che la rendono viva e frizzante. Ma per cercare nuove idee amo i paesaggi esotici e le mete non battute dal turismo!

2. La designer prodigio: Cristina Celestino

Annacarla Granata

Nel 2009, a vent’anni, Cristina Celestino (cristinacelestino.com) fonda un suo brand: Attico Design. Da allora la sua è una continua ascesa con collaborazioni eccellenti come quella con Gebrüder Thonet Vienna che presenta al Salone del Mobile (nelle foto qui sotto, gebruederthonetvienna.com).

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Come descriveresti il tuo stile?
Lo definirei narrativo. C’è sempre un riferimento a qualcosa che crea un racconto emozionale.

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Chi sono i tuoi maestri?

Le Corbusier e Carlo Scarpa. Ma anche Sottsass, Gino Sarfatti, Caccia Dominioni, per citarne solo alcuni. Tutti i loro lavori sono estremamente contemporanei e intelligenti sotto tutti gli aspetti.

L’esperienza ad oggi più importante e che ha segnato un punto di svolta nella tua professione?

Probabilmente i miei progetti di rivestimenti e pavimentazioni per Botteganove e Fornace Brioni, che hanno avuto un grande riscontro. Anche “The Happy Room” il progetto per Fendi del 2016. È stata un’opportunità unica per poter presentare un concept attraverso una collezione di arredi completa.

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Ricordi il tuo primo progetto presentato al Salone di Milano?

È stato nel 2012 con “Atomizers”, una collezione di 9 oggetti in vetro soffiato selezionati per partecipare al Salone Satellite, dal 2013 prodotti da Seletti ed entrati a far parte della mostra permanente di Italian Design alla Triennale di Milano. Per questo progetto ho lavorato sui flaconi di profumo d'epoca e ho pensato ad un modo diverso per servire i condimenti a tavola, ad una gestualità nuova.

Dal mini alla maxi scala: esiste un design ‘utile' che possa migliorare la vita quotidiana?

Siamo circondati da oggetti funzionali pensati per rendere la vita di tutti i giorni più semplice. Io cerco di veicolare un messaggio, un racconto, oltre alla funzionalità che è un valore che si da per scontato nei progetti. In questo senso spero che i miei progetti siano utili.

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Che valore dai ai materiali, colori, texture?

Penso sempre alle qualità tattili dei materiali, a quello che possono evocare, all'emozione data dai colori e dalle finiture. Come nella collezione di tavoli “Caryllon” che ho disegnato per Gebrüder Thonet Vienna, che verranno presentati quest'anno al Salone del Mobile. In questo progetto ho voluto giocare con il materiale e i colori dei piani dei tavoli, caratterizzati da intarsi di diverse essenze di legni.

Hai delle passioni che in particolare influenzano i tuoi progetti?

Sono fortunata perché il mio lavoro coincide con molte delle mie passioni. Sono collezionista di design d'epoca ma anche di oggetti comuni. Spesso trovo ispirazione nei volumi e negli accostamenti cromatici che crea la natura attraverso conchiglie, piante, fiori, funghi. Mi piace guardare al mondo dell'arte, della moda o della gioielleria.

Oltre a Milano quali sono le città che ami di più e perché?
Parigi è una città magica, con cui sento un'affinità elettiva. E Tokyo, che mi ha conquistata proprio per questo suo modo di essere così dissonante ed unica!

3. Il designer più cool: David Lopez Quincoces

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Innamorato dei grandi maestri del passato, il suo studio è specializzato in luxury retail (quincocesdrago.com). A Milano David Lopez Quincoces ha aperto la Six Gallery (six-gallery.com): uno spazio innovativo e d’atmosfera dove si mescolano design, food e fiori. Per il Salone 2018 ha firmato le sedute e i tavolini Era per Living Divani (nelle foto qui sotto, livingdivani.it).

Come descriveresti il tuo stile e il tuo approccio al progetto?

Sincero. Nei miei oggetti privilegio le linee pure e pulite, dove le geometrie sono tirate al massimo e la ricerca sui materiali è molto alta, per ottenere la struttura più sottile possibile.

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Chi sono i tuoi maestri?

Sono molto legato a Poul Kjærholm, Le Corbusier e Gio Ponti, ma la lista è potenzialmente infinita. Per me il passato è una continua fonte di ispirazione, guardare al lavoro dei maestri è fondamentale nella mia ricerca quotidiana.

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Oggi secondo te la moda influenza il design?

Moda, cinema, letteratura... è tutto l’insieme di quello che si vede, si conosce, si studia, che poi finisce per influenzare il proprio lavoro.

Sei spagnolo e hai scelto Milano come base …

Mi sento cittadino del mondo. Ogni città ha il suo fascino e il suo richiamo. Per il nostro mestiere gli Stati Uniti e New York in particolare offrono continua fonte di ispirazione, per l’approccio libero rispetto al passato.

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Ricordi il tuo primo progetto presentato al Salone di Milano?

Era il 2011, mi sentivo un bambino piccolo, prima di una festa, o forse prima di un esame. Un momento di svolta, una fase di cambiamento importante, in cui cerchi di imparare il più possibile.

Come si trasforma un luogo abbandonato o anonimo in uno attraente?

Come tutti i designer immaginiamo i posti e plasmiamo il loro futuro, basandoci sulle tendenze estetiche e di mercato per poter sviluppare il progetto ogni volta più adatto. Cerchiamo di creare un sogno, un nuovo luogo che sia al tempo stesso bello, interessante e riuscito.

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