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Bonus bebè: le cose da sapere

In cinque anni sono nati 66.000 bambini in meno e l'età delle primipare è sempre più alta, e il ministro della Salute ha proposto di raddoppiare il bonus bebè: basterebbe per invertire la tendenza?

bonus bebe
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È solo, per ora, una proposta, ma il clamore suscitato dall'annuncio della ministra della Salute Beatrice Lorenzin di raddoppiare il bonus bebè del primo figlio (e aumentarlo dal secondo in poi) fino al 31 dicembre del 2020, la dice lunga su quanto scotti il tema delle politiche familiari

Chi ha diritto al bonus bebè oggi

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Attualmente il contributo è riservato ai nuclei familiari con un reddito annuo inferiore a 25.000 e 7.000 euro. I primi ricevono 80 euro al mese (960 all'anno) per ogni figlio, i secondi 160 euro (1.920 all'anno), il tutto per tre anni. «L'immagine che meglio rappresenta la nostra condizione demografica è quella di un palazzo a cui si aggiungono sempre più piani al vertice, mentre si indeboliscono le basi. È ovvio che un sistema così crolla. Nello stesso modo, un Paese senza giovani non è in grado di sostenere né il sistema sociale, né la ripresa economica», dice Alessandro Rosina dell'Università Cattolica di Milano. Secondo Istat, in cinque anni si sono perse 66.000 nascite, mentre l'età media in cui le donne hanno il primo figlio continua a crescere.

In cinque anni sono nati 66.000 bambini in meno e l'età delle primipare è sempre più alta

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Ma il bonus bebè è davvero la soluzione? 


Una risposta ce la danno i nostri vicini. In Germania per esempio, da gennaio 2016 ci sono 190 euro al mese per il primo e altrettanti per il secondo figlio, 196 per il terzo, 221 dal quarto in poi, tutti fino al 18esimo anno di età. La Francia (che da luglio 2015 ha pure stretto la cinghia, decidendo di commisurare il bonus al reddito), eroga 130 e 296 euro alle famiglie con due e tre figli, con un reddito inferiore ai 67.000 euro. La verità, però, è che in tutti questi Paesi il bonus è solo una parte degli interventi a sostegno della natalità, insieme a servizi per l'infanzia (asili nido), defiscalizzazioni per le famiglie, part time per le madri. «Servono politiche stabili e coerenti e non occasionali o generiche. Serve dare ai giovani lavoro stabile e continuità di reddito.

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In Italia ha potuto godere del bonus bebè 2015 solo chi aveva un reddito molto basso: inferiore a 7.000 e 25.000 euro.

Avere un figlio non può essere causa di impoverimento



Perché questo è il bonus bebè così com'è: una politica di contrasto alla povertà», continua Rosina. Tanto più che i soldi per il nuovo sussidio arriverebbero dai risparmi del bonus bebè 2015 dovuti al calo di natalità… E se l'anno prossimo questi risparmi non ci fossero più? «Nessuno, inoltre, ha mai detto quali sono stati gli esiti del bonus precedente, se e come ha funzionato. Si può rilanciare una misura così senza sapere com'è andata e solo perché avanzano dei soldi?», conclude Rosina. In effetti, considerando che un figlio dura più di una legislatura, sarebbe opportuno avere qualche risposta.

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