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Regole per bambini e adolescenti: il pedagogista Daniele Novara consiglia niente punizioni

Il pedagogista Daniele Novara sostiene che non bisogna punire i bambini: bisogna stabilire delle regole, che gli adulti, per primi, devono imparare a rispettare

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Davide 11 anni, ha raccontato che i compagni di classe gli avevano rubato il diario. La madre, allarmata, ha chiesto immediatamente un colloquio con l'insegnate, ma ha scoperto con suo grande disappunto che è stato suo figlio a gettare il diario nel cestino della carta straccia, per nascondere le note disciplinari. 

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Giorgio, 13 anni, giocando a baseball in casa con un amico ha rotto un vaso prezioso. Ha cercato di rincollarlo ma non c'è riuscito: sua madre al rientro era (giustamente) furiosa.

Di fronte a queste palesi bugie i genitori vorrebbero mettere in castigo i figli. Ma il pedagogista Daniele Novara sostiene che è inutile. Nel libro Punire non serve a nulla, Bur, pp. 262, euro 13, mette a punto una nuova strategia per interagire, meglio, con bambini e adolescenti. 

Non si rischia di lasciare troppo liberi i figli?

No, se noi adulti stabiliamo delle regole e impariamo a rispettarle. Se chiediamo a nostro figlio di guardare la televisione solo mezz'ora al giorno, ma poi un pomeriggio prolunghiamo l'orario, non possiamo lamentarci se il giorno dopo fa i capricci. Stesso discorso per l'adolescente: va gestito. Quanti ragazzi vogliono a tutti i costi un cane, ma una volta ottenuto non se ne occupano? Bisogna imparare a dire no.

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In pratica bisogna contenerli

Proprio così. Qualche tempo fa ero a Verona per un convegno e mi sono ritrovato a mangiare una pizza in piazza dei Signori. Vicino a me c'era una famiglia con un bambino di circa 8 anni. Il piccolo ha cercato di prendere il telefonino del padre per giocarci, non ci è riuscito e ha picchiato la madre. Lei non ha reagito e il padre si è messo a ridere! Mi chiedo quanto sia grande la sofferenza di questo bambino, che può impunemente tiranneggiare i genitori.

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I dispositivi elettronici sono fonti di continue discussioni fra genitori e figli

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Secondo me andrebbero vietati prima dei 6 anni e limitati a mezz'ora al giorno fino alla fine delle elementari. Perché limitano l'esperienza sensoriale e distraggono dagli impegni quotidiani. E' impossibile studiare con profitto se ci si collega continuamente a WhatsApp.

Che altro?

Restare uniti. Se gli adulti non sono d'accordo fra loro, il bambino è disorientato. Discorso analogo con gli adolescenti, si può trovare un accordo tutti insieme, ma poi non si sgarra. 

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Purtroppo gli adolescenti, nonostante i divieti, continuano a trasgredire 

Perché le mamme italiane non delegano l'educazione dei figli ai padri. Un errore molto grave. A quest'età non funziona più il codice educativo materno, fatto di protezione e accudimento, ma servono regole e disciplina.

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E se non funziona?

Gli adolescenti cercano sempre, per loro natura, di trasgredire. In questo caso si può pratica il silenzio attivo, per sottolineare la delusione dei genitori e far notare la deviazione dagli obbiettivi educativi. Per marcare meglio il concetto si può dire: mamma e papà sono stupiti di quanto è successo. Non va bene. Adesso staranno un po' in silenzio, per riflettere.

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