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Non mi piacciono gli animali!

Come vive l'attuale congiuntura animalista chi non vuole un quattrozampe e detesta accarezzare quelli degli altri

Come vive in un mondo animalista chi non vuole cani, gatti o criceti in casa e non sopporta quelli degli altri.
Getty Images

Il mio amore per gli animali ha la forma di un criceto stecchito nella gabbia una mattina di 35 anni fa. Il criceto era di mia sorella, povera bestia. E lei è ancora convinta che lo abbia ammazzato io – nella notte? Col veleno? Chissà: ero una bambina piena d'iniziativa. Non so che nome avesse: io lo chiamavo Insù, diminutivo di Insulso Animale. E non l'ho ammazzato, giuro. Ma vi pare normale piangere per un topo?

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Sarà che a me gli animali non sono mai piaciuti. I cani, poi. Tra tutte le maniere di complicarsi la giornata, accudire un rotolo a pelo caduco, reattivo come un bambino di due anni, mi sembra il più vanagloriosamente faticoso.

Secondo India Knight, che ha pubblicato The Goodness of Dogs – un manuale per diventare l'umana esaltata di un canide soddisfatto, o viceversa – c'è «qualcosa che non va nell'anima di chi non ama i cani», che invece sono «fatti di pura gioia». Per questo, forse, non è più socialmente accettabile rifiutarsi di accarezzare il cane che ti si para davanti. Anzi: bisogna essere dei mostri per trovarne meno che struggente l'esistenza in vita. (Figuriamoci: vagamente minacciosa).

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Se Donald Trump vincesse le prossime elezioni, sarebbe il primo presidente degli Stati Uniti sprovvisto di animale domestico dai tempi di Harry Truman. Una nozione sicuramente in grado di convincere gli indecisi – in quasi metà delle case americane c'è un pet, come in Italia – ma pure l'unico punto di contatto tra il mio stile di vita e quello dello sbruffone milionario. È evidente che appartengo alla parte sbagliata dell'umanità.

Ma mentre posso capire la necessità per un capo di Stato di avere almeno una creatura al mondo che lo trovi devotamente indiscutibile – e la regina Elisabetta non avrebbe resistito 60 anni sul trono senza una scusa per uscire spesso a passeggiare – non mi rassegno ai quadrupedi nei ristoranti, sugli aerei e persino negli uffici (o nelle redazioni di prestigiose riviste di moda) imposti con la stessa naturalezza che hanno i ciclisti quando ti scampanellano sul marciapiede come a dire: sì, siamo invadenti e pure un po' fuorilegge, ma è così che sono fatti i buoni, bellezza.

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