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Sesso: 6 buoni motivi per fare l'amore spesso

Il sesso fa sembrare più giovani e non solo: ecco 6 buone ragioni per continuare a fare l'amore se vi ritrovate a farlo sempre meno

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Chi dimostra meno anni della sua età probabilmente fa tanto sesso: lo dice la la British Psychological society, secondo cui tre volte alla settimana sarebbe la frequenza ideale, salutare per la coppia ma anche per i partner presi singolarmente, per almeno 6 motivi diversi: a quei livelli rafforza il sistema immunitario, cancella la fame, rende la pelle elastica e luminosa, favorisce il rilascio di endorfine, migliora la salute globale e permette alle persone di sembrare anche dieci anni più giovani.

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Fare sesso fa bene, ma lo facciamo sempre meno

Nonostante i numerosi vantaggi lo facciamo poco, sempre meno, e meno ancora se abbiamo altri interessi. Nel tempo della modernità avanzata, spiega il filosofo Wilhelm Schmid in Sexout – L'arte di ripensare il sesso (Fazi) «Ci sono tante cose più importanti, almeno per uno dei partner, ma quasi sempre per entrambi: il lavoro, il fitness, gli amici, gli hobby, i bambini». E così sono in molti a scivolare verso il deserto bianco e freddissimo in cui la sensualità si congela, spesso preludio a un inverno dei sentimenti (e alla fine di una relazione).

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Che il sesso sia come lo sport, quella cosa che ci piace più guardarla che farla? 

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Questo spiegherebbe il successo delle partite di calcio trasmesse in tv ma anche di libri e film come 50 sfumature di grigio, o del sesso virtuale via app, a fronte di un'attività fisica – sul campo o tra le lenzuola – che definire blanda è un eufemismo. Dice il sessuologo Emmanuele A. Jannini, studioso della materia e soprattutto del piacere femminile: «In realtà basterebbero due rapporti la settimana. Sotto, la fragile macchina che governa la funzione sessuale s'inceppa, i tessuti si atrofizzano e diventano più fibrosi che vascolari, persino le dimensioni di pene e clitoride si riducono. La buona notizia è che il processo non è irreversibile». Tutto ciò suona minaccioso eppure è molto raro che una coppia mantenga alta, nel tempo, l'asticella del desiderio. Nonostante il contesto, o forse a causa di esso: «La supervalutazione isterica della sensualità, le 50 sfumature di grigio strillate ovunque, la nudità sovraesposta, tutto concorre a creare una situazione simile a quella delle Borse», ci racconta Schmid. «Si crea un effetto "bolla speculativa" che poi scoppia e fa crollare gli indici; dalla supervalutazione alla svalutazione, all'esaurimento totale». Insomma il sesso è dappertutto tranne che dove dovrebbe essere, cioè dentro la coppia.

Nessuno è immune dal sexout? 

«Sì, lo sono i ragazzi, che fanno sesso senza impegno usando il web e applicazioni come Tinder», spiega Schmid, «e chi è all'inizio di una relazione, quando il desiderio di scoperta di un corpo nuovo prevale sulla routine». E tutti gli altri che devono fare? Di manuali su come ravvivare il desiderio è pieno il mondo. Il primo comandamento secondo l'approccio filosofico di Schmid è «comprendere l'altro: desideri ciò di cui capisci il valore. Ma l'altro al tempo stesso deve continuare a rappresentare per te un'incognita, conservare quella dose di mistero che gli consente di restare un polo opposto al tuo». La vera sfida, nel quotidiano, è restare in equilibrio sul confine sottile tra mistero e familiare intimità. L'alternativa è quella che Schmid chiama la "pandizzazione" della coppia: prevalgono la stanchezza e il desiderio di una buona birretta sul divano, davanti alla tv. E il calo del numero dei rapporti, sottolinea Jannini, «è "tempo-dipendente": diminuisce in relazione al tempo libero, certo, ma anche al tempo in cui la coppia è stata assieme».

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Ma se al sexout infine ci arrendessimo? 

Non potremmo darlo per acquisito, come un accidente della sorte destinato prima o poi ad avverarsi? E, infine, la madre di tutte le domande: il sesso – tolta la procreazione – è davvero così importante? L'opinione di Schmid, e non solo sua, è che in effetti «ci sono problemi più complicati. Potremmo allora anche lasciare perdere il sesso sisifeo degli irruenti e cercare di accontentarci di un su e giù più dolce; la soddisfazione forse non sarà piena, ma non lo sarà neanche l'insoddisfazione». Secondo Jannini però l'unica cosa che può in una relazione compensare la mancanza di sesso è «la loquacità complice di chi ha davvero molto da dirsi. Certo è che in queste coppie, e lo vedo quando vengono da me, resta una nostalgia per i tempi in cui la loquacità era anche sessuale». L'importante, aggiunge, è saperlo: «Mentre nel sexout si scivola piano e quasi senza accorgersene, inghiottiti dal tran tran quotidiano, "tornare indietro" e riprendere a fare sesso richiede una crisi, una svolta di vita radicale: i figli che crescono e se ne vanno, un processo decisionale consapevole». O, naturalmente, un cambio di partner.

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Non è mai troppo tardi per imparare a fare sesso

Chi non prevede questa soluzione drastica ma vorrebbe recuperare l'intimità perduta può cominciare, conclude Schmid, da strategie semplici come «parlarsi molto, darsi un tono e aver cura di sé. E poi, non è mai tardi, imparare a fare sesso. Secondo gli ultimi dati appena il 4 per cento delle donne raggiunge l'orgasmo con la sola penetrazione; allora diventa importante cosa dire e cosa fare al momento giusto, tenere il corpo impegnato in attività fisiche collaterali (dalla ginnastica allo yoga). E poi cercare di infilare nelle proprie esistenze stracolme almeno un giorno ogni sei mesi dedicato a "numeri da sogno"». Non foss'altro perché il sesso rinforza e il doping psichico che garantisce supera di gran lunga la stanchezza fisica che genera: la notte prima del leggendario scontro Olanda-Spagna ai mondiali del 2014, l'allenatore olandese rompendo uno storico tabù permise alle mogli di dormire con i mariti. Risultato, la sua squadra vinse 5 a 1. 

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