L'amore (e il sesso) dopo i 50 anni è libero, romantico e complice: fidatevi, è anche meglio

Le nuove cinquantenni, moderne e indipendenti, hanno una vita sentimentale felice e ribaltano tutti i tabù, sessualità compresa: la longevità è il superpotere di questa schiera rosa

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Jordan Bauer / Unsplash.com

«Isabelle desidera, spera, piange, ama. Con passione e convinzione, leggerezza e ironia»: la regista Claire Denis descrive la palpitante protagonista del suo film, L’amore secondo Isabelle: una madre cinquantenne separata che cerca un compagno, ma non è disposta ad accontentarsi. Ne parla, e in fondo racconta di sé, di noi. Squaderna la vita sentimentale di un esercito di donne mature e indipendenti, illuminate da quello che il titolo originale chiama Un beau soleil intérieur (un bel sole interiore): più prosaicamente, un baricentro solido e caldo, frutto di un bilancio pacificato tra conquiste e sconfitte, figli cresciuti e amori congedati.

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«Non mi hanno piegato il divorzio, le angherie di tre figli maschi, un capo permaloso, perché dovrei darmi per vinta per un amore non corrisposto?». Maddalena, 58 anni

La longevità è il superpotere di questa schiera rosa: l’aspettativa di vita femminile, che in Italia tocca gli 85 anni, spinge in avanti le tappe: toniche e assertive, le sessantenni di oggi assomigliano alle quarantenni di un tempo. Secondo un’indagine dell’Osservatorio di Reale Mutua, l’83 per cento degli italiani ritiene possibile innamorarsi e iniziare una relazione negli anni grigi; lo racconta Non ho l’età, in onda su RaiTre, storie d’amore di “ragazzi” dai 70 ai 94 anni. Attrici senior volitive e affascinanti come Helen Mirren e Jane Fonda sono protagoniste di film romantici e credibili (rispettivamente, Ella & John e Le nostre anime di notte); accanto a loro, un manipolo di babyboomer sexy e stagionate, da Juliette Binoche a Monica Bellucci, da Julianne Moore a Sharon Stone, testimoniano “sul campo”, con le altre coetanee meno note, la necessità di scardinare pregiudizi e cliché. In particolare quello che la filosofa Francesca Rigotti, nel suo De senectute (Einaudi), definisce «il doppio tabù della sessualità e della vecchiaia femminile». Una sorta di stigma, inchiavardato a doppia mandata nella nostra cultura patriarcale, corroborato da miti, scritture, libri, che vede «nella sessualità delle donne mature un’aberrazione orribile, qualcosa di ripugnante. Tanto da alimentare un solido genere letterario: il Vituperium in vetulam (biasimo dedicato alla donna anziana), repertorio assai poco originale di seni avvizziti e clangore di ossa, che ci rende odioso persino il sublime Orazio».

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Photo by Mayur Gala on Unsplash

«La menopausa è una tempesta annunciata all’orizzonte dei nostri anni più floridi e pieni, ma medici e ginecologi non sono meglio dei meteorologi a prevedere ciò che ci accadrà: tocca navigare a vista». Luisa, 61 anni

Il primo radicatissimo pregiudizio che sta saltando, per Rigotti, è quello che lega a doppio filo sessualità e fertilità e che individua nella menopausa la tomba di ogni appagamento sentimentale ed erotico: «In un pianeta sovraffollato, la longevità sta diventando uno stato più rilevante della fecondità». Per quanto però sia lecito posporre il traguardo della vecchiaia di qualche lustro, la menopausa continua a rappresentare uno spartiacque cruciale, una capriola esistenziale come neanche l’adolescenza: «È un primo segnale chiaro», spiega Emma Chiaia, sessuologa e autrice di Amore e sessualità dopo i 50 anni (Red!), «da cui ricadono cambiamenti fisici ed emozionali. Ma coi suoi alti e bassi, può anche essere una grande occasione di rinascita».

«Alla mia tenera età, con un matrimonio alle spalle, due figli e dieci chili di più addosso, ho finalmente scoperto il piacere». Sabrina, 55 anni

«Si parla di calo del desiderio, ma è come con le calorie», sintetizza Chiaia. «Si dimagrisce davvero quando si smette di contarle. Lo stesso accade con la menopausa, lasciate perdere il calcolo degli ormoni, è davvero più importante ciò che accade a livello psicologico e affettivo, investire tutte le energie nelle relazioni». Più di una terapia sostitutiva naturale, passione ed erotismo possono giocare un prodigioso effetto rebound sugli ormoni: «Per molte si apre una stagione in cui il corpo reclama erotismo, ma anche cure, coccole, contatto fisico. La cosa bella è che questa voglia trova finalmente una risposta nei coetanei che, placate le esuberanze giovanili, scoprono il gusto delle effusioni, dello stare abbracciati per ore, imboccano una strada più lenta e rilassata per la sessualità, non certo meno intensa e appagante».

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Matheus Vinicius / Unsplash

«Dopo essere stata tanto tempo sposata, non ho una relazione fissa, ma frequento degli uomini. La singletudine è riposante». Anna, 53 anni

Questa età, che Emma Chiaia definisce di «deliziosa impunità» dai doveri dell’accudimento, è anche il momento dell’amore per se stesse, del sano egoismo: «Dopo i cinquant’anni si fa una scoperta cruciale: possiamo essere noi a governare le nostre relazioni. Possiamo essere propositive, ma non dimentichiamo mai di chiederci cosa ci faccia stare bene». È una consapevolezza che, impegnate come siamo sempre a dimostrare di essere brave e disponibili, raggiungiamo a fatica nell’età adulta. E che paradossalmente, svela Chiaia, ha un effetto tranquillizzante sui compagni maschi: «Una donna che fa quello che vuole è più serena, perché sta meglio con se stessa. Far capire con chiarezza che se non ci trattano bene, non ce n’è, è un po’ come scollinare: si apre una stagione in cui, se ne abbiamo voglia e troviamo quello giusto, può essere bellissimo. Ma non c’è più quella spinta spaventosa a metterci comunque nei guai».

«E poi arriva il tempo in cui, guardandoti allo specchio, provi a richiamare la bellezza con un giro di rimmel, un velo di rossetto. La chiami e non risponde». Francesca, 62 anni

Il ragazzo che ti cede il posto sul tram, il coetaneo che ti chiama signora, quell’improvvisa opacità che t’avvolge quando entri in un locale, laddove un tempo catalizzavi gli sguardi: la vita di un’ultracinquantenne è punteggiata di segnali che spuntano la capacità seduttiva, censurano civetteria e appeal. «Ma pensare che serva solo un certo tipo di bellezza per sedurre è un po’ come farsi lo sgambetto da sole», ammonisce Chiaia. «Sono credenze disfunzionali: se ci guardiamo intorno onestamente, scopriamo che le persone più desiderate non sono necessariamente le più belle e giovani, ma quelle che amano appassionatamente se stesse e la vita». Vogliamo crederci. A confermarlo è anche uno psichiatra come Paolo Crepet: «Alle donne è stata consegnata una verità rivoluzionaria: esiste una sessualità dopo la menopausa», ha dichiarato recentemente. «Ora le signore a sessant’anni possono sentirsi libere di vivere una vita sessuale da single serene e senza paranoie, e l’uomo lo sa».

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Sara Not

Lo sanno quelli maturi che, meno equipaggiati per affrontare gli smottamenti del corpo che cambia, si lasciano travolgere dall’energia di queste donne risolte e indipendenti. E lo scoprono i più giovani, che subiscono il fascino delle nuove over cinquantenni disinvolte e ironiche, che nel partner non inseguono certo la figura paterna o una qualche conferma. «Ormai, quando tra amiche qualcuna confessa una nuova storia, la prima domanda è: quanti anni ha?», sorride Emma Chiaia. «E sempre più spesso sono le donne a stancarsi per prime, rovesciando l’ultimo tabù: la paura di non essere all’altezza di un compagno più piccolo».

«Il mio nuovo fidanzato, l’uomo migliore con cui sia stata, continua a ripetermi: “Dieci anni fa non mi avresti neanche guardato”. Penso sia vero». Maria, 52 anni

L’altra scoperta interessante è che, libere dalla sovraesposizione di cui gode ogni donna giovane e bella, osservando finalmente l’umanità da quella nuova nicchia opaca, impariamo a slegare la seduzione dal narcisismo, orientiamo lo sguardo verso uomini, o donne (succede anche questo), lontani dalle nostre proiezioni. Capita così che le nuove relazioni nascano in modo più casuale e si sviluppino secondo schemi più schietti e aperti.

Sara Not

Ma l’età può portare aria nuova anche alle coppie sopravvissute alle tempeste coniugali: «Quando c’è più tempo a disposizione e i figli hanno preso il largo», ricorda Chiaia, «ci si riconosce come uomo e donna. Può essere una benedizione. A patto di sciogliere nodi e rancori. Noi donne fatichiamo a condividere davvero la nostra intimità con qualcuno con cui abbiamo dei conti in sospeso». Che sia una scoperta o una vecchia conoscenza, insomma, l’amore è ancora là che ci aspetta, in fondo a questo paziente lavoro di scavo, ribaltamento di pregiudizi e ricostruzione: «Ma sopravvivremo felici, con qualche capello bianco e il sorriso sulle labbra», chiosa dottamente Francesca Rigotti, «solo se sapremo trattenere tra le mani un progetto. Nel senso etimologico della parola latina proiectum: riuscire a lanciarsi in avanti e immaginarsi nel futuro».

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