Parto: #Bastatacere, la campagna social contro la violenza ostetrica

In sala parto succede di tutto: medici disinteressati, studenti che ti guardano, ostetriche maleducate, se è successo anche a te, denuncialo su Facebook

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Getty Images

A volte in sala parto si subiscono maltrattamenti. Se non è successo a noi è capitato di sicuro a qualche amica: costretta a stare per ore immobile su un lettino, in pieno travaglio, senza poter cercare una posizione comoda. Fra l'indifferenza e la fretta del personale medico, con gli specializzandi di passaggio che ti guardano come se non fossi una persona. 

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#Bastatacere in sala parto

Rimproverate quando si protesta perché il dolore è diventato insopportabile (e intanto è stata negata l'epidurale). Umiliate dall'episiotomia selvaggia (in alcuni casi il taglio delle labbra della vagina sembra fatto senza alcuno scrupolo). 

Come se quel "Partorirai con dolore" (fisico e psicologico) fosse un prezzo necessario da pagare. Si chiama violenza ostetrica e, in una proposta di legge depositata dal deputato Adriano Zaccagnini l'11 marzo (Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato), è associata a un reato. Un'esagerazione? Non la pensano così le centinaia di donne che, per supportare l'iter legislativo, hanno aderito alla campagna #bastatacere, sulla scia del #breakthesilence lanciato dall'associazione americana Human rights in childbirth. 

Fino al 20 aprile 2016: partecipa anche tu 

La campagna dura fino al 20 aprile 2016 e incoraggia la partecipazione di chi, durante il parto, ha vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza. Se è successo anche a voi raccontatelo con un testo anonimo, privo di riferimenti a persone e luoghi e intitolatelo #bastatacere, fatevi un auto-scatto (senza mostrare il viso), e postate tutto sulla pagina Facebook dell'iniziativa. 

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