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Free bleeding: che cos'é e perché è il più forte atto femminista del nostro tempo

C'è chi è a favore e chi contro, ma tutto ruota intorno ad un argomento ancora troppo tabù: le mestruazioni

Getty Images

Houston, abbiamo un problema. Con le mestruazioni. O meglio, il resto del mondo ha un problema con le mestruazioni, visto che noi dobbiamo per forza farci i conti da quando andiamo alle scuole medie alla menopausa. Tanto per cominciare per indicare questo evento, che fa naturalmente parte della vita di ogni donna, abbiamo trovato tutta una serie di nomignoli curiosi (e anche bruttarelli come le nostre cose, il marchese, la rugiada, le zie) pur di non chiamarlo con il suo nome. Per vergogna o per imbarazzo, due sentimenti che ci accompagnano anche quando siamo in pubblico e dobbiamo tirare fuori dalla borsa gli assorbenti.

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Che, tra le altre cose, sono ancora tassati al 22% perché considerati come beni di lusso, trattati quindi alla stessa stregua di pellicce, tablet e auto di grossa cilindrata, e anche se c'è chi sghignazza quando noi o qualche politico accorto (Pippo Civati) tira fuori l'argomento - per non parlare delle reazioni alla proposta di legge sul congedo mestruale - non c'è proprio nulla da ridere.

Possiamo ridere delle assurdità che fanno compiere alle donne nelle pubblicità di tamponi & co., quando nella realtà in quei giorni desideriamo solo il divano, una tisana e la borsa dell'acqua calda, possiamo ridere del liquido blu, che compare sempre nelle pubblicità, che se le tue mestruazioni sono blu forse sei un'aliena o non lo sai, ma non riusciamo proprio a trovare divertente il dover spendere soldi (anche per la stracitata coppetta, che risolverà pure molti problemi ma non tutte la trovano comoda) per colpa di qualcosa che non abbiamo scelto di avere.

C'è però qualcuno che ha pensato di risolvere il problema alla radice: pubblicizzato inizialmente nel 2014 dal portale 4chan il free bleeding ha conquistato negli anni sempre più adepte, ed è stato adottato da alcuni movimenti femministi proprio come forma di protesta contro la cosiddetta tampon tax (il problema della forte tassazione sugli assorbenti non affligge soltanto in nostro Paese).

Di cosa si tratta è presto detto: è una pratica che prevede di non usare nessun tipo di prodotto sanitario durante il periodo mestruale. Insomma, né assorbenti, né tamponi o altro, utilizzando al massimo un asciugamano per coprire divani, lenzuola e sedie. In alternativa, per evitare di ottenere l'effetto dell'interno dell'auto di Vincent e Jules - scusate, ho rivisto da poco Pulp Fiction in tv - sono stati inventati degli indumenti intimi assorbenti come le mutande THINX (shethinx.com), le PantyProp (pantyprop.com) o le (più naif) Period Panteez (periodpanteez.com). Anche se le vere free bleeders ripudiano questo genere di oggetti.

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Chi ha provato il free bleeding, e si è trovata bene, ha raccontato l'esperienza come liberatoria e anche istruttiva sul proprio ciclo, oltre che più salutare in riferimento a tutti i problemi che possono dare sia assorbenti che tamponi e più ecologica, ancora più della coppetta e degli assorbenti lavabili, ma tutta la faccenda e questo desiderio di tornare a tutti i costi alla naturalità lascia comunque un po' perplesse (senza contare la quantità di indumenti da smacchiare con acqua ossigenata, sapone di Marsiglia e tanto olio di gomito).

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Anche perché visto che si parlava di beni di lusso beh, anche il free bleeding lo è per le donne occidentali: noi possiamo praticarlo, fare i nostri esperimenti in piena libertà, e se non ci troviamo a nostro agio il nostro pacco di assorbenti è lì che ci aspetta sullo scaffale del supermercato più vicino, mentre moltissime donne nel resto del mondo sono costrette a convivere con numerosi problemi legati all'avere il ciclo, dall'isolamento e stigma sociale portato dalle mestruazioni a questioni di ordine pratico.

È proprio per questo motivo che Kiran Gandhi nel 2015 ha corso la Maratona di Londra senza usare assorbenti pur avendo il ciclo (e creando inevitabilmente molto scalpore). Come ha spiegato lei stessa (kirangandhi.com): «Ho corso per le mie sorelle che non hanno accesso a tamponi e per le sorelle che, malgrado crampi e dolori, li nascondono e fanno finta che non esistono. Ho corso per dire che il ciclo esiste, e che lo superiamo ogni giorno».

Basti pensare che 1,25 miliardi di donne, secondo la charity britannica WaterAid, non hanno accesso all'acqua, così come per molte è impossibile avere accesso ai prodotti sanitari femminili, cosa che nei Paesi più poveri porta le ragazze ad allontanarsi da scuola con inevitabili conseguenze sul loro futuro. Negli anni sono state lanciate diverse campagne di sensibilizzazione su questo argomento, come Pads4girls, per inviare assorbenti lavabili alle ragazze che vivono in alcune zone dell'Africa (lunapads.com/pads4girls) o The Homeless Period (thehomelessperiod.com), che pone l'attenzione alle esigenze delle donne senzatetto.

Insomma anche grazie a Kiran il free bleeding ha assunto un forte significato politico, e da qualche anno il cammino per iniziare ad abbattere i tabù legati alle mestruazioni prosegue inarrestabile. La strada da percorrere è ancora lunga ma alla fine, indipendentemente dalla strada che ognuna deciderà di intraprendere, l'importante è non perdere di vista lo scopo finale. Per il benessere di tutte le donne, in tutto il mondo.

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