Il business miliardario dei farmaci venduti online ci rovinerà la salute?

Una campagna medica di sensibilizzazione e un decalogo di sicurezza spiegano come non farsi ingannare

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Dici falso e pensi borsette, orologi, foulard. Più difficile immaginare che, subito dopo l’abbigliamento, nella hit parade dei nostri acquisti "fake" ci siano i farmaci. Ovvero proprio quella categoria di prodotti verso i quali siamo diventati tanto diffidenti: basti pensare ai vaccini. Paradossale? Eppure i numeri parlano chiaro: oltre 2,4 milioni di confezioni, 4 milioni di fiale o compresse sequestrati dai Nas, oltre 200 persone arrestate, 3.200 denunciate, 2.000 segnalate e 4.600 sanzioni amministrative comminate.

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Pina Messina / Unsplash.com

Parla Adelmo Lusi, comandante dei Carabinieri per la Tutela della salute: «Nel comparto sanità-farmacovigilanza sono stati oltre 17.000 gli interventi negli ultimi quattro anni, 7.000 solo nel 2018». Il maggior numero di sequestri: medicinali per la disfunzione erettile (60-70 per cento), tossina botulinica e integratori con principi attivi illeciti. Secondo il Consiglio d’Europa, il commercio di farmaci contraffatti supera di 25 volte quello delle sostanze stupefacenti. Per il rapporto Ocse illicit trade: converging criminal networks (2016), il 32 per cento dei farmaci contraffatti non contiene principi attivi, il 20 per cento ne contiene in quantità non corrette, il 21,4 per cento è composto da ingredienti sbagliati, l’8,5 per cento contiene alti livelli di contaminanti. Insomma: se va bene, non funzionano. Se va male, sono pericolosi.

Salute e ingenuità 3.0

I dati sono stati presentati con la campagna sul tema La tua salute vale di +, voluta dalla Società italiana di urologia, che sta distribuendo nelle farmacie un opuscolo informativo (i contenuti sono anche sul sito siu.it e sui profili Twitter SIU_Italia, Facebook societaitalianadiurologia). «Il problema ci riguarda: sono ancora troppi gli imbarazzi dei pazienti maschi nel parlare al medico delle difficoltà sotto le lenzuola, ed è grande l’illusione di poter disporre dei farmaci, oltre che in modo segreto, a un prezzo molto più basso», dice Walter Artibani, segretario generale della Siu. «Ma si tratta di prodotti senza principi attivi, con ingredienti diversi da quanto dichiarato e preparazioni inadeguate per dosaggi, formulazioni e principi», aggiunge Vincenzo Mirone, responsabile comunicazione Siu. «Però nella maggior parte dei casi hanno un’azione che imita in parte gli effetti del farmaco originale: il consumatore, quindi, non si accorge immediatamente del falso e il mercato può proseguire.

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Nei prodotti sequestrati sono stati trovati vernici stradali, gesso, tracce di arsenico e veleno per topi, e i dosaggi variano: si passa da pillole senza principio attivo ad altre con il doppio del dovuto. E non va sottovalutato neanche il fatto che i medicinali vengono conservati senza le giuste cautele, rischio che riguarda anche medicinali originali rubati e reimmessi sul mercato attraverso vie illegali». Le principali? «Il web: siti pirata e socialnetwork, sex shop e negozi non farmaceutici che si riforniscono dagli stessi siti», afferma Domenico Di Giorgio, direttore dell’Ufficio qualità prodotti e contrasto al crimine farmaceutico Aifa, Agenzia italiana del farmaco. «Aifa sta mettendo in piedi una rete di collaborazioni per evitare che tali prodotti si trovino anche su piattaforme legali, come Facebook o Twitter. Questo nel 2017 ha portato alla rimozione di oltre 3.000 offerte di prodotti vietati su eBay».

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Rimane la domanda: ma perché sul web siamo disposti a comprare qualunque cosa da venditori senza credenziali e, nello stesso tempo, abbiamo così tanta paura del “complotto di Big Pharma” che specula sulla nostra salute? «Sono le due facce della stessa medaglia», sostiene Vittorio Sironi, medico, docente di Storia della medicina e della sanità all’Università di Milano Bicocca. «La Rete è uno strumento moderno, ma i farmaci contraffatti esistono da sempre: le pozioni miracolose nel passato venivano veicolate dagli imbonitori da fiera o da improbabili cataloghi di vendita per corrispondenza di “novità da tutto il mondo”. Allo stesso modo, la diffidenza verso la scienza si è sempre manifestata: gli anti-vax nascono insieme alla scoperta dei vaccini, alla fine del Settecento». C’è da sempre un bias cognitivo, la difficoltà della persona comune di comprendere le innovazioni tecnologiche, valutare il rapporto rischi/benefici e districarsi tra informazioni contraddittorie. «Si finisce per fidarsi di più del passaparola tra mamme, conoscenti e colleghi che di quello che dice la scienza, lontana e “astratta” e, quindi, sospetta. Si pensa di andare controcorrente, paradossalmente seguendo delle teorie di moda. Fenomeni sempre esistiti nella storia umana, ma che oggi, a causa della Rete, vengono enormemente amplificati.

Ovviamente conta anche l’illusione di fare un “affarone”. Il prezzo troppo basso per un farmaco dovrebbe metterci in allarme, ma spesso c’è l’ingenuità di credere che il prodotto sia identico, e che costi meno solo perché passa da un canale non ufficiale, senza rendersi conto che è una truffa. La Rete ha il merito di aver messo in connessione le persone e diffuso informazioni e notizie con una velocità straordinaria. Ma manca un controllo: chiunque può dire qualsiasi cosa senza che nessuno lo smentisca, e questo è veramente drammatico se applicato alla medicina o a una scoperta straordinaria come i vaccini, che hanno cambiato la storia delle malattie infettive sulla terra. L’introduzione dell’obbligatorietà ha migliorato le coperture e vinto sulle chiacchiere in Rete, ma se ci dovesse essere un ripensamento, il rischio di tornare indietro è molto alto».

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Se li conosci, puoi evitarli

«La società in cui viviamo è all’insegna della scarsa conoscenza della scienza: pochi possono dire più di una frase sul perché gli aeroplani volano o sulla seconda legge della termodinamica», ironizza Claudio Mencacci, psichiatra e direttore del dipartimento di salute mentale e neuroscienze del Fatebenefratelli Sacco di Milano. «Questo fa il paio con una “cultura” che non penalizza l’ignoranza, anzi, trasforma in un vanto l’aver frequentato l’università della strada e, inevitabilmente, spinge la gente a essere credulona e vulnerabile. In una realtà dove competenza ed esperienza non sono considerate, dove l’accesso alla Rete non permette la differenziazione tra ciò che ha una fonte accreditata o ne è privo, trionfano i luoghi comuni, e questo si riflette su qualunque situazione, non solo sulla medicina. Così non si riconosce che dietro alla ricerca scientifica ci sono investimenti, studi, ripensamenti di ricercatori che impiegano una o più vite per raggiungere un obiettivo che possa trasformarsi in una tecnologia o in un farmaco innovativo e sicuro». C’è un rimedio? «Dare più importanza alla cultura scientifica, che in Italia non è valorizzata quanto quella umanistica. Così come per navigare in mare è necessario conoscere le costellazioni, lo dovrebbe essere anche per districarsi nella Rete e poter scegliere: non affidarsi alla scienza significa essere in balia di onde che trascinano verso mete oscure».

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C’è chi prova a fare qualcosa di molto concreto: «Con la Fondazione Ibsa cerchiamo di proporci come un punto di riferimento per chi cerca informazioni medico scientifiche controllate e garantite», spiega Silvia Misiti, direttrice della Fondazione. «Lo facciamo attraverso collaborazioni con il mondo accademico, le istituzioni, gli ospedali e i cittadini, con l’obiettivo di formare e informare la comunità scientifica e di sensibilizzare la popolazione. Abbiamo Forum annuali su temi scientifici, borse di studio per ricercatori sotto i 35 anni, progetti di divulgazione, attività editoriali rivolte agli scienziati e la collana I Ragazzi di Pasteur, per avvicinare i giovani al mondo della scienza. Abbiamo promosso un concorso, Le bufale in rete: come riconoscerle!, che ha raccolto 150 lavori con cui i ragazzi hanno illustrato e smascherato alcune fake news scientifiche. La creatività è una risorsa utile per sostenere l’alfabetizzazione digitale delle nuove generazioni e aiutarle a non essere vittime di pseudo-informazioni. Non tutti possono dotarsi di un master in medicina, ma proprio per questo bisognerebbe fidarsi del proprio medico, senza cercare un contraddittorio in luoghi virtuali dove le notizie possono arrivare da chi non ha alcuna preparazione. Purtroppo c’è anche superficialità: le persone sanno benissimo che fumare fa male, eppure non smettono. Probabilmente il dubbio che un prezzo basso nasconda qualche fregatura c’è, ma per acquistare un prodotto che pare miracoloso e costa poco basta un clic, esattamente come per condividere una notizia farlocca perché “non si mai”».

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10 consigli per la tua salute

Ecco le raccomandazioni della Siu per non cadere nella trappola delle pillole false.

1. Consulta sempre il tuo medico prima di acquistare un farmaco: in caso di problemi di erezione, l’esperto è l’urologo. La disfunzione può essere campanello d’allarme di problemi cardiovascolari.

2. La cura più efficace inizia con una diagnosi puntuale e prosegue con una terapia mirata.

3. Segui sempre le indicazioni del tuo medico.

4. Controlla se la farmacia online è presente sulla piattaforma ministeriale dei Soggetti autorizzati al commercio online di medicinali.

5. Non acquistare farmaci per i quali è necessaria la ricetta se il negozio online non la richiede.

6. Leggi sempre il foglietto illustrativo, diffida se trovi errori di ortografia.

7. Non acquistare confezioni che imitano il nome del farmaco originale o che hanno alterato il logo dell’azienda produttrice.

8. Diffida di prodotti con un costo diverso da quello del mercato.

9. Ricorda: la saluta non merita sconti. Utilizzare un farmaco contraffatto può avere un prezzo altissimo per la tua salute.

10. Aiutaci a segnalare qualsiasi caso sospetto di vendita di medicinali contraffatti. Aiuta gli altri e aiuta te stesso.


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