Strategie efficaci anti ansia, che si candida a diventare il male del secolo

Solo in Italia colpisce 2 milioni e mezzo di persone e anche tanti personaggi famosi confessano di soffrirne, così da malessere privato ha acquisito i connotati di angoscia collettiva: la cura c'è, ma non si limita a due goccine

Chi non finisce mai preda dell'ansia? Di quei pensieri negativi che nascono dal nulla e in pochi secondi montano, proiettando catastrofi? Di quello stato di agitazione per un pericolo imminente che non c'è, ma che obbliga a una vigilanza logorante? Di quell'affanno che rode lo stomaco e blocca il cervello? L'ansia, tecnicamente una paura senza oggetto, ovvero un'inquietudine legata a un pericolo percepito ma spesso inesistente, è un disturbo con cui convivono 2,5 milioni di italiani (stime del rapporto Osmed dell'Aifa) e si candida a diventare la ferita personale e collettiva di questo nuovo secolo. Al punto che la si svela, ovunque, in outing che mettono a nudo fragilità prima sepolte nella privacy: sulla sua app ha confessato di soffrire di "un'ansia pazza" la top Kendall Jenner, mentre un'altra millennial, Selena Gomez, ha appena raccontato ad Harper's Bazaar della sua battaglia a vita contro ansia e depressione.

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La stessa Daria Bignardi ha ammesso di aver sofferto dell'ansia di cui si tormentava la madre, e ha reso questo tormento protagonista del suo nuovo romanzo, Storia della mia ansia (Mondadori). «Lea, il personaggio principale, odia l'ansia perché sua madre ne era devastata. Ma crescendo si rende conto di non poter sfuggire allo stesso destino: è preda di pensieri ossessivi su tutto quello che non va nella sua vita, che, a dire il vero, funzionerebbe abbastanza», commenta Bignardi a proposito della trama del suo romanzo, ora bestseller.

La cover di Storia della mia ansia.

L'ansia è la conseguenza di stimoli interni ed esterni, il prodotto di una certa predisposizione genetica, dell'ambiente in cui si è cresciuti, delle esperienze vissute. Ma è sempre più forte il nesso tra questo disturbo e le turbolenze sociali che stiamo vivendo: è quanto è emerso dal recentissimo convegno Psicopatologia: connessioni, culture, conflitti organizzato dalla Società italiana di psicopatologia. «Il benessere mentale sembra una meta che si allontana sempre più sotto la spinta di nuove paure, dell'insicurezza e della perdita di fiducia», commenta Alberto Siracusano, ispiratore del congresso. «Su tutto ciò un tema sembra presentarsi in maniera potente e deve attrarre l'attenzione a livello mondiale: la diseguaglianza». Insomma, i nostri sono tempi che scompongono sempre più l'equilibrio dei più razionali, sulla spinta di crisi economiche-politiche-sociali che non trovano fine, di tensioni mondiali che si sollevano con un tweet, di un futuro imprevedibile... Per non parlare della velocità micidiale con cui s'è messo a correre il mondo, obbligando tutti a vivere perennemente proiettati in avanti. Ma ritrovare la pace interiore è possibile?

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Occidentali's karma

«Abituati come siamo a ricercare risposte facili e immediate a tutto, abbiamo fretta di ricomporre anche l'angoscia dei tempi che viviamo. Ma non riusciremo mai a superarla finché la combattiamo a muso duro o, peggio, la sopiamo con i farmaci», dice lo psicologo Michele Mezzanotte, che è anche direttore scientifico del blog animafaarte.it. «Piuttosto dovremmo cercare di accoglierla e ascoltarla, perché l'ansia è un sintomo e, come ogni sintomo, ci consente di fare esperienza dell'autenticità di noi stessi. Solo ascoltando l'ansia che proviamo possiamo capire come siamo e, quindi, cambiare. E magari trovare la direzione per vivere con più serenità questo presente». Mezzanotte invita a rovesciare il punto di vista da cui si guarda l'ansia. «Di solito, quando siamo ansiosi diciamo "Ho l'ansia". Abituiamoci a pensare che è anche il mondo ad averla e che la trasferisce su di noi». Come uscire da questa impasse? «Per occuparci della nostra ansia, dovremmo diventare terapeuti del mondo, rallentarlo, ricostruirlo su altri valori».

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Nuovi farmaci e psicoterapie cognitive

Intanto, la ricerca farmacologica ha messo a punto risorse più versatili per la cura dell'ansia. «Si tratta di sostanze come la quetiapina e di alcuni stabilizzanti dell'umore, che fino a ieri venivano impiegati in settori non psichiatrici: darebbero meno dipendenza psicologica rispetto alle tradizionali benzodiazepine», spiega Massimo Biondi, professore ordinario di Psichiatria alla Sapienza di Roma e autore del saggio Pensieri terapeutici (Alpes). E sul fronte della psicoterapia? «La novità più consistente degli ultimi anni, si sa, è stata la diffusione della terapie cognitivo-comportamentali, di cui oggi si raccolgono a livello internazionale diverse evidenze: ebbene, ora sappiamo che questo tipo di terapia si rivela efficace nel trattamento anche dei due terzi dei casi. Utilissime anche le terapie di natura corporea, così come le tecniche di rilassamento o il biofeedback, che consente il monitoraggio dell'ansia e l'apprendimento, da parte del paziente, ad autoregolarla... Insomma, di nuovo c'è un ventaglio di opzioni sempre più ampio, all'interno del quale ciascuno ormai può individuare il trattamento più mirato». Il professor Biondi mette tra l'altro in luce il crescere della domanda di terapie per gli adolescenti. «Da una parte c'è un allarmante aumento dell'uso di sostanze, vedi la cannabis, la cui sospensione può causare un aumento dell'ansia; dall'altra gli adolescenti sperimentano nuovi carichi di stress legati ad aspettative di performance, a pressioni sociali, ad angosce per il futuro che finiscono per determinare forti stati di inquietudine».

Tony Ross on Unsplash
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Indirizzare gli sforzi sulla crescita personale

A un mondo che vive male il presente perché tutto proiettato nel futuro, il passato sembra destinare lezioni sagge e pragmatiche. Il filosofo Massimo Pigliucci, che insegna al City College of New York, nel suo saggio Come essere stoici, riscoprire la spiritualità dei classici per vivere una vita moderna (Garzanti), invita a recuperare le grandi lezioni lasciate dallo stoicismo, se si vuole raggiungere la serenità d'animo. «Non a caso lo stoicismo è nato in un periodo storico di grande confusione e cambiamenti, proprio come il nostro», spiega a Gioia! da New York. Ma come reagirebbe oggi uno stoico davanti all'ansia che ci butta addosso il mondo? «Lo stoico, che è molto pragmatico, avrebbe chiaro che esistono cose nel mondo che dipendono da lui e altre, invece, non in suo potere», spiega il professor Pigliucci, «e convoglierebbe i suoi sforzi sulle prime, senza sprecare tempo e preoccupazioni con le seconde. Insomma, indirizzerebbe i suoi sforzi su ciò che ha maggiore possibilità di controllare e gestire, lasciando andare invece tutto il resto: questo modo di pensare può rivelarsi un antidoto formidabile, visto che l'ansia scatta quando sentiamo di non avere il controllo su noi stessi o gli eventi. Sostanzialmente, lo stoico si preoccuperebbe di ciò che muove dalla sua dimensione interna, perseguendo l'obiettivo di crescere virtuosamente, che per lui significa esercitare la saggezza pratica, allenare l'abilità a navigare in situazioni complesse e il coraggio di comportarsi in maniera giusta con gli altri, praticare la temperanza. Io stesso, da quando seguo i principi dello stoicismo - più o meno quattro anni - sono una persona diversa, più calma, più tranquilla. Mi sento decisamente più in pace con me stesso».

2 esercizi facili per rallentare la respirazione agitata

Respiro corto, pesante, in affanno... e l'orrenda sensazione che l'onda dell'ansia stia montando. Proprio usando il respiro, però, si può contrastare l'ansia e tornare in poco tempo a uno stato di calma.

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1. Riequilibrate i livelli di ossigeno

Quando si è in agitazione si va in iperventilazione, e dunque si immette troppo ossigeno, con il paradossale risultato di... sentirsi in debito di aria. Per rimediare, provate a porre le mani davanti alla bocca, come se fossero un sacchetto, e respirateci dentro per 2-3 minuti. Introdurrete più anidride carbonica, un processo naturale e necessario per ristabilire l'equilibrio con l'ossigeno e la respirazione fisiologica.

2. Estendete il diaframma

In alternativa, per contrastare la respirazione rapida e affannata, puntate su quella profonda. Sedetevi con le braccia appoggiate sulle cosce. Inalate l'aria dal naso per 5-6 secondi così che il respiro muova dal diaframma (la pancia si gonfia). Trattenetela per 2-3 secondi, poi espirate con la bocca per 5-6 secondi (la pancia si sgonfia). Da ripetere per 15 volte.

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