Stanchezza mentale = prestazioni sportive ko: tutto sul ruolo dell’adenosina e sui trucchi per combatterla

Ebbene sì, le prestazioni fisiche sono strettamente collegate con la salute mentale

Stanchezza mentale = prestazioni sportive ko?
Noah Buscher/Unsplash.com

È incredibilmente frustrante, colpisce in qualsiasi momento dell’anno (ma soprattutto in periodo pre-ferie quando la spossatezza è alle stelle) e rende impossibile prestazioni top - sia lavorative che sportive. Parliamo proprio della stanchezza mentale, il più odioso degli affaticamenti e il più difficile da combattere. Ma cosa sappiamo davvero di questo "disturbo"?

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Finalmente iniziamo a vederci (davvero) chiaro grazie a un insieme di studi recenti. Una ricerca del 2009 della Bangor University in Galles ha dimostrato che fatica mentale = prestazioni fisiche compromesse, aka: quando siamo troppo stanche mentalmente, otteniamo pessimi risultati a livello di sforzi fisici. Lo studio prevedeva che alcuni soggetti, seduti al pc, guardassero un documentario o risolvessero un videogioco impegnativo per 90 minuti per poi saltare su una cyclette per un test tempo-resistenza. Risultato? Chi si è impegnato nel videogioco ha percepito livelli di sforzo fisico più elevati rispetto a chi ha guardato solo il documentario. Insomma, il 15% dei gamers ha interrotto prima il test.

In termini di prestazioni, sedersi al computer per 90 minuti ha lo stesso effetto stanchezza sulle gambe che saltare giù da una gradino di 36cm per 100 volte. L'affaticamento mentale, problema (troppo) trascurato in ambito sportivo, è improvvisamente diventato un argomento hot: nuovi studi ne confermano effetti su calcio, nuoto, ping pong e ciclismo (ma non solo).

Kendal James /Unsplash.com

Il problema fondamentale ora è uno: come evitare o contrastare gli effetti della stanchezza mentale, soprattutto se dobbiamo dare il massimo anche fisicamente? Le teorie sono numerose, ma un team dell'Università di Canberra che si occupa di medicina dello sport sta cercando di fare trovare la soluzione definitiva.

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La teoria del team è semplice: la fatica mentale deriva dall'accumulo di una sostanza chimica cerebrale chiamata adenosina. Ma cosa accade nella nostra testa, precisamente? L’attività cognitiva sostenuta brucia il glucosio, andandolo a prendere soprattutto in alcune regioni del cervello associate a “complessi processi mentali” (come la corteccia cingolata anteriore). Questa carenza temporanea e localizzata di carburante provoca un aumento dei livelli di adenosina, che a sua volta blocca il rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina. Il risultato? Aumenta la percezione della fatica e dello sforzo, diminuisce la motivazione psicologica e ci sentiamo mentalmente ko.

È quasi impossibile monitorare le fluttuazioni live di sostanze chimiche cerebrali negli esseri umani, ma la tesi dell’università di Canberra si basa su evidenze scientifiche: è noto che i livelli di adenosina aumentano progressivamente quando dormiamo poco, poi diminuiscono subito quando finalmente crolliamo. Inoltre, studi sui ratti dimostrano che iniezioni di adenosina = più pigrizia e decisioni più convenienti. Au contrarie, la caffeina blocca l'azione dell'adenosina: ha una struttura molecolare simile, si rivolge agli stessi recettori cerebrali e ne impedisce l’azione. Quindi no, il caffè che ci fa sentire più sveglie e mentalmente scattanti non è una leggenda metropolitana, ma una vera verità.

Christopher Campbell/Unsplash.com

Long story short: troppa adenosina che circola nel cervello fa sembrare tutto più difficile, soprattutto se ci imbattiamo in attività di endurance e resistenza (ovvero, lotta contro il desiderio di interrompere tutto e riposare). Le attività più brevi e intense come lo sprint, invece, possono essere ideali in caso di affaticamento mentale. Il risultato pratico per gli sportivi è uno: tutto ciò che abbassa i livelli di adenosina accumulata aiuta a migliorare le prestazioni sportive e la resistenza. La caffeina è il primo alleato da tenere sempre a portata di mano.

Un’altra strategia è quella di evitare - se possibile - attività cognitivamente impegnative prima di una gara o di una prestazione impegnativa. Ultima possibilità: rendersi amico il nemico, ovvero allenare il cervello per resistere alla fatica mentale in modo da accumulare sempre meno adenosina. Secondo alcuni ricercatori il vantaggio è doppio: rendiamo anche il nostro cervello più efficiente perché aumenta la quantità di carburante che è in grado di immagazzinare.

Insomma: sport ad alti livelli e mente stanca non vanno a braccetto, a meno di non allenare il cervello a nuove sfide.

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