Come evitare gli ostacoli sul nostro cammino verso il futuro

I consigli della Mindfulness per capire ciò che desideriamo davvero e superare gli ostacoli che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi

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Care amiche,

come avete passato la domenica?

Ho condotto un Mindfulness Day sulla definizione degli obiettivi per il 2017 e ho condiviso momenti di intensa consapevolezza con un gruppo di persone straordinarie: i miei allievi! I miei allievi m'insegnano molto, perché ogni volta che condividiamo apprendimento e pratica mi illuminano su come ognuno di noi reagisce in modo diverso agli stessi input, pur facendone comune tesoro.

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I tuoi obiettivi sono veramente tuoi?

Il tema di quest'ultimo incontro è stato "come identificare ciò che realmente desideriamo: gli obiettivi e la consapevolezza del proprio cammino" perché, in un momento di decisioni di rotta come può essere l'inizio dell'anno, spesso lo sguardo verso il futuro è offuscato da desideri indotti che poco hanno a che fare con i nostri reali bisogni. Abbiamo quindi visto come entrare in contatto con le nostre esigenze reali e profonde. Il passo successivo consiste nell'apprendere come tutelare gli obiettivi identificati, proteggendoli da quelle derive che, facilmente, col passare dei mesi ci portano lontano, facendoci dimenticare di noi stessi. Raggiungere una meta presuppone non solo l'avere una mappa, ma anche una bussola che ci dia l'orientamento durante il cammino e una serie di strumenti utili per sgombrare la strada dagli ostacoli che possono impedirci di avanzare.

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Sai cosa ti può ostacolare?

Quali ostacoli? Questa è un'ottima domanda perché se siamo consapevoli dei pirati che potremo incontrare navigando verso il nostro futuro, siamo anche più in grado di attrezzarci per sopravvivere incolumi al loro attacco, senza perdere risorse preziose: la speranza, la fiducia e l'energia per proseguire.

Certo, ognuno di noi pensa di essere calato in una storia super-personale, diversa da quella degli altri. Ma, in realtà, i fattori che generano intoppi del più svariato genere nel percorso verso la meta sono sempre e solo di 4 tipi.

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Thich Nhat Hanh ne ha parlato più volte, trasponendo in un linguaggio accessibile agli occidentali quella che è una delle conoscenze più antiche della cultura buddista: la consapevolezza delle visioni erronee (Viparyasa). Che sono, per l'appunto, di 4 tipi:

1. La permanenza (Nitya)

Poiché tutte le cose, le persone, le emozioni, i pensieri e le situazioni hanno un inizio e una fine, tutto è impermanente. Ma l'essere umano tende a comportarsi come se non lo fosse. E questo genera enormi ostacoli e notevoli sofferenze. Ricorda: nulla permane. L'attaccamento a un obiettivo o a un traguardo ostacola inevitabilmente la sua piena e veloce realizzazione.

2. La felicità (Sukha)

Spesso scambiamo per felicità e/o appagamento ciò che invece induce sofferenza. L'alimentazione scorretta, gli eccessi di cibo o alcol, o di qualsiasi consumo, compreso l'acquisto… sono tutti elementi che possono dare un appagamento momentaneo, scambiato per felicità, ma poi col tempo si rivelano fonti di malessere e sofferenza. Anche le relazioni sentimentali e sessuali vengono scambiate per fattori di felicità ma, se non vengono sviluppate e curate con consapevolezza, si trasformano quasi inevitabilmente in fonti di sofferenza. Fai attenzione al tuo rapporto col piacere: se è inconsapevole, facilmente diverrà un ostacolo nella realizzazione di ciò a cui tieni.

3. Il sé (Atman)

Pensiamo di essere individui con un'identità oggettiva, indipendente dagli altri, dall'ambiente in cui viviamo e dal modo in cui vive il resto della nostra società. In realtà siamo solo aggregati di elementi condizionati in una rete di inter-condizionamenti continui con tutto ciò che ci sta attorno. Se non ti rendi conto delle ricadute di ciò che fai sugli altri, sull'ambiente e sulle situazioni (o se non ti rendi conto delle ricedute di ciò che NON FAI per gli altri, l'ambiente e le situazioni) nutri una visione erronea di separatezza che ostacolerà in modo sostanziale la tua evoluzione.

4. La purezza (Shuddhi)

Pensiamo che per stare bene non si debba avere alcun problema, alcun dolore, alcuna malattia o alcun fallimento. In realtà, la felicità nasce come il fiore di loto dal fango, e i problemi sono parte integrante della vita: una sorta di compost che concima i semi della gioia solo se sai accettare che questo compost è un alimento naturale del terreno in cui germogli, fiorisci, sfiorisci e rifiorisci di nuovo. Sperare che ci possa essere una purezza di situazioni (tutto sempre bene!) e di sentimenti (l'amore che non muta mai) e di emozioni (provo solo sentimenti positivi) è una candidatura certa alla disillusione. Perché gli ostacoli fanno parte del cammino: come la mano destra non sarebbe destra se non ci fosse la sinistra, così la felicità esiste perché c'è il dolore. Ma, se il dolore fa parte della vita, la sofferenza è un optional. E con il giusto addestramento mentale, con la retta consapevolezza degli ostacoli, impari a sorridere 'dentro' indipendentemente da ciò che incontri nel tuo percorso.

Liberati delle 4 visioni erronee e il tuo cammino sarà molto più chiaro, facile e sicuro. Se hai bisogno di supporto, scrivimi, oppure partecipa a uno dei prossimi Mindfulness Day: riprenderanno a primavera e saranno occasioni per sperimentare cosa significa rinascita in assonanza profonda con se stessi e Madre Natura.

A presto!

Con Amore,

Grazia

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Grazia Pallagrosi
Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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