"Al lavoro il mio capo flirta pesantemente con me: come faccio a evitare le sue molestie senza finire male?"

"Ho sempre respinto il suo corteggiamento pesante, gli ho detto pure che se continua così me ne vado, ma lui è troppo sicuro di sé": in una cosa sono tutti uguali questi lumaconi da ricatto, ci tengono a salvare la faccia

Molestie lavoro capo
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Lettori e lettrici di Gioia! mi scrivono per un consiglio sentimentale. Ecco una lettera di un ragazza con un capo che la molesta e sotto la mia risposta.

"Ho 22 anni, faccio la grafica, ho un buon lavoro, ma il mio capo è un flagello. Ho sempre respinto il suo corteggiamento pesante e gli inviti a cena, gli ho detto pure che se continua così me ne vado, ma lui è troppo sicuro di sé: mi fa rabbia come mi guarda, crede di avermi in tasca. 50 anni, brillante, belloccio, sposato: non mi piace per niente. Sono stufa di stare in guardia, questa schermaglia mi logora. Sto cercando un altro lavoro, sono brava, nota nel mio ambiente, non rimarrò disoccupata. Lui ha capito che gli sto scappando, e mi ha lanciato un ultimatum: fissargli un appuntamento per andare a cena, perché mi deve parlare di un progetto importante, e c'è in gioco un mio salto di carriera. Ma alludeva ad altri salti. Ho accettato, e mi sto arrotando le unghie. Non mi basta respingerlo, lo voglio spiazzare, fargli pagare due anni di agguati. Gli voglio dare una lezione. Ma come?". (Mirta)

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Con un po' di teatro. In una cosa sono tutti uguali questi lumaconi da ricatto: ci tengono a salvare la faccia. Ti dico come ha reagito una mia amica regista, che aveva proposto un film a un produttore. Lui la invita al ristorante, e le dice che si può fare. Se però lei passa un weekend con lui. Allora lei, in modo che tutti vedano, con la mano fa spensieratamente il gesto di fottere, e ad alta voce: «Ah, ho capito! Ne parliamo...». Tutto il ristorante si gira, e lei: «Se io gliela do facciamo il film? Io gliela darei anche, sa. Per quel che me ne importa. Certe volte mi pare che manco è mia, che me l'hanno imprestata. È per quella cosa lì, il weekend, che ho difficoltà. E poi, sa, qualche smagliatura, il culo non è un granché tanto che sogno di rifarmelo, e anche lei mica è tanto bello: io e lei, nudi, che ci diciamo? Ci vorrebbe un grande amore». E al cameriere: «Se lui fosse innamorato, magari...». Poi di nuovo a lui: «Scusi, ma lei è innamorato? No? E non si vergogna?». Il film non si fece. Ma che soddisfazione!

Scrivete a Barbara Alberti all'indirizzo maleducazione.sentimentale@hearst.it

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