Riconoscere un manipolatore è un esercizio di autodifesa. Come farcela? Un manuale ci aiuta

Essere manipolati psicologicamente da qualcuno e finire per fare tutto quello che ci chiede: capita a tante, anche a chi sulla carta dovrebbe avere gli strumenti per difendersi, ma perché succede? Un libro appena uscito prova a spiegarlo

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James Garcia / Unsplash.com

Ci sono storie che non si capiscono mai fino in fondo. Le ascolti e resti inchiodato a una domanda a cui non sei capace di trovare una risposta. La domanda è: perché? Prendi il caso Bellomo. Francesco Bellomo - magistrato, nonché membro del consiglio di Stato e direttore di una scuola di formazione per magistrati in Diritto amministrativo - è accusato di aver molestato alcune allieve della sua scuola costringendole, per ottenere la borsa di studio, a firmare un contratto che, tra le altre clausole, imponeva alle studentesse quali abiti indossare, quanti chili perdere, quali fidanzati frequentare, il divieto di sposarsi pena la perdita della borsa di studio. Cose così.

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Le relazioni intime con lui non erano previste dal contratto, ma a volte succedevano. Finché il papà di una studentessa l'ha denunciato. Il papà, non la ragazza. Nessuna delle studentesse l'ha fatto, anche se erano laureate in Legge, aspiranti magistrate. In silenzio hanno (avrebbero: Bellomo è stato destituito dal consiglio di Stato, ma l'indagine è ancora aperta) sopportato umiliazioni di ogni genere, senza mai ribellarsi. E dunque la domanda è: perché? Come è potuto succedere? Una possibile risposta si trova in un saggio francese, ora pubblicato in Italia da Feltrinelli, intitolato Le armi nascoste della manipolazione, di Christophe Carré.

Le armi nascoste della manipolazione, di Christophe Carré (Feltrinelli, pp. 190,15 euro): un vero manuale di autodifesa da chi vuole approfittarsi di noi.

Esperto in Scienze della comunicazione e soluzione dei conflitti, Carré da decenni studia e passa al microscopio i rapporti umani, e spiega perché sia così difficile difendersi da chi tenta di manipolarci e perché persone apparentemente in grado di difendersi cadano puntualmente nella rete. «Se le tecniche della manipolazione fossero note a tutti e risultassero facilmente identificabili, la manipolazione si sgonfierebbe come un pallone e diventerebbe un mero artefatto relazionale». E invece manipolare fa parte della natura umana e, in un modo o in un altro, lo facciamo tutti. Poi ci sono i manipolatori pericolosi, dice Carré: quelli che lo fanno per ignoranza, quelli che lo fanno per interesse e quelli che lo fanno per distruggere. Che sono i più rari, ma insidiosissimi.

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Le strategie tipiche di un manipolatore

«Il manipolatore mette in atto tattiche di destabilizzazione affettiva e cognitiva, per indurci a dubitare di noi stessi, dei nostri sentimenti, delle nostre capacità di capire cosa sta succedendo», spiega Carré. «Una frase tipica è: "Quello che dici non è esatto, le cose non sono andate così". Per assicurarsi di raggiungere il loro scopo poi, assumono comportamenti contraddittori: fanno complimenti e poi criticano, attirano e poi respingono, rassicurano e poi colpevolizzano. Sono atteggiamenti micidiali per chi li subisce, specie per gli insicuri». L'antidoto? «Restare lucidi e sviluppare senso di osservazione. Ovviamente senza vedere manipolatori ovunque».

Come capire se siamo vittime di un manipolatore

Secondo Carré parte avvantaggiato chi si conosce bene: «Conoscendo le proprie vulnerabilità, è facile sapere a priori con quali persone e in quali situazioni si rischia di venire manipolati». Per tutti gli altri, ci sono alcuni indicatori a cui prestare attenzione. Ci sentiamo svalutati e destabilizzati o finiamo per dubitare di noi stessi? La nostra sentinella interiore ci sta avvisando che abbiamo a che fare con un individuo potenzialmente tossico. Il quale individuo, poi, tenderà anche a fare discorsi poco chiari. «Il grande manipolatore non dice tutto, racconta falsità per testare le nostre reazioni, fa correre voci o interpreta le informazioni in un modo deliberatamente ingannatore. Utilizza la caricatura, l'ellisse, la confidenza». Oltre poi a giocare la carta della simpatia con seduzione amabile, potrà imitarci, riprodurre i nostri gesti. «Abbiamo la sensazione che adotti un vocabolario simile al nostro, che pronunci le parole che siamo soliti dire noi, che affermi punti di vista o valori che ci sono familiari». In tutti questi casi, stiamo all'occhio, sapendo anche che, quando il corpo ci invia segnali di malessere, bisogna prenderli come segnali di allarme.

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Che cosa fare dopo: gli atteggiamenti da tenere

«Senza una persona manipolabile, la manipolazione non può esistere perché il manipolatore non ha presa, nessuna debolezza da sfruttare. È dunque necessario cambiare i nostri atteggiamenti. E poi capire perché il manipolatore agisca in questo modo con noi: la manipolazione mira sempre a un risultato. Il terzo passo è fare chiarezza su cosa sia accettabile per noi e coerente con i nostri valori o bisogni». Verificato che non vogliamo stare al gioco, occorre fare cadere la maschera. «Per esempio si può dire: "Ho osservato il tuo modo di comportarti con me in questa situazione. Credo sia una forzatura, probabilmente involontaria". Nella maggior parte dei casi, constaterete che la persona non aveva cattive intenzioni, forse non era neanche consapevole di attuare una strategia. Invitatela a esprimere chiaramente la sua richiesta».

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Anche l'informazione è un modo per difendersi

«Non sottovalutiamo la manipolazione finalizzata al raggiungimento di interessi. Qui manca un'intenzione perversa o la volontà di danneggiare: l'obiettivo è trarre profitto dall'altro per usarlo, per vendergli qualcosa, per indurlo ad agire in una certa maniera. Questa forma di manipolazione va di pari passo con il sistema economico e politico di oggi», spiega Carré. «Il marketing, i media, il mondo politico, gli affari sono tutti basati sulla manipolazione: il paradosso è che siamo spesso reattivi verso chi ci manipola nel nostro ambiente, ma negligenti rispetto a una società che opera essenzialmente sul registro della manipolazione. Questo è favorito anche dall'esplosione di informazioni e mezzi di comunicazione. Qual è la buona informazione, l'informazione che mi permette di orientarmi, di farmi un'opinione, di prendere la decisione giusta? Qual è, invece, quella superflua, confusa, ingannevole che mi istiga a reagire e sollecita le mie emozioni in modo errato? Infine, quali sono le notizie che vengono nascoste perché potrebbeno aprire le coscienze?», si chiede Carré. E conclude: «Ecco, in questo contesto molte persone diventano sempre più manipolabili».

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