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Resilienza: impara ad allenarla come se fosse un muscolo

Sheryl Sandberg, direttrice operativo di Facebook, ha raccontato in un libro la perdita del marito e la sua volontà di affrontare il dolore e il terribile periodo del lutto

Getty Images

Sheryl Sandberg è un'imprenditrice e politica americana, attuale direttrice operativo di Facebook. Nel 2015 è rimasta vedova quando il marito David Goldberg, da cui ha avuto due figli, è morto durante un incidente domestico.

Sheryl Sandberg ha deciso di rivolgersi al professore di psicologia Adam Grant per scoprire se aveva la resilienza necessaria per sopportare il dolore che stava vivendo. E ha scoperto che la resilienza, la capacità di una persona di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, è come un muscolo e deve essere allenata. E così lei e Grant hanno scritto il libro Option B: Facing Adversity, Building Resistance And Finding Joy, ed ecco cosa possiamo imparare dalla loro esperienza, raccontata a forbes.com.

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1. Vietato: Personalizzazione, Pervasività, Permanenza

Dopo aver trascorso decenni a studiare il modo in cui le persone affrontano i periodi difficili, lo psicologo Martin Seligman ha scoperto che tre P possono arrestare il recupero: la Personalizzazione, la convinzione che siamo in difetto, la Pervasività, la certezza che un evento drammatico interesserà tutti i settori della nostra vita e la Permanenza, l'idea che le scosse di assestamento dell'evento dureranno per sempre.

2. Vietato l'isolamento

Sandberg, normalmente molto socievole con i suoi colleghi di Facebook, non ha parlato della morte di suo marito quando è tornata al lavoro. La solitudine della sua perdita è stata aggravata dalla distanza che ha instaurato tra lei ed i suoi colleghi e amici. E loro non sapevano come comportarsi. E Sandberg si è isolata sempre di più. Poi, ad un certo punto, ha deciso di scrivere un post su FB e ha condiviso il suo dolore e i suoi sentimenti. Parlare degli eventi traumatici che ci hanno colpito migliora la salute mentale e fisica, aiutando le persone a comprendere le nostre emozioni.

3. Fare del bene

Per aiutare Sandberg a ricostruire la fiducia in se stessa, Grant le ha suggerito di scrivere ogni sera tre cose belle fatte durante il giorno. E così, per sei mesi, Sandberg ha compilato sua lista. E capiamo subito la differenza: non si tratta di ringraziare, la gratitudine è passiva, i contributi sono attivi. Dobbiamo costruire la nostra fiducia ricordandoci che siamo in grado di fare la differenza, anche con piccoli gesti quotidiani.

4. Prestare attenzione alla gioia

Molte persone che hanno perso un caro soffrono del rimorso del sopravvissuto: «Perché io sono ancora vivo?» si chiedono. E quando si comincia a provare un po' gioia, ci si sente in colpa. Ma bisogna accettare questi momenti, anche per il bene di chi ti sta intorno (i figli, ad esempio). I momenti di felicità danno forza, non dobbiamo allontanarli.

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