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Come reagire alla paura per il futuro

Sconfortata dall'elezione di Donald Trump? Recupera la capacità di vedere oltre la paura con l'esercizio della consapevolezza e guardati intorno: l'Italia pullula di persone che, riunite in movimenti che partono dal basso, lavorano per un futuro migliore

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Care amiche,

con la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane è come se un altro terremoto si fosse scatenato in terra, coinvolgendo questa volta l'intero Occidente. C'è chi sdrammatizza ma, in genere, leggendo gli articoli sulle testate internazionali non si può dire che l'ascesa dell'uomo dai capelli arancioni non sia pervenuta come un segnale di pericolo per il mondo civile. E sembra che la stessa democrazia abbia – attraverso il voto – espresso un desiderio di auto-estinzione. Ma c'è un'altra visione possibile.

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Vedere oltre l'illusione

Secondo la filosofia buddista, grande maestra nella lettura obiettiva della realtà, dietro la percezione di un evento c'è sempre un filtro che ne determina il significato e il sapore. Nulla è come appare. E il nostro compito è leggere oltre il velo che ci separa dal vero. Ma come? In primo luogo osservando le emozioni che gli eventi scatenano dentro di noi. E riconoscendo che sono loro a far da padrone nel nostro modo di interpretare e reagire. In questo contesto storico, l'emozione che la coscienza collettiva registra con più frequenza è la paura. L'insicurezza, l'incertezza, la fragilità di un sistema sono sempre figlie della paura che è la madre di tutte le emozioni destabilizzanti.

Se non recuperiamo la nostra capacità di vedere oltre la paura, non possiamo comprendere cosa realmente sta accadendo. Vediamo solo una faccia – la più buia – di quel Giano bifronte che è la realtà.

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Una lettura obiettiva di ciò che stiamo vivendo in questo inizio di millennio ci mostra due poli: da un lato il crollo di un sistema – quello economico e culturale in cui siamo cresciuti – che non è più in grado di soddisfare le esigenze del mondo attuale; dall'altra lo sviluppo di nuovi modelli di economia e pensiero che, nonostante se ne parli molto poco e quindi sembrino ancora in nuce, sono già in stato avanzato di sviluppo e ci dimostrano quanto luminoso potrà essere il nostro domani. Per avere un'idea obiettiva di quanto sta accadendo bisogna mettere sulla bilancia entrambi i fenomeni, guardando oltre la cortina dello sconforto per cercare un'informazione non condizionata e condizionante. La nostra arma segreta, come sempre, è l'esercizio della consapevolezza come atto quotidiano. Per spezzare l'illusione che ci rende deboli e manipolabili.

Il domani è qui: scopri l'Italia che cambia

Basta navigare nel web per trovare numerosi motivi di ottimismo entrando in contatto con realtà meravigliose che sono già floridamente in atto. Si tratta di nuove aziende, nuovi progetti, nuovi modelli di economia sviluppatisi parallelamente al declino di quello imperante e perseguendo obiettivi diametralmente opposti: la decrescita del PIL (prodotto interno lordo) in favore della crescita del FIL (felicità interna lorda, "gross national happiness", GNH in inglese).

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L'Italia che Cambia (un progetto in cui ognuno di noi può diventare protagonista della futura rinascita) ne ha già censite 1.819 solo nel nostro Paese, dimostrando che, oltre il panorama catastrofico prospettato, c'è in atto una grande rinascita. Se la disfatta del neocapitalismo, con la sua idea di democrazia in ginocchio davanti alle lobby del petrolio e ai grandi poteri finanziari, è paragonabile al naufragio del Titanic – con il suo stuolo di avvoltoi ancora danzanti alla musica di vecchie canzonette – il mare pullula di arche di Noè allegre, ben frequentate e pronte a navigare! Ecco qualche esempio concreto.

Nel sito dell'Italia che cambia (italiachecambia.org/storie), ogni giovedì trovate una storia di persone di cui nessuno parla ma che a poco a poco, dal basso, stanno rimodellando l'aspetto del nostro Paese. Come quella di Enrico Loccioni, imprenditore marchigiano che, mentre tutti licenziano, dichiara di non aver abbastanza persone da assumere (ha già 150 dipendenti) per far fronte a tutto il lavoro che si presenta. Quale lavoro? Sviluppare idee e soluzioni per produrre valorizzando il territorio e l'ambiente.

Per sei anni consecutivi Loccioni ha vinto il premio "Best Workplace Italia" proponendo un modello d'impresa che crea profitto anteponendo al valore del denaro quello delle persone. Ogni dipendente infatti viene stimolato a fare ciò che ama e a dispiegare i propri interessi per trovare la giusta collocazione. I lavoratori sono quasi tutti marchigiani perché si cerca di assumere persone che non vivano a più di mezz'ora di macchina, valorizzando i talenti locali. Il territorio è considerato una preziosa risorsa e si portano avanti progetti di riqualificazione all'insegna dell'ambiente e della sostenibilità: per esempio sono state costruite case carbon neutral (6 appartamenti passivi senza bollette da pagare, a disposizione dei dipendenti) e si è lavorato sul vicino fiume per ottenere energia (per saperne di più: Gruppo Loccioni, loccioni.com).

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Sul fronte finanziario c'è invece la storia di Pierluigi Paoletti, presidente e socio fondatore di Arcipelago Scec. Dopo aver abbandonato il mondo della finanza, in cui non si riconosceva più, nel 2008 ha creato Arcipelago Scec (acronimo di "Solidarietà Che Cammina"), rete di economie locali virtuose con un'unica "moneta" di valore nazionale: lo Scec. Tutte le imprese che aderiscono al circuito accettano che una parte del prezzo del prodotto o del servizio commercializzato venga pagata in Scec. Obiettivo? Restituire il potere di acquisto che l'euro ci ha tolto e creare un sistema di solidarietà tra imprese e famiglie, valorizzando nello stesso tempo le economie territoriali più virtuose. Alla rete di Arcipelago infatti non possono aderire né centri commerciali o supermercati né multinazionali o realtà appartenenti alla grande distribuzione, troppo distanti dall'idea di economia locale. Arcipelago Scec è così diventato negli anni un trampolino di lancio per quelle attività che mirano ad abbattere la nostra dipendenza dai monopoli, valorizzando invece le economie del territorio e le filiere corte.

Sono sicura che anche nella vostra zona ci sono realtà simili, o comunque orientate verso questi nuovi modelli di economia condivisa, responsabile e sostenibile: basta cercarle, avvicinarle e…per quanto possibile sostenerle! L'Italia pullula di persone attive, creative e responsabili che, riunite in movimenti che partono dal basso, con la forza della condivisione modificano, giorno dopo giorno, il nostro futuro possibile. Rendendolo qualcosa che vale la pena di vivere. Perché, invece di dissertare su verità sorbite passivamente dall'informazione di massa non proviamo a scoprire cosa c'è dietro l'angolo? A volte basta fare solo qualche passo.

Con Amore.

Grazia

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Grazia Pallagrosi
Grazia Pallagrosi, giornalista e insegnante di Mindfulness, vive tra l'Italia e la Thailandia, dove conduce ritiri di meditazione e riequilibrio psicofisico.

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