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Haters, chi sono gli utenti che seminano l'odio nella Rete

Quello dell'odio online è un fenomeno sempre più allarmante, tanto che anche il Time ci ha dedicato una copertina: ma chi sono gli «odiatori», chi colpiscono e come ci si può difendere?

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Aggressività, violenza verbale, intolleranza e disprezzo: questo e molto altro è ciò che gli haters riversano ogni giorno in Rete. Un fenomeno sempre più allarmante perché sempre più diffuso e che fa sì che in molti chiedano normative urgenti e, soprattutto, la definizione di reati ad hoc per quello che a oggi è, invece, ancora qualcosa che si può perpetuare più o meno impunemente. Quello di haters, troll, shitstorm e cyberbullismo è un universo talmente popoloso da aver spinto anche il magazine Time, che solo 10 anni fa aveva incoronato il web come personaggio dell'anno, a dedicargli la sua copertina, con tanto di messaggio più ch esplicito: «Perché stiamo sacrificando Internet alla cultura dell'odio».

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Scrive anche il settimanale americano: «La personalità della Rete è cambiata: prima era "geek" e diffondeva il suo flusso infinito di informazioni, oggi se racconti di combattere con la depressione cercherà di spingerti al suicidio. Gli psicologi chiamano questo fenomeno l'effetto di disibinizione del web, dove fattori come anonimato, invisibilità e comunicazione non in tempo reale tirano fuori il peggio dalle persone. Persone che hanno trasformato il web in una fogna di ostilità e violenza». 

Quello dell'hate speech, ovvero la spirale di insulti che si autoalimentano e infestano Internet, è diventato un fenomeno poco governabile. Peggio: un'abitudine che ha a che fare non solo con il mondo dei ragazzi, vedi i casi di cyberbullismo, ma anche con quello degli adulti. E secondo le mappe redatte da Vox insieme all'Università La Sapienza di Roma, principale bersaglio dell'odio via web sono le donne, vittime del 63% dei tweet negativi analizzati, seguite dagli omosessuali, 10,8%, dai migranti, 10%, e poi da diversamente abili (6,4%) ed ebrei (2,2%). E infatti gli esempi che vi portiamo sono tutti al femminile.

Una delle più recenti e note vittime di pubblico linciaggio è la cantante e performer FKA Twigs che da quando si è fidanzata con Robert Pattinson sta subendo raffiche di insulti razzisti da parte delle spietate fan dell'attore. Commenti del tipo «sei una scimmia, non posso credere che Robert ti abbia baciata» esasperano quotidianamente l'artista britannica di origine giamaicana ha detto al New York Times: «Le offese sono incessanti, arrivano di continuo su ogni mio profilo social e non importa quante canzoni faccia o quanto dimostri di saper ballare: per le haters rimango un mostro da prendere in giro.».

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In Italia tra i casi più scioccanti di hate speech c'è stato quello della 27enne Caterina Simonsen, autrice dell'autobiografico libro Respiro dopo respiro in cui ha raccontato la sua vita attaccata a un respiratore a causa di una rara malattia genetica per cui non esiste cura. Lo scorso anno ha pubblicato un post su Facebook dove ha ringraziato la ricerca scientifica, dichiarando di essere ancora in vita «solo grazie alla sperimentazione sulle cavie». Questa frase ha scatenato la rabbia degli animalisti che l'hanno ricoperta di improperi fino ad augurarle la morte. Augurio che è toccato anche alla giornalista 29enne Holly Borckwell che, dopo aver comunicato con un tweet il via libera da parte della giurisdizione britannica alla sua sterilizzazione volontaria  è stata talmente sommersa di minacce da dover chiudere per un po' i suoi account Twitter, Facebook e Instagram.

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Giovanni Ziccardi, professore di Informatica Giuridica alla Statale di Milano, nel suo libro L'odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete, parte da una distinzione: «da una parte c'è l'hate speech, originato da cose importanti come razza, religione e credo politico, dall'altra c'è quello che io chiamo odio interpersonale, scaturito, invece, da cose banali, come per esempio l'elezione di Miss Italia o l'Oscar a Di Caprio. Significativo è stato il caso di Elisa e del giornalista Paolo Madeddu (in breve: Madeddu ha recensito il nuovo disco di Elisa citando anche la nonna della cantante la cui voce è presente in un brano; lei ha condiviso sulla sua pagina Facebook la recensione commentando: «Ciao Paolo, puoi scrivere tutte le cattiverie che vuoi sul mio conto, sulla mia musica, su quello che penso secondo te eccetera...Ma non toccare mia nonna perché altrimenti mi incazzo sul serio». In poche ore al giornalista sono arrivati migliaia di insulti da parte dei fan di Elisa ndr.): questo fatto ha scatenato quello che io chiamo "odio consorziato" o "odio aggregato" che è quello tipico dei fan che si coalizzano contro un nemico comune quando sentono il loro beniamino preso di mira. Vero è che altrettanto rapidamente tutto sfuma ma intanto il danno fatto è stato ampissimo e poi è persistente, perché quel fatto rimarrà per sempre on line. La rete, purtroppo, non dimentica».

Intervenire in casi di odio verbale online, però, non è semplice. «Stati diversi hanno norme diverse, quindi ciò che è reato cambia – racconta Marilisa D'Amico, docente di Diritto costituzionale all'Università di Milano e co-fondatrice di Vox – tuttavia, viste le dimensioni del fenomeno, non credo che la soluzione sia nelle normative: cioè che serve è un cambiamento culturale. A partire dall'educazione all'uso di Internet nelle scuole».

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