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Tutto il futuro del cibo (insetti compresi) secondo gli esperti del summit sulla Food Innovation

Pizze stampate in 3D, verdure cresciute senza terra e insetti come nuova frontiera del food: la conferenza Seeds&Chips ci svela come sta cambiando (e continuerà a cambiare) il modo in cui mangiamo

Il futuro del cibo passa dagli insetti?
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Siamo andati a curiosare al Seeds&Chips - The Global Food Innovation Summit, ovvero la settimana di eventi legata al mondo del cibo all’interno di Milano Food City. Il tema non poteva che essere quello del futuro dell’alimentazione - tra tematiche ambientali e nuovi superfood - raccontato da start-up, aziende e incubatori che stanno lavorando per proporre soluzioni sempre più etiche, sostenibili e - perché no - anche golose.

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Sì perché l’emergenza cibo è un argomento caldo, caldissimo: presto le risorse della Terra potrebbero non bastare più a sfamarci tutti. Oltre a trovare forme di alimentazione alternative, abbiamo bisogno che siano anche (molto) sostenibili: è ora di fare i conti con il cambiamento climatico e lo sfruttamento folle del nostro pianeta. La sfida è più che mai aperta, ma grazie a eventi come questo scopriamo che qualcosa si sta già muovendo nella giusta direzione.

Le innovazioni più curiose? Le micro alghe e gli insetti come nuovi superfood contro la fame nel mondo, il burger vegetariano di sole proteine vegetali che ricordano perfettamente quelle animali, nuove proposte di snack (davvero) salutari e l’introduzione della blockchain per garantire un cibo sicuro e di qualità.

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Ma l’argomento che più ha catturato la nostra attenzione è proprio quello degli insetti: ormai ufficializzati dall’Unione Europea, hanno scatenato una vera tempesta mediatica. Se gli esperti spingono perché diventino routine alimentare, (quasi tutti) gli italiani inorridiscono. Trend momentaneo o vera verità? Abbiamo cercato di capirlo intervistando Massimo Reverberi, uno dei panelist dell’evento e fondatore di Bugsolutely, start-up pioniera che produce e commercializza la prima pasta contenente farina di grilli. Sì, avete letto bene. Farina di grilli.

Il futuro è insetti-based, rassegnatevi!

“La prima cosa da dire quando si parla agli occidentali di insetti è che la preoccupazione e il senso di rifiuto all’idea di mangiarli sono totalmente irrazionali ed emotivi: derivano dall’abitudine mentale di considerarli qualcosa di schifoso o potenzialmente pericoloso”, questa la prima precisazione di Massimo. Sì perché la prima reazione è sempre quella: “che schifo”. Ma anche: “faranno male”. E invece no: “In realtà gli insetti allevati sono assolutamente sicuri, anzi, più sicuri della carne che compriamo normalmente: non prendono ormoni e antibiotici, ma soprattutto non soffrono di malattie trasmissibili all’uomo. Inoltre, i controlli sono costanti e le regolamentazioni molto severe”.

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Quindi una questione mentale, un tabù culturale tutto italiano: se l’Asia è abituata a consumarli normalmente, il resto d’Europa si sta aprendo con curiosità ed entusiasmo alla novità. Noi invece, forse fin troppo cultori della cucina tradizionale, siamo il Paese più difficile da convincere: se i più giovani hanno meno pregiudizi, gli adulti invece sembrano avere un blocco psicologico.

Perché dovremmo mangiare prodotti a base di insetti? Perché dobbiamo considerarli un superfood? “Immaginate la miglior carne possibile prodotta in laboratorio: gli insetti sono proprio questo. Sono una sorta di super-carne ricchissima di proprietà come minerali, vitamine, proteine, fibre e Omega 3”. Ma non è solo una questione di nutrienti: “gli insetti sono assolutamente sostenibili perché richiedono poche risorse per essere allevati, soprattutto rispetto all’attuale incubo ambientale rappresentato dalla carne di manzo”. Rispettano l’ambiente, hanno ottime proprietà nutrizionali e sono buoni. Proprio così: “Gli italiani pensano che gli insetti abbiano un sapore disgustoso, ma quando li assaggiano si stupiscono non sia così: hanno invece un gusto molto delicato, per la maggior parte molto simile a quello della frutta secca come noci e anacardi. I grilli ricordano un po’ i gamberetti, mentre le camole la farina di castagne”.

Vincere le reticenze: la nuova sfida di stampa e istituzioni

Insomma, i motivi per abbattere questo muro psicologico sono tanti e tutti buoni, ma come fare per aiutare gli italiani a riuscirci? Secondo Massimo è fondamentale agire su tre fronti: “Lavorare sull’aspetto visivo nascondendo la forma dell’insetto è importante per vincere la prima barriera mentale: la proposta di farine e snack è quella vincente perché il consumatore che non vede l’insetto è più propenso a provarlo. Serve poi un grande lavoro di comunicazione per far capire a tutti che non ci sono rischi, ma solo vantaggi sia per la salute che per l’ambiente. Importante anche il supporto delle catene commerciali che devono iniziare a proporre i prodotti a base di insetti come qualcosa di sicuro e potenzialmente appartenente alla quotidianità”.

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Snack (davvero?) sani

In effetti qualcosa si smuove anche a livello di vendite: alcune catene di supermercati hanno iniziato a introdurre in Europa i primi snack (spesso sotto forma di barrette energetiche e spuntini che ricordano le patatine). Alcuni giornalisti hanno deciso di testare quelli offerti da Carrefour: forse per aiutare il consumatore a familiarizzare con l’idea dell’insetto, sono coperti da un eccesso di salse, sale, zucchero e insaporitori. Una scelta in palese contraddizione con le decantate proprietà nutrizionali degli insetti?

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Secondo Massimo non esattamente: “In realtà la maggior parte delle proposte sul mercato è abbastanza salutare. In ogni caso uno snack che sarebbe poco sano - come ad esempio delle patatine fritte - può diventare più salutare se l’ingrediente di base vanta un sacco di proprietà, quindi stiamo apportando un miglioramento alla nostra alimentazione. Rimane goloso, rimane ricoperto di salsa, ma sicuramente è più sano che non la classica patatina confezionata fatta di un mix di farine, amidi, zuccheri e via dicendo. Un altro esempio è la pasta: quella classica è una bomba di carboidrati, quella a base di farina di insetti li taglia con una buona quantità di proteine, vitamine e minerali”.

C'è poi il problema dei prezzi elevati: gli stessi snack di Carrefour a base di grilli costano ben 500 euro al kg. Altra contraddizione rispetto ai discorsi sulla sostenibilità? Massimo assicura che si tratta di una situazione passeggera: al momento mancano allevamenti in ogni zona dell'Europa, quindi per ora gli insetti vengono importati. La situazione, però, dovrebbe cambiare tra non molto.

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Il prossimo passo? Alternative senza limiti

Moda passeggera? Non sembra, ma chissà. Quali saranno i prossimi passi delle startup che cercano di introdurre gli insetti nella dieta comune? Massimo Reverberi spiega che si tratta di un mercato nuovo, aperto alla sperimentazione da poco più di tre anni. Le possibilità sono quindi infinite: “grazie alle farine è possibile creare qualsiasi prodotto secco come pane, biscotti, dolci, pasta e via dicendo. Non manca chi sta sperimentando con sughi, cotolette e addirittura polpette”. L’idea vincente? Una carne completamente a base di insetti, ma che ricordi la cara vecchia bistecca: un potenziale scacco matto all’inquinamento e un vantaggio per la salute di tutti.

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